<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328</id><updated>2012-02-21T14:10:51.354+01:00</updated><category term='quanti testi inediti?'/><title type='text'>Segreti da svelare</title><subtitle type='html'>Progetto di ricerca e traduzione di antichi documenti in latino, particolarmente d'epoca medievale e moderna (libri, manoscritti, epigrafi, ecc., di carattere filosofico, scientifico, artistico, giuridico e religioso), che non sono stati tradotti e pubblicati nelle lingue contemporanee o il cui senso originale, travisato in fase di traduzione, rimane tuttora inedito. Iscriviti alla mailing list: antichescrittureinedite @ email.it</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>32</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-9204824281775302765</id><published>2012-01-31T20:55:00.015+01:00</published><updated>2012-02-01T13:56:23.529+01:00</updated><title type='text'>Rubrica "I custodi della memoria": Francesco Petrarca filologo</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-MQLYU4gw1XI/TyhHX9iznHI/AAAAAAAAAwE/cnhp4JSiOEE/s1600/120%2BMOINE%2BSCRIPTORIUM%2B16EME.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-MQLYU4gw1XI/TyhHX9iznHI/AAAAAAAAAwE/cnhp4JSiOEE/s400/120%2BMOINE%2BSCRIPTORIUM%2B16EME.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5703887405047848050" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E' risaputo che i filologi, e in particolare i traduttori, specie quelli che traducono dalle lingue antiche, per il fatto stesso che trasferiscono il sapere da un linguaggio all'altro, sforzandosi di preservarne il senso originale, ne custodiscono la memoria, a beneficio di un pubblico che altrimenti non avrebbe potuto beneficiarne.&lt;br /&gt;Nel corso dei secoli molti sono gli studiosi che hanno custodito tramandandoli, in un modo o nell'altro, i tesori della letteratura latina. A tutti loro desideriamo dedicare questa nuova rubrica, che si spera accresca nei lettori l'apprezzamento per il loro lavoro e stimoli le nuove genererazioni di traduttori dal latino a svolgere tale nobile attività con ancor maggior entusiasmo e competenza. Durante il Medioevo ci sono testimonianze di studiosi che tradussero in latino dall'arabo o da altre lingue straniere. Di questi ci riserviamo di parlare approfonditamente in una ulteriore occasione. Ma a partire dall'Umanesimo i traduttori dal latino in volgare, ovvero nella parlata abituale della loro epoca, diventarono sempre più accurati e fedeli ai testi originali sia per il significato che per la forma, da preservare in tutta la sua eleganza e perfezione stilistica. Alla base di tale sforzo vi era un implacabile interesse per tutto ciò che sapeva di latino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-0CIr6oC0eOQ/TyhRgZrSyzI/AAAAAAAAAxA/evAvD52b5X0/s1600/fidanza%2B-%2Bfrancesco%2Bpetrarca%2B%255B%255D%2B%25282%2529.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 252px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-0CIr6oC0eOQ/TyhRgZrSyzI/AAAAAAAAAxA/evAvD52b5X0/s320/fidanza%2B-%2Bfrancesco%2Bpetrarca%2B%255B%255D%2B%25282%2529.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5703898545154870066" /&gt;&lt;/a&gt;Uno studioso illustre che è stato considerato esemplare sotto questo aspetto anche in epoche successive fu l'aretino Francesco Petrarca (1304-1374). Lo scrittore toscano non si fece conoscere solo per il suo amore per una fantomatica Laura, simbolo di un conflitto interiore ed epocale, che ispirò, tra l'altro, il suo Canzoniere, e in particolare le sue famosissime "Chiare, fresche et dolci acque", ma anche per il suo instancabile amore per le lettere classiche, che preferiva già ai suoi studi universitari di diritto, o per l'aspirazione ai valori classici rappresentati da quella letteratura antica, che finiva spesso per scontrarsi con l'imbarbarimento del mondo a lui contemporaneo. Secondo il suo modo di vedere, i grandi scrittori classici, Cicerone per la prosa e Virgilio per la poesia, erano esempi degni di essere imitati per quanto riguarda la forma da adottare nella scrittura, sia per i moduli linguistici che stilistici. Tuttavia l'imitazione non doveva attingere da un solo autore, bensì da vari scrittori che avevano saputo coniugare qualità, misura ed equilibrio. Questo tipo di ricerca necessitava, però, di uno studio approfondito su quegli autori, possibile solo grazie a un attento lavoro di ricerca delle loro opere, che le restituisse nella loro originalità, ripulendole da errori deturpanti di trascrizione e interpretazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-uISn9cvXZ48/TyhIjdlei0I/AAAAAAAAAwo/GQ-YqLbrPkc/s1600/francesco_petrarca2.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 221px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-uISn9cvXZ48/TyhIjdlei0I/AAAAAAAAAwo/GQ-YqLbrPkc/s320/francesco_petrarca2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5703888702139173698" /&gt;&lt;/a&gt; L'amore per le lettere spinse Petrarca a viaggiare per tutta l'Europa, alla ricerca dei tesori nascosti nelle biblioteche, testi assai rari, o del tutto ignorati in Occidente per lunghi secoli, che spesso scoprì, copiò o fece copiare, finendo così per riempire gli scaffali della sua immensa biblioteca privata. Riuscì a raccogliere oltre duecento volumi manoscritti, per lo più classici latini e opere dei Padri della Chiesa, soprattutto sant'Agostino. Tra i classici latini in suo possesso primeggiano Cicerone, in particolare l'orazione Pro Archia poeta e alcune sue lettere ad Attico, Bruto e Quinto, da lui stesso scoperte durante i suoi viaggi, Virgilio, Livio, Orazio, Seneca, Plinio il Vecchio, Quintiliano, Svetonio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La passione di Petrarca per la letteratura classica era evidente anche nella sua attenzione e cura per l'aspetto materiale di quei testi, segno distintivo della persona e della voce autentica dello scrittore. Ecco perché diffidava dai sistemi di copiatura in uso fin dall'VIII secolo in alcune abbazie e si accertava personalmente che la trascrizione e la riproduzione dei manoscritti non ne pregiudicasse l'integrità. Fondò un vero e proprio scriptorium, un gruppo di copiatori suoi amici che, in modo del tutto innovativo, curò le trascrizioni, corresse le cattive lezioni, corredò i testi di opportune note per facilitarne la comprensione, contribuendo al contempo a garantirne la più ampia diffusione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molte biblioteche moderne accolgono codici che derivano dalla biblioteca del Petrarca: varie biblioteche milanesi, in primo luogo l'Ambrosiana e la Trivulziana, varie biblioteche francesi, la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Biblioteca Marciana di Venezia, quella del Seminario di Padova, quella Palatina di Parma, varie biblioteche americane, ecc. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ywEBpR0QTfo/TyhJQe53XXI/AAAAAAAAAw0/1AQT6PwsTqs/s1600/Petrarca_in_musica.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 383px; height: 329px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-ywEBpR0QTfo/TyhJQe53XXI/AAAAAAAAAw0/1AQT6PwsTqs/s400/Petrarca_in_musica.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5703889475587235186" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-9204824281775302765?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/9204824281775302765/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=9204824281775302765' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/9204824281775302765'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/9204824281775302765'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2012/01/rubrica-i-custodi-della-memoria.html' title='Rubrica &quot;I custodi della memoria&quot;: Francesco Petrarca filologo'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-MQLYU4gw1XI/TyhHX9iznHI/AAAAAAAAAwE/cnhp4JSiOEE/s72-c/120%2BMOINE%2BSCRIPTORIUM%2B16EME.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-7844478486747581178</id><published>2011-12-23T11:43:00.003+01:00</published><updated>2011-12-23T12:05:59.335+01:00</updated><title type='text'>Un anno denso di soddisfazioni</title><content type='html'>Nel precedente bilancio annuale, del 1° dicembre 2008, annunciammo una speciale campagna di informazione per pubblicizzare il manifesto culturale con il quale illustravamo il nostro progetto. In quella sola giornata il numero dei visitatori del sito raddoppiò rispetto alla media dell’anno precedente! Alla fine il manifesto raggiunse la quasi totalità delle scuole statali secondarie di secondo grado delle regioni italiane centro-settentrionali, centinaia di associazioni e istituzioni pubbliche e private del paese e migliaia di professionisti. Il primo dei tanti che accolsero con entusiasmo l’iniziativa fu il prof. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Umberto Pappalardo&lt;/span&gt;, già nostro sostenitore. Pochi giorni dopo gli &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;editori Musso&lt;/span&gt; divennero il primo sponsor ufficiale del manifesto e del sito. Ci tengo anche a  ringraziare per il sostegno il prof. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Roberto Copparoni&lt;/span&gt; e il critico d’arte, prof.ssa &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Antonella Nigro&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scorso anno abbiamo assistito a un incremento dei visitatori provenienti soprattutto dai paesi europei, nonché, da qualche mese in qua, a straordinarie manifestazioni di sostegno e collaborazione. Di seguito qualche statistica (aggiornata al 22 dicembre 2011):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo registrato circa &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;5000&lt;/span&gt; visitatori, una media di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;417&lt;/span&gt; al mese, con un massimo di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;499&lt;/span&gt; contatti ad ottobre, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;84%&lt;/span&gt; nuovi rispetto al 2010, per lo più professionisti, imprenditori, case editrici, librerie, istituti scolastici, studenti, italiani e stranieri. Solo negli ultimi mesi (novembre e dicembre), si sono aggiunti &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;641&lt;/span&gt; nuovi utenti. Certo, non sono tantissimi, come le centinaia di migliaia che registrano altri siti più popolari, ma   va considerato ugualmente un successo per un sito che si occupa di una lingua così antica e di studi particolarmente specifici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;6.167&lt;/span&gt; le pagine visitate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;ARTICOLI PIÙ LETTI:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;“Nuova traduzione del De Umbris Idearum”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2008/11/nuova-tradhttp://www.blogger.com/img/blank.gifuzione-del-de-umbris-idearum.html"&gt;http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2008/11/nuova-traduzione-del-de-umbris-idearum.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;“Il romanzo d'amore di Sulpicia”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2009/04/il-romanzo-damore-di-sulpicia.html"&gt;http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2009/04/il-romanzo-damore-di-sulpicia.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;“I misteri del Canto Gregoriano”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2010/01/i-misteri-http://www.blogger.com/img/blank.gifdel-canto-gregoriano.html"&gt;http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2010/01/i-misteri-del-canto-gregoriano.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;“Panoramica sulla letteratura latina medievale”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2007/12/panoramica-sulla-letteratura-latina.html"&gt;http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2007/12/panoramica-sulla-letteratura-latina.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;PAESI:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nazionalità di provenienza dei visitatori è in gran parte italiana, ma si registrano presenze da decine di stati e centinaia di città del mondo, in particolare dagli &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Stati Uniti&lt;/span&gt; e, a partire dalla scorsa estate, da numerosi paesi europei, come &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Francia&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Spagn&lt;/span&gt;a, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Germania&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Russia&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Inghilterra&lt;/span&gt;, oltre che dall'&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;America Latina&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono pervenute decine di candidature per collaborare col nostro staff attraverso traduzioni e stesura di articoli, e, dopo un'attenta selezione, siamo felici di avvalerci del valido aiuto di cinque nuovi giovani collaboratori, che ripresentiamo sinteticamente (per il profilo completo rimandiamo all'apposita sezione sulla colonna destra del sito):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Dr. Andrey Politanskiy&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Dr. Politanskiy ha svolto attività di: docente di lingua russa, assistente e accompagnatore turistico, traduttore di documenti giuridici (dal russo in italiano e viceversa), insegnante di lingua russa per stranieri, consulente giuridico nell’ambito della ricerca e del diritto.http://www.blogger.com/img/blank.gif&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha cominciato la sua collaborazione con noi effettuando la traduzione in russo dell'articolo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;"I misteri del Canto Gregoriano"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(тайны григорианских песнопений)&lt;br /&gt;&lt;a href="http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2010/01/i-misteri-del-canto-gregoriano.html"&gt;http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2010/01/i-misteri-del-canto-gregoriano.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;che ripercorre la misteriosa storia di questo canto liturgico in latino, universalmente adottato da secoli nella Liturgia della Chiesa Cattolica Romana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In seguito si è reso disponibile per curare la corrispondenza con gli utenti del sito di lingua russa (ambasciate, consolati, associazioni culturali, università, siti internet, studiosi, biblioteche).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Prof. Claudio Mancini&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insegnante privato di greco, latino, inglese e materie umanistiche, supplente di inglese presso l'Istituto “Sant'Apollinare” di Roma, traduttore freelancehttp://www.blogger.com/img/blank.gif, collaboratore didattico per la stesura di tesi, tesine, traduzioni, ecc. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Curatore della nuova rubrica:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;"Traduco e riporto"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2011/10/traduco-e-riporto.html"&gt;http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2011/10/traduco-e-riporto.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;che contiene notizie sul mondo latino da tutto il mondo. Le prime notizie che ha tradotto dall'inglese:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;"Lucrezio, uomo dai misteri moderni"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Un professore della Harvard University spiega la sua "scoperta" di Lucrezio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;'Le nuove tecnologie rivelano i segreti dei documenti storici'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Un nuovo scanner sviluppato per la Oxford University ha permesso di decifrare antichi documenti prima illeggibili&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Maria Florenzia Aversa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di madrelingua spagnolo, svolge attività, senza scopo di lucro, come accompagnatore turistico nella Regione Campania e si offre come collaboratore/interprete per traduzioni di vario genere.&lt;br /&gt;http://www.blogger.com/img/blank.gif&lt;br /&gt;Come primo incarico per il sito ha tradotto in spagnolo l'articolo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;“Tredici pergamene recuperate in Spagna”&lt;/span&gt;,&lt;br /&gt;(Trece pergaminos recuperados en España)&lt;br /&gt;&lt;a href="http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2011/09/news-tredici-pergamene-recuperate-in.html"&gt;http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2011/09/news-tredici-pergamene-recuperate-in.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;che riporta la notizia del ritrovamento, avvenuto in Spagna, di pergamene datate tra il XIV e il XVI secolo. La traduzione ci ha accordato la gratitudine dell'amministrazione comunale di Bocairent (Valencia). Ha inoltre curato la corrispondenza culturale e commerciale con i numerosi utenti di lingua spagnola in Spagna e nei vari paesi dell'America Latina, consentendoci di ricevere il sostegno da parte di eminenti studiosi di livello internazionale. Si è sempre dimostrata disponibile anche per la correzione di testi da pubblicare sul sito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Noémie Panzavecchia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di madrelingua francese e italiana, dopo la maturità classica, ha cominciato il suo percorso nel campo turistico; lavora come traduttrice dall'italiano al francese, dal francese all'italiano e dall'inglese all'italiano su Internet e collabora http://www.blogger.com/img/blank.gifcon l’Officina di Studi Medievali di Palermo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha recentemente curato la versione francese dell'articolo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;“Alla ricerca dell’epigrafe misteriosa”,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(À la recherche de l’épigraphe mystérieuse)&lt;br /&gt;&lt;a href="http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2011/08/alla-ricerca-dellepigrafe-misteriosa.html"&gt;http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2011/08/alla-ricerca-dellepigrafe-misteriosa.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;che invita a cercare epigrafi latine di particolare interesse, ovvero testi di contenuto inedito o inusuale, a trascriverle accuratamente e a tradurle in modo corretto ed elegante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche se si è aggiunta da pochi giorni, ha già curato la corrispondenza con i lettori francesi, tra associazioni culturali, redazioni giornalistiche, siti internet, e docenti universitari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Clara Peña&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di madrelingua spagnolo, dopo aver conseguito nel 2006 il diploma di maturità all'Instituto Alhambra di Granada (liceo scientifico) con la qualifica di "Bachillerato ciencias", ha acquisito competenze ed esperienza professionale nel campo dell'amministrazione dei sistemi informatici. E' una ragazza volenterosa e flessibile, disposta ad accettare contratti di lavoro in vari settori, ma preferirebbe restare in Italia.http://www.blogger.com/img/blank.gif&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha appena tradotto in spagnolo il post richiestissimo:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;“I misteri del Canto Gregoriano”,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(Los misterios del Canto Gregoriano)&lt;br /&gt;&lt;a href="http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2010/01/i-misteri-del-canto-gregoriano.html"&gt;http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2010/01/i-misteri-del-canto-gregoriano.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Desidero ringraziare di cuore tutti loro per la preziosa collaborazione, senza la quale non avremmo mai potuto raggiungere così tanti utenti in varie lingue e in paesi così distanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine, un doveroso riconoscimento per il lustro dato al nostro progetto va ai quattro nuovi sostenitori, docenti universitari con esperienza nel campo degli studi latini:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Prof. Raùl Daniel Lavalle &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Membro dell'Asociaciòn Argentina de Estudios Clàsicos e del Comité Cientìfico Internacional de Centro de Estudios Filosòficos Medievales, Docente di Latino nel Colegio Nacional de Buenos Aires, Professore di Lingua Greca e Letteratura Grecolatina all'Universidad de Moròn, titolare della cattedra di Lingua e Cultura Greca all'Universidad Catòlica Argentina &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Prof.ssa Simona Gavinelli&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Docente di Paleografia latina all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. Dal 2003 fa parte del direttivo dell'Associazione Italiana Manoscritti Datati ed è socio corrispondente della «Aedes Muratoriana» di Modena per l'edizione del Carteggio muratoriano. Principali aree di ricerca: catalogazione dei manoscritti medievali, soprattutto dell'Italia nord-occidentale; paleografia, codicologia; manoscritti datati (Piemonte); storia delle biblioteche medievali; tradizione dei manoscritti agiografici legati a determinati culti santorali (Brescia, Novara, Vercelli); cultura dei vescovi padani (sec. IX-XI).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Prof. José Solís de los Santos&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolare della cattedra di Filologia latina all'Università di Siviglia. Ha curato numerose edizioni critiche, traduzioni e svolto attività di ricerca nel campo degli studi latini, dalle opere complete di Juan Ginés de Sepúlveda a Tito Livio, da Filelfo a Poggio Bracciolini. Ha svolto studi specifici sulla letteratura della cosiddetta “Età dell'oro” di Siviglia, all'epoca di Diego López de Cortegana, Cervantes e Lope de Vega. Attualmente partecipa a progetti di ricerca per la Biblioteca Digital Siglo de Oro III e alla Classica et Humanistica Hispalensia (Liber IV).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Prof. Joan Gómez Pallarès&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Docente titolare di cattedra in Filologia Latina all'Università Autonoma di Barcellona (UAB). Ha partecipato come studioso a numerose attività di ricerca per: il MEC, il Deutsches Akademisches Austauschdienst, nella Kommission für alte Geschichte und Epigraphik del Deutsches Archaeologisches Institut (München, Alemania), l'Unione Europea nel Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello (Salerno, Italia) e nella Biblioteca Apostolica Vaticana (Città del Vaticano). La sua attività di docente si basa sulla letteratura latina, la traduzione e il commento della poesia latina (in particolare Catullo, Virgilio, Orazio, Properzio, Tibullo, Ovidio e Marziale) e sulla epigrafia latina (poesia epigrafica).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In definitiva, è stato un anno ricco di soddisfazioni, sia per numero di visitatori, provenienti da paesi con lunga tradizione di studi classici, ma anche da nazioni estranee all'esperienza diretta con la cultura latina, sia per l'ampia collaborazione e il sostegno offerti da illustri studiosi, nonché dai numerosi giovani, che, con la loro specifica preparazione, competenza e voglia di mettersi in gioco, fanno onore al nostro progetto e a sé stessi. Speriamo sinceramente che il nostro sito offra a tutti i nostri collaboratori la più ampia visibilità possibile, tale da consentire loro di raccogliere le soddisfazioni professionali che meritano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci rendiamo conto che c'è ancora tanto lavoro da fare nel campo della traduzione dei testi latini, molti dei quali restano inediti o meritano una migliore interpretazione e maggiore apprezzamento. Tuttavia l'enorme interesse che la lingua latina, e in particolare il nostro lavoro, suscita in così tante persone, soprattutto nei giovani, ci rincuora, stimolandoci a continuare la nostra missione e a compierla sempre al meglio. E' vero, stiamo nel bel mezzo di una crisi mondiale, non solo finanziaria o economica, ma anche culturale, visto il relativismo che permea ogni settore della conoscenza umana. Ma è proprio nei momenti di crisi, quando cioè si verifica una “rottura” rispetto all'ordine tradizionale, che si cercano nuove idee per uscirne e creare nuovi equilibri. La storia ci insegna che spesso si possono ricevere importanti spunti di riflessione e occasioni di crescita attingendo dal ricco patrimonio culturale che abbiamo ereditato. Sotto questo aspetto lo studio degli antichi documenti latini può dare risultati inaspettati. D'altra parte, come è stato riconosciuto anche di recente, la cultura, soprattutto quella europea di matrice latina, è la base per consolidare un'identità comune che unisca i vari paesi nello sforzo necessario per uscire dallo stallo. http://www.blogger.com/img/blank.gif&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono sempre ben graditi, oltre ai complimenti, quando meritati, anche consigli costruttivi e suggerimenti. Perciò invitiamo a lasciare qui sotto i vostri commenti o ad inviarli ad &lt;a href="antichescrittureinedite@email.it"&gt;antichescrittureinedite@email.it&lt;/a&gt;, con la consapevolezza che potremmo pubblicarli in una prossima occasione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Intanto rinnoviamo a tutti i nostri lettori gli auguri di un sereno fine anno e di un felice inizio per l'anno nuovo!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Plinio Caio Gracco&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Presidente “Antiche Scritture Inedite”&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-7844478486747581178?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/7844478486747581178/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=7844478486747581178' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/7844478486747581178'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/7844478486747581178'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2011/12/un-anno-denso-di-soddisfazioni.html' title='Un anno denso di soddisfazioni'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-2776936189367904311</id><published>2011-10-04T11:54:00.007+02:00</published><updated>2011-10-04T12:13:57.443+02:00</updated><title type='text'>TRADUCO E RIPORTO</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Questa nuova rubrica riporta notizie da tutto il mondo in lingua straniera tradotte in italiano a beneficio dei lettori italiani del sito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-ysSuFDP2dtA/TorZFkLhnBI/AAAAAAAAAp0/DiQHIb4jedg/s1600/lucrezio.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 218px; height: 276px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-ysSuFDP2dtA/TorZFkLhnBI/AAAAAAAAAp0/DiQHIb4jedg/s320/lucrezio.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5659574571379039250" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Lucrezio, uomo dai misteri moderni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di ottenere la cattedra di Letteratura ad Harvard, e molto prima di scrivere la sua celebre biografia di Shakespeare, Will in the World, Stephen Greenblatt era un ragazzo incline a leggere qualsiasi cosa. Un giorno se ne stava nella libreria del campus, e lì, in uno scaffale, in vendita per dieci centesimi (un buon prezzo, anche nel 1961), notò un piccolo, sottile volume chiamato On The Nature Of Things (De Rerum Natura), di uno scrittore romano di nome Lucrezio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appena lo aprì, trovò una descrizione della genesi dell'universo. Visto che Lucrezio visse un paio di generazioni prima della nascita di Cristo, Stephen si aspettava una fiaba in cui dèi, dee, terra, aria, fuoco, acqua e un assortimento di miracoli crearono tutto ciò che abbiamo davanti agli occhi, ma sfogliando le pagine, “restò a bocca aperta” e “gli si spalancò la mente”, come dice, poiché la storia della creazione fornita da Lucrezio ha ben poco della remota antichità. Tanto per cominciare, si tratta di una descrizione totalmente secolare, che non tiene affatto conto di dèi o dee, di inferno o paradiso, di vita ultraterrena o di disegni divini, bensì, cosa ancor più sorprendente, la sua logica è stranamente, quasi paurosamente moderna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Una prima teoria atomica&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così come dice Greenblatt, Lucrezio (ispirandosi a Democrito e ad altri) sostiene che l'universo sia composto da un numero infinito di atomi … &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;… che si muovono a caso attraverso lo spazio, così come la polvere fluttua in un raggio di sole, scontrandosi, unendosi, formando strutture complesse, dividendosi di nuovo, in un infinito processo di creazione e distruzione. Non c'è modo di interrompere tale processo. … Non esiste un piano superiore, né un'architettura divina, né un disegno stabilito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni cosa, inclusa la specie animale alla quale apparteniamo, si è evoluta attraverso estesi periodi di tempo. L'evoluzione è casuale, anche se nel caso degli organismi viventi contempla un principio di selezione naturale. Vale a dire, le specie adatte alla sopravvivenza e alla riproduzione in maniera efficace resistono, almeno per un periodo; quelle che non hanno tali caratteristiche, scompaiono in breve tempo. Ma nulla – dalla nostra stessa specie, al pianeta in cui viviamo, fino al sole che illumina le nostre giornate – dura per sempre. Solamente gli atomi sono immortali … &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non solo Lucrezio scrisse tali parole più di 2.000 anni fa, ma in qualche modo il suo libro riuscì a sopravvivere alla caduta di Roma, agli incendi, ai saccheggi e alla rovina delle grandi biblioteche, e a più di mille anni di reclusione nei freddi archivi dei monasteri medievali, in cui erano comuni censure, espunzioni e topi di biblioteca, al punto che in un periodo ne erano rimaste forse tre – e solamente tre – copie: eppure, dice Stephen, il De Rerum Natura finì per diventare uno dei saggi più radicali e discussi del post-Rinascimento, tra i favoriti di Machiavelli, Montaigne, Thomas More e Thomas Jefferson.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto dall'articolo di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Robert Krulwich &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Fonte:http://&lt;a href="http://www.npr.org/blogs/krulwich/2011/09/19/140533195/lucretius-man-of-modern-mystery"&gt;www.npr.org/blogs/krulwich/2011/09/19/140533195/lucretius-man-of-modern-mystery&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Traduzione italiana a cura di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Claudio Mancini&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-cBWqdiWtXUw/TorZrW1kpRI/AAAAAAAAAp8/uJdv43zZp4Y/s1600/2035092_TE_document_scanner2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-cBWqdiWtXUw/TorZrW1kpRI/AAAAAAAAAp8/uJdv43zZp4Y/s400/2035092_TE_document_scanner2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5659575220632331538" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Le nuove tecnologie sviluppate dal Dipartimento di Studi Classici della Oxford University sono riuscite a rivelare i segreti di documenti storici&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'azienda secondaria [una spin-out dell'Università di Oxford] sta mettendo in commercio uno strumento di decodifica che utilizza le diverse lunghezze d'onda della luce per rilevare inchiostro sbiadito o cancellato, al fine di analizzare manoscritti e documenti archiviati, così come falsi d'epoca recente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;'I passi in avanti compiuti dalla tecnologia ci permettono di decifrare e leggere molti antichi documenti prima illeggibili,' dice il dottor Dirk Obbink, a capo del gruppo di ricerca che ha sviluppato lo scanner. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;'Possiamo anche impostare l'apparecchio a seconda dell'elemento che ci interessa: la struttura della superficie, le fibre, le macchie, i segni dell'umidità, le impronte digitali, o le alterazioni.'&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;'Possiamo riconoscere la firma di un artista o di uno scrittore sotto molteplici strati di vernice, o segni di matita sotto un colore ad acqua.'&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Può anche essere usato per analizzare documenti alterati o contraffatti come passaporti falsificati, note bancarie o prove forensi. Lo scanner piatto opera catturando una serie di immagini che usano fonti di luce di lunghezza d'onda differente, dall'infrarosso all'ultravioletto.Un apposito programma al computer li combina successivamente per enfatizzare la specifica luce del colore assorbita dall'inchiostro svanito, allo scopo di farlo apparire più chiaramente. Questa tecnica è stata originariamente sviluppata usando una fotocamera ad alta risoluzione posizionata su un apposito sostegno, come ha detto Mike Broderick, amministratore delegato della compagna spin-out Oxford Multi Spectral (OMS).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;'Si deve usare una fotocamera in una stanza oscura, è abbastanza grande e costosa, e manipolare documenti delicati in una stanza oscura non è la cosa più facile da fare,' ha detto l'ingegnere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;'Una volta messa la copertura sullo scanner, si intrappola il documento, in modo tale da tenere al di fuori tutta la luce estranea e mantenere una perfetta registrazione[allineamento].'&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La OMS sta attualmente sviluppando lo scanner in vista di un lancio commerciale verso la fine dell'anno, servendosi della tecnologia brevettata provvista di differenti fonti di luce e applicando all'apparecchio un rivestimento metallico per renderlo più robusto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto dall'articolo di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Stephen Harris&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;Fonte:http://&lt;a href="http://www.theengineer.co.uk/sectors/electronics/news/scanning-device-could-reveal-secrets-of-historical-documents/1009973.article#ixzz1XtMc5oDD"&gt;www.theengineer.co.uk/sectors/electronics/news/scanning-device-could-reveal-secrets-of-historical-documents/1009973.article#ixzz1XtMc5oDD&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Traduzione italiana a cura di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Claudio Mancini&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Visualizza il profilo professionale di Claudio Mancini sulla colonna destra, "Tra i collaboratori esterni del progetto".&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-2776936189367904311?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/2776936189367904311/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=2776936189367904311' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/2776936189367904311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/2776936189367904311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2011/10/traduco-e-riporto.html' title='TRADUCO E RIPORTO'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-ysSuFDP2dtA/TorZFkLhnBI/AAAAAAAAAp0/DiQHIb4jedg/s72-c/lucrezio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-2787541729129133013</id><published>2011-09-06T13:28:00.015+02:00</published><updated>2012-01-19T18:51:50.551+01:00</updated><title type='text'>NEWS: tredici pergamene recuperate in Spagna</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-YqPUSjjoWwU/TmYIaQ_KghI/AAAAAAAAAos/4LBFWdeM_Tg/s1600/recuperaciopergamins.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-YqPUSjjoWwU/TmYIaQ_KghI/AAAAAAAAAos/4LBFWdeM_Tg/s320/recuperaciopergamins.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5649212029912384018" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il Comune spagnolo di Bocairent, in provincia di Valencia, ha recentemente recuperato tredici pergamene datate tra i secoli XIV e XVI. I documenti, che appartenevano già all'Archivio Comunale, erano andati dispersi intorno al 1980 in occasione di alcuni lavori di ristrutturazione. Uno degli operai del cantiere, Antonio Sanjuán, li ritrovò tra i rottami all'interno di un contenitore e li trasse in salvo da quella che sarebbe stata la loro perdita definitiva. In seguito li fece pervenire al suo compaesano di La Cañada, Ramón Martí, professore titolare di Storia medievale all'Universitat Autònoma de Barcelona (UAB), che ora le ha restituite al Comune di Bocairent.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-wQyyQ_Janus/TmYcLZqBssI/AAAAAAAAAo0/GVFSc5wYtvs/s1600/professore.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-wQyyQ_Janus/TmYcLZqBssI/AAAAAAAAAo0/GVFSc5wYtvs/s200/professore.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5649233764774163138" /&gt;&lt;/a&gt; Il ricercatore non solo aveva custodito i documenti durante tutti questi anni, ma aveva anche provveduto in forma volontaria ed altruista ad una loro trascrizione, che sarà pubblicata a breve. La pergamena più antica, che riferisce di una contribuzione speciale di 40 fiorini d'oro per le nozze del piccolo Joan, risale al 1371, mentre quattro sono del XV secolo ed otto del XVI. Tra queste i verbali della visita dell'inquisitore Gian Gastone de' Medici il 23 agosto 1414. Per il resto si tratta di ricevute di pagamento a vario titolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-o7FmF-4ZE8U/TmYgWWgzZjI/AAAAAAAAAo8/jJRaLleT8WM/s1600/josepvicent.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 137px; height: 103px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-o7FmF-4ZE8U/TmYgWWgzZjI/AAAAAAAAAo8/jJRaLleT8WM/s200/josepvicent.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5649238350955243058" /&gt;&lt;/a&gt;Il sindaco di Bocairent, Josep Vicent Ferre i Domínguez, ha ringraziato pubblicamente il professor Martí "per il suo grande contributo alla conservazione della storia" del paese, dal momento che questa donazione va ad ampliare il fondo comunale formato attualmente da 141 pergamene datate tra il 1286 e il 1635.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;FONTE: &lt;a href="http://www.bocairent.es"&gt;http://www.bocairent.es&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;NEWS: TRECE PERGAMINOS RECUPERADOS EN ESPAÑA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La municipalidad española de Bocairent, en la comunidad autònoma de Valencia, ha recientemente recuperado trece pergaminos fechados entre los siglos XIV e XVI. Los documentos, que pertenecìan ya all'Archivo municipal, fueron extraviados alrededor del 1980 en ocasiòn de algunos trabajos de restauraciòn. Uno de los obreros de las obras, Antonio Sanjuàn, los encontrò dentro los escombros de un container y los puso al seguro ya que contrariamente hubiera sido su pèrdida definitiva. Despuès los hizo llegar a su paisano de La Cañada, Ramón Martí, profesor titular de Historia medieval a la Universidad Autònoma de Barcelona (UAB), que ahora las restitujò a la municipalidad de Bocairent.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;El investigador no solo habìa custodiado los documentos durante todos estos años, pero tambièn habìa proveìdo en forma voluntaria y altruista a una transcripciòn de ellos, que serà publicada en breve. El pergamino mas antiguo, que relata sobre una contribuciòn especial de 40 florines de oro para las bodas del pequeño Joan, se remonta al 1371, mientras cuatro son del XV siglo y ocho del XVI. Entre èstos las actas de la visita del inquiridor Gian Gastone de' Medici el 23 agosto 1414. Por el resto se trata de recibos de pago de diferentes gènero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;El alcalde de Bocairent, Josep Vicent Ferre i Domìnguez, ha agradecido publicamente al profesor Martì "por su gran contribuciòn a la conservaciòn de la historia" del paìs, desde el momento que esta donaciòn va a ampliar el fondo municipal formado actualmente da 141 pergaminos fechados entre el 1286 y el 1635.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;br /&gt;Traducciòn a cargo de &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Maria Florenzia Aversa&lt;/span&gt;. Lèase su perfil en la columna a la derecha del sito, al interno del espacio reservado a los colaboradores externos.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;TREIZE PARCHEMINS RECUPERES EN ESPAGNE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ville espagnole de Bocairent, dans la province de Valence, a récemment récupéré treize parchemins datant du XIVe et XVIe siècle. Les documents, qui appartenaient déjà aux Archives municipales, étaient disparu vers le 1980 lors de travaux de restructuration. Un des ouvriers du chantier, Antonio Sanjuán, les retrouva parmi les débris à l’intérieur d’un récipient et il les sauva de ce qui aurait été leur perte définitive.nPuis il les fit parvenir à son compatriote de La Cañada, Ramón Martí, professeur d’histoire médiévale à l’Universitat Autònoma de Barcelona (UAB), qui maintenant ont été rendu à la ville de Bocairent. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le chercheur a non seulement gardé les documents pendant toutes ces années, mais a également fourni volontairement leur transcription, qui sera bientôt publié. Le plus vieux parchemin, concernant une contribution spéciale de 40 florins d'or pour le mariage du petit Joan, remonte au 1371, tandis que quatre sont du XVe siècle et huit du XVIe. Parmis ces dernières le procès-verbal de la visite de l’inquisiteur Gian Gastone de’ Medici, le 23 août 1414. Les autres documents sont des reçus de payements de différents types. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le maire de Bocairent, Josep Vicent i Domínguez Ferre, a publiquement remercié le professeur Martì "pour sa grande contribution à la préservation de l’histoire" du pays, du moment que cette donation élargira les fonds d’archives municipal, qui actuellement se compose de 141 parchemins datant entre le 1286 et le 1635.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Traduction française de &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Noémie Panzavecchia&lt;/span&gt;. Vous pouvez lire son profil sur la colonne de droite du site, dans l'espace réservé aux collaborateurs.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-2787541729129133013?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/2787541729129133013/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=2787541729129133013' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/2787541729129133013'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/2787541729129133013'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2011/09/news-tredici-pergamene-recuperate-in.html' title='NEWS: tredici pergamene recuperate in Spagna'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-YqPUSjjoWwU/TmYIaQ_KghI/AAAAAAAAAos/4LBFWdeM_Tg/s72-c/recuperaciopergamins.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-3831540703943566628</id><published>2011-08-04T09:54:00.011+02:00</published><updated>2011-12-23T14:31:45.554+01:00</updated><title type='text'>ALLA RICERCA DELL'EPIGRAFE MISTERIOSA</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-N0FKcldvO1o/TjpQl9OY5oI/AAAAAAAAAms/AnIFLxrUUyo/s1600/epigrafemisteriosa.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 396px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-N0FKcldvO1o/TjpQl9OY5oI/AAAAAAAAAms/AnIFLxrUUyo/s400/epigrafemisteriosa.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5636906496627893890" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Hai dimestichezza con la lingua latina, una macchina fotografica e almeno un po' di spirito di avventura?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che sei in vacanza, o comunque nella città dove ti trovi o stai per andare, vai alla ricerca di un'epigrafe in latino misteriosa, trascrivila, fotografala, e inviaci il tutto, traduzione compresa, ad &lt;span style="font-style:italic;"&gt;antichescrittureinedite@email.it&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pubblicheremo sul sito le epigrafi di particolare interesse, ovvero testi di contenuto inedito o inusuale, le relative trascrizioni accurate e traduzioni corrette nella resa del significato ed eleganti nella forma. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli autori dei lavori migliori saranno contattati per l'inserimento, della durata di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;un anno&lt;/span&gt;, di un loro profilo, o curriculum, professionale, concordato con noi, all'interno di uno spazio speciale del sito riservato ai collaboratori esterni, visitato da migliaia di professionisti, imprenditori, case editrici, librerie, istituti scolastici e studenti, sia italiani che stranieri. Tale inserimento darà diritto a ricevere via email, per tutta la sua durata, la newsletter del sito. L'inserimento, inoltre, potrà essere trasformato in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;permanente&lt;/span&gt; nel caso in cui, durante l'anno suddetto, l'inserzionista collabori con la redazione in altri modi utili o risulti possessore di titoli culturali considerati rilevanti dal nostro staff. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Alcune raccomandazioni tecniche:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le epigrafi fotografate devono essere chiaramente leggibili e le foto preferibilmente ad alta definizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scrivere nel testo del messaggio nome e cognome, recapiti e autorizzazione al trattamento dei dati personali. Allegare a parte la foto in formato JPEG, la trascrizione del testo e la relativa traduzione in formato ODT o Word.  NON inviare curriculum o biografia. Sarà richiesto solo agli autori dei lavori considerati migliori. &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;Buon lavoro!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;À la recherche de l’épigraphe mystérieuse&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avez-vous familiarité avec la langue latine, un appareil photo et au moins un peu de esprit d'aventure?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maintenant que vous êtes en vacances, ou quoi que ce soit la ville où vous êtes ou où vous irez, allez à la recherche d’une épigraphe mystérieuse en latin, transcrivez-la, prenez-la en photo, et envoyez-nous le tous, y compris la traduction, à &lt;span style="font-style:italic;"&gt;antichescrittureinedite@email.it&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nous publierons sur le site les inscriptions d'un intérêt particulier, les textes au contenu inédit ou inhabituels; nous publierons les transcriptions et les traductions ayant une forme élégante et correcte. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Les auteurs des meilleurs écrits seront contactés pour l’insertion, pendant un an, de leur profil, ou curriculum professionnel, à l’interieure d’une zone du site réservée aux collaborateurs, site visité par des milliers de professionnels, des entrepreneurs, des éditeurs, des bibliothèques, des écoles et des étudiants, italiens et étrangers. Cette insertion donnera la possibilité de recevoir par courriel électronique la newsletter du site. L'insertion pourra être permanent lors que, pendant cette année, l’auteur coopérera avec les éditeurs dans d'autres moyens utiles, ou lors qu’il sera considéré comme auteur de grande importance par notre staff. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certaines recommandations techniques:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Les inscriptions prise en photo doivent être clairement lisibles et de préférence en haute définition.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecrivez dans le message votre nom, vos coordonnées et le consentement au traitement des données personnelles. Attacher la photo au format JPEG, la transcription du texte et sa traduction en format ODT ou Word. NE PAS envoyer de CV ou biographie. Celà sera demandé aux auteurs des œuvres considérées comme les meilleures.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bon travail!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Traduction française de &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Noémie Panzavecchia&lt;/span&gt;. Vous pouvez lire son profil sur la colonne de droite du site, dans l'espace réservé aux collaborateurs.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-3831540703943566628?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/3831540703943566628/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=3831540703943566628' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/3831540703943566628'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/3831540703943566628'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2011/08/alla-ricerca-dellepigrafe-misteriosa.html' title='ALLA RICERCA DELL&apos;EPIGRAFE MISTERIOSA'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-N0FKcldvO1o/TjpQl9OY5oI/AAAAAAAAAms/AnIFLxrUUyo/s72-c/epigrafemisteriosa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-2466977431811544152</id><published>2010-01-09T15:54:00.017+01:00</published><updated>2011-12-23T10:01:39.658+01:00</updated><title type='text'>I MISTERI DEL CANTO GREGORIANO</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/S0iavwknvHI/AAAAAAAAAi0/EurAN8pKWck/s1600-h/gregoriano1.gif"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 193px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/S0iavwknvHI/AAAAAAAAAi0/EurAN8pKWck/s320/gregoriano1.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424755896450792562" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L'argomento è tornato alla ribalta in questi giorni, dopo che il Maestro delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, mons. Guido Marini, nel corso di  una "lectio" ad un gruppo di sacerdoti anglofoni presenti a Roma in occasione dell’anno sacerdotale, ha dichiarato che “il latino, i canti gregoriani e la polifonia sacra avvicinano maggiormente a Dio, nel corso della messa, e vanno perciò promossi e fatti apprezzare”. Il canto gregoriano è un canto liturgico, privo di musica, solitamente interpretato da un coro o da un solista chiamato cantore (cantor) o spesso dallo stesso celebrante con la partecipazione di tutta l'assemblea liturgica.  È finalizzato a sostenere il testo liturgico in latino. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/S0ibCLvyQFI/AAAAAAAAAi8/0IO0K3K_IKw/s1600-h/gregoriano3.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 274px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/S0ibCLvyQFI/AAAAAAAAAi8/0IO0K3K_IKw/s320/gregoriano3.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424756212983021650" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nome deriva dal papa benedettino Gregorio Magno I (circa 535-604). Le sue origini, sulle quali sono state formulate diverse ipotesi, sono ancora avvolte nel mistero. Una prima ipotesi lo fa risalire allo stesso Gregorio Magno, sulla base del suo biografo Giovanni Diacono (scomparso nell’anno 880), che attribuì a lui la prima compilazione di canti per la Messa, allorché scrisse: “Antiphonarium centonem compilavit”, cioè raccolse da più parti ed ordinò un Antifonario, la cui copia originale andò persa durante le invasioni barbariche. Secondo questa tradizione, Gregorio Magno ereditò un ricco patrimonio melodico, in forma di prosa (letture, dialoghi) e di poesia (inni e sequenze). Si ipotizza che nei tre secoli anteriori a Gregorio fosse diffusa la figura dell’autore – cantore, che ricorda il rapsodo dei tempi omerici: il canto veniva tramandato ed eseguito con l’aggiunta di varianti o con vere e proprie improvvisazioni. L’ambiente presso il quale si formavano questi ignoti “artisti” è rappresentato dalla Schola cantorum, palestra dove la Chiesa ha preparato i propri cantori fin dai primi tempi (all’epoca di papa Damaso, morto nel 384, c’era già una distinta schiera di diaconi esclusivamente dedicata a questo scopo). In modo simile a quanto avveniva nelle scuole d’arte medievali, si può parlare di un continuo lavoro collettivo, in cui si miscelavano qualità individuali e tradizione, stile personale e caratteristiche comuni al gruppo. Così si andarono sviluppando varie tradizioni melodiche scritte di canto liturgico: il canto mozarabico in Spagna, il gallicano in Gallia, l’ambrosiano a Milano, il romano antico a Roma e il beneventano nell’Italia meridionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/S0ib7NeLjSI/AAAAAAAAAjE/6tYFSt7atks/s1600-h/gregoriano2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 226px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/S0ib7NeLjSI/AAAAAAAAAjE/6tYFSt7atks/s320/gregoriano2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424757192698596642" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più di recente, si è messa in discussione la stessa derivazione dell’Antifonario da Gregorio. Tra le varie ipotesi alternative vi è quella secondo cui l’Antifonario e la storia della sua origine sarebbero entrambi di origine carolingia (quindi databili quasi due secoli dopo la morte di Gregorio).  Durante la rinascenza carolingia di Pipino il Breve (VIII sec.), e poi di Carlo Magno, l’adozione del Canto Gregoriano, o Canto Romano-franco, avrebbe favorito l'unificazione della Liturgia Romana con quelle gallicane e con le altre liturgie, per una migliore compattezza del nascente Sacro Romano Impero. Secondo questa ipotesi, attribuire la riforma ad un miracolo che coinvolgeva un papa di grande fama come Gregorio sarebbe servito quale espediente per garantirne l’accettazione universale e incondizionata. Papa Leone IV (847 - 855) fu il primo ad usare l'espressione "carmen gregorianum" e  minacciò di scomunica chi mettesse in dubbio la tradizione gregoriana. La trasmissione orale di questo canto stimolò la formulazione di scritti teorici e di una elementare notazione a segni, detta neumatica. Dal X sec. la notazione si evolve dalla forma neumatica all’attuale notazione quadrata. Successivamente due chiavi, di FA e di DO, vengono a precisare meglio la relazione di altezza dei suoni della scala diatonica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo un lungo periodo di predominio del canto a più voci nella liturgia, nel 1833 Prosper Guéranger, monaco del Monastero di Solesmes, intraprende, nell'ambito del laboratorio di paleographie musicale, lo studio del repertorio gregoriano, per un ritorno alla sua originaria ricostruzione, confrontando i manoscritti neumatici dei sec. X e XI  conservati nei monasteri di Laon, San Gallo, Einsiedeln e Bamberg, parallelamente allo studio del testo liturgico latino, del suo fraseggio, e del contesto celebrativo e rituale. La restaurazione gregoriana portò alla pubblicazione del Graduale romanum del 1908 e del Liber Usualis del 1903 fino al Graduale Triplex del 1979 ed alle ultime raccolte. Dalla riforma di S. Pio X  il Canto Gregoriano, nella sua versione melodica e modale originale, viene codificato nei libri liturgici della Chiesa e universalmente adottato nella Liturgia Romana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cantori gregoriani: &lt;a href="http://www.cantorigregoriani.com"&gt;http://www.cantorigregoriani.com&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/S0icQgiJfAI/AAAAAAAAAjM/fHSajQ4eE7E/s1600-h/cantori.gif"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 295px; height: 277px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/S0icQgiJfAI/AAAAAAAAAjM/fHSajQ4eE7E/s320/cantori.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424757558592764930" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;ТАЙНЫ ГРИГОРИАНСКИХ ПЕСНОПЕНИЙ&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;После того как Маэстро литургики, церемониймейстер Папских богослужений, монсеньор Гвидо Марини на лекции группе англоязычных священников, находящихся в Риме, заявил, что «латынь, григорианский хорал и священная полифония более всего приближают к богу во время мессы, и поэтому должны быть переоценены», тема григорианских песнопений вновь обратила на себя внимание в эти дни. Григорианский хорал – это литургическое песнопение, лишенное музыкальной мелодики и обычно исполняемое хором или солистом, называемым Кантор (певец) или как часто бывает самим священником при участии всех присутствующих на литургии. Он предназначен для поддержки латинского литургического текста.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Название происходит от имени Папы бенедиктинца Григория Великого I (около 535-604 гг.). Происхождение хорала, о котором были сформулированы различные гипотезы, по-прежнему окутано тайной. Первая гипотеза восходит к тому самому Григорию Великому, исходя из информации оставленной нам его биографом Джованни Диаконо (исчезнувшим в 880 году), присвоившим ему первое составление песнопений для мессы, о чем было записано: “Antiphonarium centonem compilavit”, иными словами Григорий I собрал из многочисленных источников и сформировал Антифонарий, чей оригинал был утерян во время варварских нашествий. Согласно этой теории, Григорий Великий унаследовал богатые мелодические способности, выраженные в прозе (чтении, диалогах) и поэзии (гимнах и секвенциях). Предполагается, что в предыдущие  три столетия до Григория I была распространена фигура автора - певца, который напоминал сказателя гомеровских времен: пение передавалось и исполнялось с добавлением вариаций или с настоящими импровизациями. Среда, в которой формировались эти неизвестные “художники” представлена была школой, носившей название Schola Cantorum, где Церковь готовила себе певцов с первых дней своего основания (в эпоху Папы Дамаса, который умер в 384, там уже существовала великолепная группа диаконов, чья деятельность была посвящена исключительно этой цели). Подобно тому, как происходило в школах средневекового искусства, можно говорить о продолжительной коллективной работе, в которой смешивались индивидуальные качества и традиция, личный стиль и характеристики присущие коллективу. Таким образом, они двигались, развивая различные мелодические традиции литургического пения: мосарабского пения Испании, галликанского в Галлии, амброзианского в Милане, древнеримского в Риме и беневентианского на юге Италии.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Совсем недавно было поставлено ​​под сомнение создание Антифонария Григорием I. Среди различных альтернативных гипотез, выдвинута одна согласно которой и Антифонарий и история его происхождения восходят к Каролингам (таким образом, датируемым почти двумя столетиями после смерти Григория). Дело в том, что во время каролингского возрождения Пипина Короткого (VIII век.), а затем Карла Великого, принятие Григорианского пения или пения Франко - Романского способствовали бы унификации Римской литургии с Галликанскими и другими литургическими традициями, и благоприятствовало бы большей сплоченности зарождающейся Священной Римской империи. &lt;br /&gt;Согласно этой гипотезе, присвоить реформу этого необычного явления Папе с необычайной известностью Григорию I, послужило бы гарантией всеобщего и безоговорочного признания. Папа Лев IV (847-855 гг.) был первым, кто использовал выражение “Carmen Gregorianum” и пригрозил отлучением от церкви тем, кто ставит под сомнение  григорианскую традицию происхождения хорала. Устная передача этих песнопений привела к разработке элементарных письменных обозначений, называемых невмы. С десятого века обозначение эволюционирует от невмической до нынешней квадратной формы. В последующем два ключа «Фа» и «До», послужат прояснению уровня высотности звуков в шкале диатоники.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;После долгого периода господства многоголосного пения в литургии, в 1833 году Проспер Гуерангер, монах монастыря Solesmes, приступает к работе в области музыкальной палеографии, изучает григорианский репертуар, с целью возвращения его в исходную конструкцию, сравнивая невматические рукописи X и XI веков сохранившиеся в монастырях Лаона, Санкт - Галлена, Айнзидельна и Бамберга, параллельно изучая значение латинского литургического текста, его фразировки, и прославляющего и ритуального контекста. Реставрация Григорианской традиции привела к изданию Graduale Romanum в 1908 году, Liber Usualis в 1903 и Graduale Triplex в 1979 и других сборников. После реформы Святого Пия X, григорианский хорал, в своей оригинальной мелодической и модальной версии кодифицируется в богослужебных литургических книгах церкви и повсеместно принят в римской литургии.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Перевод подготовил &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Андрей Политанский&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Более подробно ознакомится с его профилем, можно на: в правой колонке сайта, зарезервированной для нештатных сотрудников&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LOS MISTERIOS DEL CANTO GREGORIANO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;El argumento ha vuelto a escena en estos días, después de que el Maestro dela celebración litúrgica del Sumo Pontífice, monseñor Guido Marini, en el curso de una “lectio” a un grupo de sacerdotes anglófonos presentes en Roma por la ocasión del año sacerdotal, ha declarado que “el latín, los cantos gregorianos y la polifonía sagrada nos acercan más a Dios, en el curso de la misa, y son por lo tanto promovidos y apreciados”. El canto gregoriano es un canto litúrgico, privado de música, interpretado sólo por un coro o un solista llamado cantor o frecuentemente por el mismo celebrante con la participación de toda la asamblea litúrgica. Termina interpretando el testo litúrgico en latín.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;El nombre deriva del papa benedictino Gregorio Magno I (cerca 535-604). Su origen, sobre el cual han estado formuladas diversas hipótesis, está todavía envuelto en el misterio. Una primera hipótesis lo remonta al mismo Gregorio Magno, en base de su biógrafo Giovanni Diacono (desaparecido en el año 880), al que se atribuye la primera compilación de cantos para la misa, cuando escribe: “Antiphonarium centonem compilavit”, osea fue recogido en más partes y ordenó un Antifonario, cuya copia original fue perdida durante la invasión bárbara. Según esta tradición, Gregorio Magno heredó un rico patrimonio melódico, en forma de prosa (lecturas, diálogos) y de poesía (himnos y secuencias). Se baraja la hipótesis de que en los tres siglos anteriores a Gregorio fuese difusa la figura del autor-cantor, que recuerda la rapsoda de los tiempos homéricos: el canto iba  transmitido y seguido con la inclusión de variantes o con verdaderas y propias improvisaciones. El ambiente dentro del cual se formaban estos “artistas” desconocidos está representado por la escuela cantora, palestra donde la iglesia ha preparado sus propios cantos desde el principio de los tiempos  (En la época del papa Dámaso, muerto en el 384, había ya un evidente grupo de diáconos dedicados exclusivamente a este fin). En modo similar a cuanto acaecía en la escuela de arte medieval, se puede hablar de un continuo trabajo colectivo, en el cual se mezclaban calidad individual y tradición, estilos personales y características comunes al grupo. Así se fueron desarrollando varias tradiciones melódicas escritas de canto litúrgico: el canto mozárabe en España, el galiciano en Galicia, El ambrosiano en Milán, el romano antiguo en Roma y el beneventano en la Italia meridional.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Recientemente, se ha puesto en tela de juicio la misma derivación del Antifonario de Gregorio. Tras las varias hipótesis alternativas os es aquella en la que el Antifonario y la historia de su origen serían ambas de origen carolingio (por lo tanto fechables casi dos siglos después de la muerte de Gregorio). Durante el renacimiento carolingio de Pinino el Breve (siglo VII), y después de Carlo Magno, la adopción del Canto Gregoriano, o Canto Franco-romano, hubiera favorecido la unificación de la liturgia romana con aquellas galicanas y con las otras liturgias, para una mejor compactez del naciente Sacro Imperio Romano.  Según esta hipótesis, atribuir la reforma a un milagro que implicaba un papa de gran fama como Gregorio sería  usado como herramienta para garantizar la aceptación universal e incondicional. El Papa Leone IV (846 - 855) fue el primero en usar la expresión “Carmen gregorianum” y amenazó con excomulgar a quien pusiese en duda la tradición gregoriana. La trasmisión oral de este canto estimuló la producción de escritos teóricos y de una notación elemental a signos, llamada neumática. Desde el siglo X la notación evoluciona de la forma neumática a la actual notación cuadrada. Sucesivamente dos claves, de FA y de DO, vienen a precisar mejor la relación de altitud de los sonidos de la escala diatónica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Después de un largo periodo de predominio del canto a más voces en la liturgia, en el 1833 Prosper Guéranger, monje del Monasterio de Solesmes, emprende, en el ámbito del laboratorio de paleografía musical, el estudio del repertorio gregoriano, por un retorno a su reconstrucción original, confrontando los manuscritos neumáticos de los siglos X y XI conservados en el monasterio de Laon, San Gallo, Einsiedeln y Bamberg, paralelamente al estudio del texto litúrgico latín, de su fraseo, y del contexto celebrativo y ritual. La restauración  gregoriana mejoró la publicación del Graduale romanum del 1908 y del Liber Usualis del 1903 hasta el Graduale Triplex del 1979 y a las últimas colecciones. Desde la reforma de S. Pio X el Canto Gregoriano, en su versión melódica y modal original, viene codificado en los libros litúrgicos de la iglesia e universalmente adoptado en la liturgia Romana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Traducciòn a cargo de &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Clara Peña&lt;/span&gt;. Lèase su perfil en la columna a la derecha del sito, al interno del espacio reservado a los colaboradores externos.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-2466977431811544152?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/2466977431811544152/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=2466977431811544152' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/2466977431811544152'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/2466977431811544152'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2010/01/i-misteri-del-canto-gregoriano.html' title='I MISTERI DEL CANTO GREGORIANO'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/S0iavwknvHI/AAAAAAAAAi0/EurAN8pKWck/s72-c/gregoriano1.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-9010354355381125859</id><published>2009-12-03T18:45:00.007+01:00</published><updated>2009-12-03T19:27:40.907+01:00</updated><title type='text'>PARACELSO, OVVERO AL BIVIO DELLA SCIENZA MODERNA</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/Sxf6pyarsZI/AAAAAAAAAiA/XdbsjbvUrH8/s1600-h/paracelso.bmp"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 331px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/Sxf6pyarsZI/AAAAAAAAAiA/XdbsjbvUrH8/s400/paracelso.bmp" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411069073124209042" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;di Francesco Lamendola&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paracelso!&lt;br /&gt;Basta pronunziare questo nome per evocare un'atmosfera particolarmente suggestiva, carica di reminiscenze arcane, misteriose e, forse, vagamente inquietanti. Paracelso (1493-1541) fu medico, astrologo, teologo, mistico e mago: la sua figura originale e gigantesca domina il nostro immaginario a cinque secoli di distanza, con una forza non minore di quella con cui dominò su quello dei suoi contemporanei. Ma perché questa forza, perché questa capacità di suggestione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La risposta è che egli incarna un momento cruciale nella storia del pensiero occidentale e, in particolare, del pensiero medico-scientifico. Paracelso, uomo del Rinascimento nel miglior senso dell'espressione, è l'ultimo insigne rappresentante di quella concezione magico-alchemico-astrologica che affonda le sue radici nella notte dei tempi e che percorre, come un filo rosso, tutta la storia del pensiero scientifico occidentale pre-moderno. La sua opera venne ammirata, ma non ripresa dagli uomini del XVI secolo; e, qualche decennio dopo, con Francesco Bacone, Galilei e Cartesio, la scienza moderna imboccherà una strada completamente diversa. La chimica, intesa come scienza puramente materialistica, si separerà dall'alchimia (che propugnava la trasmutazione dello spirito insieme a quella dei corpi); l'astronomia, ridotta a geometria meccanicistica, si staccherà dall'astrologia (che studiava i movimenti degli astri per meglio comprendere i loro influssi sul mondo sub-lunare). La medicina diverrà una tecnica di guarigione strettamente riduzionistica, tale da ridurre il corpo di vita dell'essere umano a un corpo inerte e alienato, pura sommatoria di organi: un corpo che (come afferma il filosofo Umberto Galimberti, per altro senza lagnarsene e anzi plaudendo al supposto "progresso") deve essere esaminato dal medico con lo stesso impassibile criterio di oggettività con cui un biochimico potrebbe studiare al microscopio un pezzo di legno. La teologia è stata relegata tra i dubbi saperi di un passato pre-scientifico; il misticismo viene guardato con sospetto e una punta di compatimento, oppure "spiegato" - e, possibilmente, - "curato", dai moderni stregoni della mente, psicologi e psichiatri. Infine la magia è stata demonizzata e scacciata nel regno tenebroso delle arti maledette o, nel migliore dei casi, nel museo archeologico ove lo scientismo e il positivismo trionfanti hanno relegato, in apposite vetrine di cristallo con tanto di cartellino esplicativo, i saperi in disarmo di un'epoca trascorsa per sempre, quando gli uomini erano vittime d'incredibili superstizioni né sapevano sbarazzarsi del mito, quest'ingombrante retaggio di un altro modo di attingere la conoscenza della natura, di un altro orizzonte gnoseologico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo detto che la concezione  scientifica di Paracelso è stata una vera e propria summa del paradigma rinascimentale. In essa spicca l'orgogliosa fiducia dell'uomo-microcosmo che osa alzare gli occhi al cielo e prendere in mano il proprio destino di creatura immortale, riassunta nel celebre aforisma: "Non sia d'altri chi può essere suo". Eppure, tale fiducia nella libera, gioiosa avventura dell'uomo nel mondo è sempre accompagnata, in Paracelso, in una profonda consapevolezza dei limiti della natura mortale e dalla certezza - che è frutto ad un tempo dello studio dei classici e dell'intuizione mistica - che "esiste qualche cosa al di là della logica, come hanno dimostrato gli antichi, e che mediante lo splendore delle stelle irradia sull'uomo il riflesso della Luce divina, senza la quale noi non siamo altro che ciechi viandanti di un mondo destrutturato e svuotato di significato e di speranza.&lt;br /&gt;L'uomo, dunque, è un micro-cosmo: punto di congiunzione fra l'umano e il divino, fra materia peritura e spirito eterno, fra realtà naturale e soprannaturale. Certo, gli astri influenzano il suo destino; ma la luce degli astri è peritura, mentre la Luce divina è imperitura; e l'essere umano è illuminato da entrambe le fonti, come lo è ogni altra cosa dell'Universo: creatura anifibia, egli trova la sua dignità nella compresenza e nell'armonia fra le sue due nature, le sue due vocazioni: quella verso l'aldiqua e quella verso l'aldilà. Troppo spesso, tuttavia, egli dimentica il suo destino e si allontana dal divino progetto di cui è espressione, trascurando tanto lo studio delle cose divine che di quelle naturali, tanto la fede quanto il sapere: e si fa bruto tra i bruti, creatura pesante della Terra che striscia nell'ombra, lungi dalla Verità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/Sxf-9IxmY4I/AAAAAAAAAiI/vrsE647f_Kk/s1600-h/Paracelso1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 286px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/Sxf-9IxmY4I/AAAAAAAAAiI/vrsE647f_Kk/s400/Paracelso1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411073803589936002" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si deve chiedere a Dio, d'altra parte, di intervenire continuamente nel mondo delle Sue creature: egli ha creato la Natura perfetta, e l'uomo può trovare in essa la propria perfezione, adeguandosi a quella di lei. La Natura non commette errori, la machina mundi è perfetta in quanto realizzata all'interno di un Progetto divino il cui scopo è il Bene, e di cui l'uomo è parte essenziale. Il senso del destino umano, pertanto, sta nel riconoscere tale progetto e nell'accordarvisi, collaborando con esso secondo gli insegnamenti della Natura: in ciò risiedono la sua grandezza e la sua dignità. Non una creatura corporea senza residui, il cui pensiero e i cui sentimenti non sarebbero altro che secrezioni del corpo (non diversamente da come lo sono il sudore e i rifiuti organici, concezione cara alla scienza e alla filosofia materialista, da Democrito al già citato Galimberti); ma una creatura che aspira all'eterno, fatta a immagine e somiglianza del suo Creatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se Dio è autore del mondo naturale, Egli è anche il primo medico della Natura e, più precisamente, è l'autore della salute. La salute è necessaria al corpo perché il corpo è la casa dell'anima, e Dio non vuole che le malattie del corpo possano offuscare lo splendore e l'ardore di conoscenza che è proprio dell'anima. La medicina seconda, pertanto (quella propria agli umani) è investita pertanto di un duplice compito: curare il corpo insieme all'anima, poiché il primo non potrà mai godere della salute se non mettendosi in armonia con lo spirito immortale che lo abita e del quale è il tempio, ossia l'anima. La medicina, pertanto, deve rivolgersi contemporaneamente ad entrambi i princìpi vitali, quello mortale (il corpo) e quello immortale (l'anima); più esattamente, deve rimetterli in armonia là dove un momentaneo squilibrio ne ha incrinato la giusta relazione reciproca. Religione, si ricordi, deriva da religare, cioè legare, riunire di nuovo assieme: riunire ciò che originariamente era un tutt'uno, ritrovare l'unitarietà del proprio essere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da tutto ciò consegue, necessariamente, che la malattia si verifica sia quando il corpo si allontana dall'anima (ignorandone o misconoscendone il destino immortale), sia quando l'anima si allontana dal corpo, immergendosi nel flusso delle cose effimere e trascurando lo studio del suo ultimo destino. Non conoscere la destinazione ultima dell'essere umano, ecco la sorgente di molte malattie: e ciò non senza ragione. Se la salute consiste nel ristabilire l'equilibrio e l'armonia fra anima e corpo, ammalarsi vuol dire disprezzare la vera conoscenza di sé stessi e il giusto rapporto fra le parti dell'essere umano: dove il principio materiale è posto al servizio di quello spirituale e non viceversa; ma dove il principio spirituale deve esplicare e realizzare la propria vocazione alla conoscenza e non appagarsi di una illusoria autosufficienza, di una hybris o dismisura che lo allontanerebbe dal Creatore, cioè dalla sua giusta collocazione nel mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SxgAiKoZx1I/AAAAAAAAAiQ/p5cdC4gFA60/s1600-h/paracelsoritratto.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 296px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SxgAiKoZx1I/AAAAAAAAAiQ/p5cdC4gFA60/s400/paracelsoritratto.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411075539255019346" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perché il medico deve essere anche astrologo, teologo, mistico, mago e alchimista; deve conoscere le proprietà naturali e quelle soprannaturali; deve saper vedere nel corpo del malato non una somma di organi puramente materiali, ma una scintilla di quel principio divino che si realizza in una felice sintesi di materia e spirito, di tempo ed eternità. A differenza della moderna scienza medica, meccanicistica e riduzionistica, la concezione di Paracelso è organicistica ed olistica: essa si confronta con un corpo di vita e non con un corpo artificiale ed alienato; con un corpo che è abitacolo dell'anima e, quindi, sensibile ai suoi bisogni e alle sue aspirazioni, che non sono di questo mondo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esattamente come la tanto disprezzata (dai moderni scienziati) medicina sciamanica, la medicina di Paracelso non limita il suo compito alla cura degli organi ammalati, ma al ristabilimento dell'equilibrio perduto fra anima e corpo: equilibrio, si direbbe, che la società moderna ha perduto a causa di uno stavolgimento della sua concezione dell'uomo e del mondo. Infatti, in un mondo desacralizzato e privato di senso, il corpo alienato dal suo principio superiore non può che vivere in uno stato di cronica malattia. Se le stelle che brillano in cielo non sono altro che fornaci nucleari in lento collasso; se minerali, piante e animali non sono che vile res extensa, materia bruta cui solo si attinge per sfruttarne il potenziale economico, accumulando senza posa prodotti di scarto; se nessuno spirito, benevolo o malefico, popola più il nostro mondo, essendo fuggito da luoghi e sostanze che altro per noi non sono se non risorse da saccheggiare e rifiuti da espellere a ritmo sempre più vorticoso: allora non ci resta che strisciare come vermi su una Terra desolata, divorandoci l'un l'altro come lupi feroci e attendendo che il nulla eterno ci liberi dal peso torturante delle nostre catene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paracelso è l'erede di un robusto realismo del pensiero medioevale, per cui le idee non sono  astrazioni, ma entità, e la dimensione di ciò che è possibile tende a coincidere con ciò che effettivamente esiste. Fauni e nereidi, ad esempio, esistono realmente: non sono invenzioni della fantasia popolare, sono piuttosto creature che popolano piani di realtà contigui al nostro e, tuttavia, da esso distinti. Egli ha intuito che, se l'umanità ha creduto per migliaia d'anni in determinati enti, essi finiscono per acquistare vita propria, perché il pensiero non è semplicemente analitico e calcolante, ma è anche un'attività creatrice, che evoca forze potenti a noi pressoché sconosciute. Allo stesso modo è convinto che sia possibile fabbricare un essere umano artificiale, l'homunculus, in cui la tradizione cabbalistica del golem e la costruzione dell'uomo meccanico di Alberto Magno sembrano coincidere nel prototipo di una creatura che il mago può dirigere alla realizzazione dei suoi fini, così come ai suoi fini è in odi evocare spiriti dell'aldilà e di imporre loro la sua volontà e la sua lucida intelligenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SxgBgSRszwI/AAAAAAAAAiY/0VYmG7qu8Tg/s1600-h/gemme.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 197px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SxgBgSRszwI/AAAAAAAAAiY/0VYmG7qu8Tg/s400/gemme.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411076606459170562" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'interno di questo orizzonte di senso, all'interno di questo cosmo vivo in cui traluce tanto la dimensione soprannaturale del Progetto divino, quanto la libera attività modellatrice del soggetto umano, novello Adamo posto dinnanzi a un mondo perfetto, incantato e aurorale, si colloca il rapporto di Paracelso con la gemmoterapia, il ramo della fitoterapia che impiega gemmoderivati, e - più in generale -  con l'erboristeria, che studia le essenze vegetali sotto il profilo officinale. Poiché fu forse il primo medico a utilizzare i minerali a scopo terapeutico (per esempio, il mercurio contro la sifilide), si è voluto vedere in lui il padre della medicina chimica; ma è un grossolano errore di prospettiva. Infatti, come abbiamo visto, per lui le cure fisiche rivolte al corpo mediante sostanze naturali non erano che una metà della scienza medica: checché se ne dica, egli non liberò la chimica dalle superfetazioni dell'alchimia bensì, al contrario, propugnò una scienza medica che fosse contemporaneamente chimica ed alchemica. No, signori scienziati moderni: Paracelso non è stato il vostro precursore; egli avrebbe avuto orrore della vostra concezione dell'uomo e della medicina, e avrebbe deriso il vostro sapere arrogante e riduzionistico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma che cosa sono i gemmoderivati? Si tratta di preparati in glicerina (alcool ottenuto dalla saponificazione dei grassi, usato come emolliente e diluente) di gemme o di altri tessuti vegetali in via di sviluppo. Il concetto della gemmoterapia è abbastanza intuitivo: così come la gemma è l'abbozzo di un germoglio da cui si svilupperà il fusto della pianta, così la gemma preparata mediante la glicerina agisce sull'organismo umano malato quale principio attivo e dinamico, immettendovi quella spinta alla crescita e al perfezionamento che, in natura, produce incessantemente il rinnovamento del manto vegetale. La medicina, dunque, deve imitare i processi della natura, facendo propria quell'energia vitale che ovunque circola e si rinnova, perpetuando il miracolo quotidiano della vita in tutte le sue forme, dalle più umili alle più elevate. Tutto il contrario della moderna medicina chimica, di sintesi, che immette nell'organismo sostanze morte e cadaveriche (tipico esempio, il cortisone: un ormone della corteccia surrenale), che l'organismo stesso non è in grado di assorbire o di smaltire e che lo intossicano, depositandovisi come un corpo estraneo. Ecco dunque spiegata anche la predilezione di Paracelso, tra le sostanze officinali non vegetali, per il mercurio: l'unico metallo liquido a temperatura ambiente, i cui vapori sono velenosissimi ma che può sciogliere l'oro e l'argento e che, sotto forma di sali, può essere utilizzato in medicina per la sua azione diuretica, purgativa, antisettica e antiemetica. In quanto metallo liquido, il mercurio (un po' come l'acqua) possiede qualche cosa di vivo, di mobile, di organico e, somministrato in determinate congiunzioni astrali - come, del resto, ogni altro farmaco - rivitalizza l'organismo con la sua azione purificatrice e rigenerante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bello è che la medicina di Paracelso funzionava, come è documentato dalle numerose guarigioni  da lui operate e che gli attirarono (più che i suoi stessi princìpi "eretici" e più del suo stesso carattere collerico e intransigente, sprezzante verso la libresca medicina di una malcompresa tradizione) le gelosie e gli odii implacabili dei suoi meno fortunati colleghi. Da tali persecuzioni ebbe origine, in buona misura, il suo irrequieto girovagare di città in città, di regione in regione (astrazion fatta per gli improbabili viaggi di studio in Africa e in Asia che gli attribuì la fantasia dei contemporanei), attraverso un'Europa che, dilaniata dalle guerre di religione e proiettata vertiginosamente alla scoperta di nuovi mondi, andava cercando a tentoni una nuova identità. È oggi un luogo comune del paradigma neo-positivista sostenere che la scienza moderna (cioè cartesiana e galileiana) si è affermata, rispetto ad altri saperi tradizionali, in virtù della sua efficacia; e si portano ad esempio, come tipica dimostrazione di tale affermazione, i "progressi" e i "successi" della medicina di sintesi, della chirurgia, della biogenetica. Ebbene la medicina di Paracelso, che da tutt'altri presupposti concettuali muoveva, funzionava più di quella dei suoi invidiosi colleghi, ossia gli arroganti precursori della moderna scienza medica. L'ottimismo evolutivo, ovvero la concezione secondo la quale la modernità è un bene in sé stessa (e le forme culturali pre-moderne, un male in sé stesse), e il sapere procede per successiva accumulazione: ecco il grande peccato di orgoglio della cultura moderna. Esso riproduce, semplificandolo rozzamente, lo schema soteriologico delle religioni rivelate: prima c'era il Male, ossia la non-conoscenza; poi, con la rivoluzione scientifica, è arrivata la Rivelazione, aprendo la strada alla salvezza; infine è sorta una chiesa (la comunità tecno-scientifica) preposta a tale salvezza, con pieni poteri di salvare o di dannare, di santificare o di scomunicare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SxgC7_qnXNI/AAAAAAAAAio/Gh5qK5dK5PQ/s1600-h/JeremyRifkin.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 183px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SxgC7_qnXNI/AAAAAAAAAio/Gh5qK5dK5PQ/s320/JeremyRifkin.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411078182011362514" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come ricorda anche Jeremy Rifkin nel suo libro Entropia, le grandi malattie epidemiche non sono state debellate dalla moderna scienza medica, bensì dalle migliorate condizioni igienico-sanitarie; al contrario, nell'ultimo secolo vi è stata una crescita esponenziale delle malattie iatrogene, ossia quelle provocate dalla medicina stessa (e non è escluso che l'influenza "spagnola" del primo dopoguerra, che mieté 20 milioni di vite umane, e la stessa A.I.D.S., siano appunto il prodotto di colture batteriologiche sviluppate a fini militari).  Forse è davvero tempo che ritorniamo sui nostri passi e che ci riportiamo al grande bivio fra XVI e XVII secolo, quando la medicina occidentale ha abbandonato la strada della medicina olistica di Paracelso, per seguire gli effimeri successi di quella riduzionistica moderna. Forse è il caso che riconosciamo, con umile franchezza, che non sempre andare avanti nel tempo e nel regno della quantità corrisponde ad un avanzamento del sapere reale; perché, come ammoniva Pasolini, è possibile abbandonarsi a uno sviluppo senza progresso, le cui conseguenze devastanti sono oggi sotto gli occhi di chiunque abbia conservato la facoltà di vedere e non solo di guardare. Ma, per tornare sulla strada giusta - quella di Paracelso - dobbiamo modificare radicalmente la nostra mappa concettuale dell'uomo e del suo posto nel mondo. Non più un corpo senz'anima che striscia su una Terra indifferente, in un Universo privo di senso; ma una creatura spirituale, animata dalla coscienza del suo profondo, ineliminabile legame con tutti gli altri enti - quelli visibili e quelli invisibili - e dalla fierezza di poter collaborare a un destino di libertà e di amore cosmico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;P.S.: Lo staff del sito non si ritiene responsabile del contenuto di articoli che presentano la firma dell'autore ad apertura degli stessi.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-9010354355381125859?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/9010354355381125859/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=9010354355381125859' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/9010354355381125859'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/9010354355381125859'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2009/12/paracelso-ovvero-al-bivio-della-scienza.html' title='PARACELSO, OVVERO AL BIVIO DELLA SCIENZA MODERNA'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/Sxf6pyarsZI/AAAAAAAAAiA/XdbsjbvUrH8/s72-c/paracelso.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-1712452004214275127</id><published>2009-10-08T15:26:00.005+02:00</published><updated>2009-10-08T15:31:22.466+02:00</updated><title type='text'>I luoghi della memoria: la Biblioteca Statale Antonio Baldini di Roma</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/Ss3o3rOe_DI/AAAAAAAAAbw/AHRJerV2sSo/s1600-h/baldini2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 357px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/Ss3o3rOe_DI/AAAAAAAAAbw/AHRJerV2sSo/s400/baldini2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5390220372226276402" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Amichevolezza” è la parola d'ordine alla Biblioteca Statale intitolata ad Antonio Baldini, scrittore, giornalista e saggista romano (vedi ritratto) vissuto tra il 1889 e il 1962. Qualità che si traduce nell'accessibilità delle raccolte, dette a “scaffale aperto”, da parte del pubblico fruitore e nell'aspetto accogliente delle sale di lettura, luminose, ariose e ben arredate. Invogliati da simili premesse, sono numerosi i suoi frequentatori abituali (in media 150 studiosi al giorno, anche 3800 al mese). Da qui il suo recente ammodernamento secondo i più avanzati criteri di biblioteconomia e di gestione automatizzata dell'utenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La raccolta iniziale costituisce un nucleo assai significativo nell'ambito dell'intero patrimonio. Comprende testi di base, classici di narrativa e di saggistica indispensabili per una biblioteca di cultura generale. &lt;br /&gt;Nel corso degli anni le acquisizioni sono state effettuate nell'ottica di creare un centro di informazione e approfondimento per gli studi universitari e una biblioteca di pubblica lettura al servizio di un ampio bacino di utenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono state acquisite anche biblioteche private appartenute a eminenti personaggi della cultura. Tra le acquisizioni più significative si segnalano la biblioteca e l'archivio di Paolo Monelli (1891-1984), giornalista e scrittore, personalità poliedrica, interessato a tutti gli aspetti della cultura, grande viaggiatore e appassionato bibliofilo. La raccolta, costituita da circa 11.000 volumi, per la maggior parte risalenti alla prima metà del '900, comprende anche collezioni di classici latini e greci e opere del '700 e dell'800, nonché una edizione veneziana del 1560 delle Institutiones iuris civilis. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'anno 2001 è stata creata una sezione di collocazione denominata PREGI riservata a volumi considerati di pregio per vari motivi e consultabili solo in sede, con procedure atte a garantirne al massimo la tutela e l'integrità. Vi sono collocati tutti i volumi antichi posseduti dalla Biblioteca, prime edizioni pregiate e volumi con dediche e/o disegni autografi dell'autore, libri d'artista e libri contenenti grafica d'autore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Info: &lt;br /&gt;&lt;a href="www.bibliotecabaldini.beniculturali.it"&gt;http://www.bibliotecabaldini.beniculturali.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si ringrazia &lt;strong&gt;Antonella Luzzi Conti &lt;/strong&gt;per la gentile collaborazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-1712452004214275127?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/1712452004214275127/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=1712452004214275127' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/1712452004214275127'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/1712452004214275127'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2009/10/i-luoghi-della-memoria-la-biblioteca.html' title='I luoghi della memoria: la Biblioteca Statale Antonio Baldini di Roma'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/Ss3o3rOe_DI/AAAAAAAAAbw/AHRJerV2sSo/s72-c/baldini2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-9102134114580676275</id><published>2009-04-16T17:18:00.008+02:00</published><updated>2009-04-16T18:18:27.605+02:00</updated><title type='text'>Il romanzo d'amore di Sulpicia</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SedMbM_RP8I/AAAAAAAAASA/tzfnUeEM6t0/s1600-h/sulpicia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 232px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SedMbM_RP8I/AAAAAAAAASA/tzfnUeEM6t0/s320/sulpicia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5325309114615676866" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;" &gt;di Raffaele Urraro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Nel terzo libro del &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:arial;" &gt;Corpus Tibullianum&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;, oltre ad altri componimenti, sono contenuti undici testi poetici in cui si narra l'amore di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;" &gt;Sulpicia&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;, figlia di Servio Sulpicio e nipote di Messala Corvino, per Cerinthus, un liberto di origine greca che altri identificano con Cornutus, l'amico di Tibullo. Si tratta di una silloge di poesie composte tutte in metro elegiaco ma facenti parte di due gruppi distinti: cinque, infatti, sono composte per &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;" &gt;Sulpicia&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt; e sei da &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;" &gt;Sulpicia&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;. In questa sede ci interessano solo i testi di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;" &gt;Sulpicia&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt; che sono veri e propri epigrammi e sono considerati come dei biglietti d'amore da lei inviati a Cerinto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;La lettura di questi versi rivela una ragazza piena di brio e di volontà di vivere, ma soprattutto indipendente e libera, schietta e sincera nel confessare senza ritegno e senza tabù il proprio amore per il suo innamorato. Se davvero sono di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;" &gt;Sulpicia&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt; e non sono un gioco letterario, magari confezionato da un poeta del circolo di Messala, che perciò sarebbe il portavoce della giovane, siamo di fronte alla prima poetessa della letteratura latina, colta e raffinata, in possesso dei ferri del mestiere poetico. Infatti i suoi sentimenti d'amore, freschi spontanei e intensi, si inverano un forme poetiche che, pur se denotano un controllo non sempre rigoroso dell'espressione, tuttavia sono la prova di indubbie capacità creative.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 9"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 9"&gt;&lt;link style="font-family: arial;" rel="File-List" href="file:///C:/DOCUME%7E1/Museo/Impostazioni%20locali/Temp/msoclip1/01/clip_filelist.xml"&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Font Definitions */ @font-face 	{font-family:Wingdings; 	panose-1:5 0 0 0 0 0 0 0 0 0; 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&lt;/style&gt;  &lt;p face="arial" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center;"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p face="arial" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p face="arial" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-weight: bold; font-family: arial;"&gt;E' giunto finalmente il mio amore! (III, 13)&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SedSM4tWUWI/AAAAAAAAASI/nX4XM2FmEms/s1600-h/abbraccioKlimt.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 312px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SedSM4tWUWI/AAAAAAAAASI/nX4XM2FmEms/s320/abbraccioKlimt.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5325315465723400546" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;E' giunto finalmente il mio amore:&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;averlo tenuto nascosto, motivo di vergogna&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;sarebbe per me, più che se a tutti&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;l'avessi svelato nella sua nudità.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;Sono stati i miei versi a convincere&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;Venere Citerea a portarlo a me&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;e a &lt;span&gt;consegnarlo nelle mie braccia&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;Venere ha mantenuto le promesse:&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;e racconti pure la mia gioia chi&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;si sa che non ne ha fatto esperimento.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;Non vorrei a tavolette sigillare&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;affidare alcune mie parole,&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;perché nessuno le deve leggere&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;prima del mio innamorato.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;Ma mi piace quest'errore&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;e disdegno atteggiamenti a virtuosa:&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;si dirà che sono una ragazza&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;degna del mio degno amore.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 9"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 9"&gt;&lt;link style="font-style: italic; font-family: arial;" rel="File-List" href="file:///C:/DOCUME%7E1/Museo/Impostazioni%20locali/Temp/msoclip1/01/clip_filelist.xml"&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:donotoptimizeforbrowser/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Font Definitions */ @font-face 	{font-family:Wingdings; 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&lt;/style&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-family: arial;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ci tieni&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;davvero, Cerinto,&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;alla tua ragazza, ché &lt;span&gt;la&lt;/span&gt; &lt;span&gt;febbre&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;la tormenta nel suo corpo malato?&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;E anch'io vorrei vincere questo male oscuro&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;se sapessi che anche tu lo voglia.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;A che gioverebbe vincere il male,&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-family: arial;"&gt;se tu con cuore indifferente&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-family: arial;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;puoi sopportare che io soffra?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-family: arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Che errore rifiutarmi a te! (III, 18)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SedVb-14UmI/AAAAAAAAASg/NWGvIWbQY3I/s1600-h/soladinotte.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 242px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SedVb-14UmI/AAAAAAAAASg/NWGvIWbQY3I/s320/soladinotte.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5325319023602717282" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center; font-family: arial; font-style: italic; color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Possa io, o mia luce, non essere più&lt;br /&gt;per te la tua calda passione,&lt;br /&gt;come sembra di essere stata&lt;br /&gt;in questi pochi giorni.&lt;br /&gt;In tutta la mia giovinezza&lt;br /&gt;nessuna sciocchezza ho commesso&lt;br /&gt;di cui confessi&lt;br /&gt;di essermi maggiormente pentita&lt;br /&gt;&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; 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font-family: arial; font-style: italic; color: rgb(0, 0, 0);"&gt;che di averti lasciato solo,&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-family: arial; font-style: italic; color: rgb(0, 0, 0);"&gt;la notte passata,&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-family: arial; font-style: italic; color: rgb(0, 0, 0);"&gt;perché desideravo nascondere a te&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center; font-family: arial; font-style: italic; color: rgb(0, 0, 0);"&gt;tutta la passione d'amore.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center; color: rgb(0, 0, 0);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-family: arial; color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-family: arial;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-size:85%;" &gt;(Traduzioni di Raffaele Urraro)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;"&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center; font-style: italic;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic;"&gt; &lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center; font-style: italic;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center; font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: center; font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-9102134114580676275?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/9102134114580676275/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=9102134114580676275' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/9102134114580676275'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/9102134114580676275'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2009/04/il-romanzo-damore-di-sulpicia.html' title='Il romanzo d&apos;amore di Sulpicia'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SedMbM_RP8I/AAAAAAAAASA/tzfnUeEM6t0/s72-c/sulpicia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-8656098720337171908</id><published>2009-03-02T17:31:00.000+01:00</published><updated>2009-03-02T17:53:22.877+01:00</updated><title type='text'>Gli autori latini del Tardo Impero Romano (seconda parte)</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SawL9mEb4RI/AAAAAAAAAOY/-4sxd6qCqMM/s1600-h/AURELIANO.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5308631213582049554" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 219px; CURSOR: hand; HEIGHT: 295px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SawL9mEb4RI/AAAAAAAAAOY/-4sxd6qCqMM/s400/AURELIANO.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il periodo successivo all’età di Settimio e Alessandro Severo (fine II sec.-primo trentennio III sec.), &lt;strong&gt;l’età di Claudio II e Aureliano (235-285),&lt;/strong&gt; è oltre che politicamente anche letteriarmente del tutto negativo, esprimendo solo due o tre nomi di rilievo, dei quali i primi due sono “cristiani” (Cecilio Tascio Cipriano e Commodiano) e il terzo, Olimpio Nemesiano, pagano. L’&lt;strong&gt;età &lt;/strong&gt;che segue, quella &lt;strong&gt;di Diocleziano e Costantino (fine III sec.-primo quarantennio IV sec.),&lt;/strong&gt; è un periodo di “risveglio” culturale, che vede la fioritura di numerosi scrittori “cristiani”, tra i quali Arnobio Afro e Cecilio Firmiano Lattanzio, in concomitanza con l’azione riordinatrice esercitata da Diocleziano e della fusione tra Romanità e “Cristianesimo” operata da Costantino.&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;/div&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5308629986887604674" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 180px; CURSOR: hand; HEIGHT: 393px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SawK2MRsGcI/AAAAAAAAAOQ/FVdDaAZrqug/s400/cipriano.jpg" border="0" /&gt; &lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;Cecilio Tascio Cipriano&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nato tra il 200 e il 210 d.C., fu uno fra i più grandi autori latini. Di nobile e ricca famiglia, dopo pochi anni dalla conversione e dal battesimo, fu chiamato, non senza mugugni e resistenze, a guidare la Diocesi di Cartagine, una delle più importanti dell’Africa e seconda, in Occidente, soltanto a Roma. come uomo appare come l’immagine della prudenza e della bontà. Prese a modello Cicerone, fu anche oratore, epistolografo e grammatico. Come scrittore svolse attività apologetica, patristica e contingente. Da apologista, scrisse almeno tre opere fondamentali. La prima, Ad Donatum, composta nel 246 d.C. subito dopo il battesimo, offre una profonda una riflessione sul processo psicologico che lo guidò alla conversione analizzando spietatamente la società del tempo. Seguirono Ad Demetrianum e Quod idol adii non sint. Di carattere dottrinario sono altre tre opere: De catholicae Ecclesiae unitate, Testimonia ad Quirinum, De habitu virginum. Di carattere contingente, infine, ancora tre opere. Nel De lapsis affronta la questione di quei cristiani che nel corso della dura persecuzione dell’imperatore Decio (250 d,C) per paura avevano sacrificato agli dei o si erano fatti rilasciare dei falsi certificati di sacrificio rinnegando Cristo. Le altre opere sullo stesso tono sono il De mortalitate, e le Epistulae. Morì come primo vescovo martire dell’Africa, in seguito alla persecuzione contro i cristiani scatenata tra il 257 e il 258 d.C. da Valeriano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Commodiano&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poeta cristiano latino, di età incerta (fra la fine del III e il V secolo d.C.), comunque posteriore a Tertulliano, Minucio Felice e Cipriano, generalmente considerato di orgini africane, anche se alcuni lo vorrebbero nativo di Gaza. Scarsamente valutato dai contemporanei, riveste tuttavia massima importanza dal punto di vista metrico, per il suo particolare modo di intendere gli esametri, che risentiva della perdita della quantità metrica nel latino di provincia fin dal III o IV secolo. Di lui sono rimasti i due libri delle Instructiones, rispettivamente di 41 e 39 brevi componimenti in forma di acrostico, il primo di carattere apologetico, diretto all'ammonizione e all'educazione dei pagani e dei giudei, il secondo invece sempre sullo stesso tono ai cristiani, e il Carmen apologeticum, composto da 1060 versi. Convertitosi al cristianesimo, cercò a sua volta di convertire. In teologia è un modalista patripassiano e un millenarista. Il senso della fine e l'avversione, che diventa satira feroce, per lo stato del mondo gli suggeriscono a volte accenti di vera poesia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Marco Aurelio Olimpio Nemesiano&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poeta latino, fiorito al tempo dell'imperatore Caro (283-284), nato probabilmente a Cartagine, l’unico autore pagano degno di menzione di questa età. Delle sue opere, dai versi freschi e piacevoli che riecheggiavano la tradizione bucolica virgiliana nella speciale attenzione rivolta alla campagna, sono giunti a noi un poemetto sulla caccia (Cynegetica), quattro Eclogae e due frammenti sull’uccellagione (De aucupio). Sappiamo che poetò anche sulla navigazione e sulla pesca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Arnobio Afro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nato a Sicca Veneria, nella Numidia, verso il 250, si affermò prima come retore nella sua città natale. Convertitosi al cristianesimo, diventò uno degli apologisti più combattivi. Scrisse i sette libri dell’Adversus nationes, nei quali si esprimeva in tono polemico contro il paganesimo pur non conoscendo a fondo le Scritture e le dottrine cristiane, ma anzi essendo egli stesso imbevuto di dottrine filosofiche pagane, tra platonismo e stoicismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5308631857719941378" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 350px; CURSOR: hand; HEIGHT: 261px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SawMjFq4GQI/AAAAAAAAAOg/WKx2X-t9x1U/s400/lattanzio.jpg" border="0" /&gt;&lt;strong&gt;Lucio Celio Firmiano Lattanzio&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Nato in Africa da famiglia pagana verso il 240, per la sua fama di retore diventò professore di retorica latina a Nicomedia, in Bitinia, sotto Diocleziano. Convertitosi in data imprecisata al cristianesimo, dopo gli scarsi risultati nell'insegnamento (data la prevalenza a Nicomedia di allievi greci), fu costretto a ritirarsi dall'incarico perché colpito dalle persecuzioni del 303, vivendo in miseria. Lattanzio abbandonò la Bitinia nel 306 per ritornarvi cinque anni dopo, forse grazie all'editto di tolleranza di Galerio, e nel 317 fu chiamato da Costantino a Treviri, in Gallia, come precettore del figlio Crispo. Scrittore fluente e architettonicamente ben strutturato, di grande efficacia ed eleganza, tanto che fu detto "il Cicerone cristiano", tra il 303 e il 317 compone una nutrita serie di scritti apologetici, tra i quali le Divinae Institutiones, in sette libri, che costituiscono un attacco indirizzato alla religione e alla filosofia pagane, contrapposte ai capisaldi della dottrina cristiana. L’opera De opificio Dei è invece innervata dall’elogio della sapienza dispiegata da Dio nel creare l’uomo, del quale Lattanzio esalta la bellezza e la finalità. Il De mortibus persecutorum è invece un'operetta storica intesa a dimostrare la tremenda fine riservata a tutti gli imperatori che levarono la mano contro i cristiani. Lattanzio è essenzialmente un retore, che però possiede notevoli conoscenze filosofiche. Dopo la sua conversione, diede inizio alla grande stagione della Patristica, ma, proprio come il suo maestro Arnobio, restò legato più profondamente a schemi argomentativi e teorici della cultura classica, specie neoplatonica, più che agli elementi dottrinari e teologici cristiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5308632642147892834" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 253px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SawNQv5EvmI/AAAAAAAAAOo/2GD40pvRrMs/s400/lattanziopera.jpg" border="0" /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;Se vuoi essere inserito/a nella mailing list del sito,&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;scrivi INFORMA all'indirizzo &lt;strong&gt;antiscrittureinedite @ email.it&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-8656098720337171908?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/8656098720337171908/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=8656098720337171908' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/8656098720337171908'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/8656098720337171908'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2009/03/gli-autori-latino-del-tardo-impero.html' title='Gli autori latini del Tardo Impero Romano (seconda parte)'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SawL9mEb4RI/AAAAAAAAAOY/-4sxd6qCqMM/s72-c/AURELIANO.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-3321071777383698105</id><published>2009-02-16T18:22:00.000+01:00</published><updated>2009-02-16T19:07:45.872+01:00</updated><title type='text'>Il rinnovamento dello sguardo. La scienza della prospettiva dal XIII al XV secolo</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span &gt;di &lt;/span&gt;&lt;span &gt;&lt;strong&gt;Valeria Sorge&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Vasco Ronchi, nel suo importante studio del 1983 dedicato alla storia dell’ottica, presenta in tal modo il campo concettuale del termine luce che costituisce il filo conduttore dell’intero volume: “Non è privo d’interesse mettere in rilievo che la luce era nata nella visione e che non sarebbe stato possibile altrimenti. Se non ci fosse stata la vista, chi sa se neppure oggi si parlerebbe di luce. Orbene, gli antichi filosofi avevano affrontato lo studio di questo senso e degli stimoli relativi, con criteri affini a quelli con cui avevano studiato gli altri sensi e avevano finito per dividersi in due correnti, che potremmo chiamare una soggettivistica ed una oggettivistica: quasi come una ripercussione dell’eterna lotta tra idealismo e materialismo”. Il termine luce e la relativa analisi storica della teoria della visione, non traducono quindi una riflessione consapevole della sua ricchezza teoretica e della pregnanza gnoseologica e metafisica, quanto piuttosto la surrettizia introduzione di un giudizio fondato sulle grandi conquiste scientifiche del secolo XX, giudizio che prescinde del tutto dall’analisi del problema del rapporto antinomico tra il mondo sensibile ed il mondo reale, problema, come è noto, antichissimo, e che ha sempre costituito un nodo centrale nella storia delle idee, soprattutto quando ci si è imbattuti in discrepanze evidenti e paradossali tra ciò che esiste e ciò che viene percepito. L’obiettivo del presente lavoro è quello appunto di verificare, anche se in misura necessariamente parziale, come alcuni autori del XIV secolo abbiano tematizzato tale rapporto.&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span &gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303449774886527698" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 390px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SZmjeKw8otI/AAAAAAAAANY/m5Zj5bwfG0c/s400/alhazen.bmp" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: center" align="center"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span &gt;A partire dal X secolo, e segnatamente dal pensiero del filosofo arabo &lt;strong&gt;Alhazen&lt;/strong&gt; [nel disegno sopra], alla geometria è stato affidato il compito di affrontare e di risolvere il problema dello scarto tra apparenza visiva e realtà, all'interno di una disciplina specifica: la perspectiva, che fin da quel momento ha avuto il significato di ottica o teoria della visione diretta (distinta dalla cataottrica e dalla diottrica, che si occupano, rispettivamente, della visione riflessa e rifratta). Ma questo problema si porrà con evidenza tutta particolare solo nel Medioevo, a partire dalla metà del secolo XIII, perché è proprio in questo momento che per la prima volta i maestri si propongono di dibattere istituzionalmente sullo statuto epistemologico, sull’oggetto, sui principi, sui metodi, sul fine della perspectiva che riceverà una legittimazione scientifica definitiva soltanto nell’enciclopedia del sapere e nell’insegnamento universitario del basso Medioevo. È fondamentale, da questo punto di vista, chiedersi in quali forme lo sviluppo dell’ottica verrà ad assumere un ruolo fondamentale nello statuto ontologico di quella philosophia naturalis del Trecento che acquista una particolare pregnanza speculativa solo se vista in rapporto al problema della ridefinizione della forma e dei caratteri dell'intera conoscenza. In particolare cercherò di significare brevemente alcune tra le coordinate intellettuali ed epistemologiche secondo cui, con maggiore o minore consapevolezza teorica, alcuni maestri del Trecento riformulano il problema gnoseologico a partire proprio da una rinnovata concezione del rapporto tra le diverse forme di conoscenza, sia sensibile che intellettiva, dovuta al progressivo rilievo acquisito dalla occamiana notitia intuitiva, e quindi all'acquisizione di un nuovo criterio di certezza. &lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span &gt;Per poter quindi cogliere fasi e modalità dei rapporti che si vengono ad istituire in questo momento storico, conviene partire proprio da questo rinnovamento dello sguardo, come l’ho significativamente chiamato nel titolo del mio contributo, che ha luogo a partire da una nuova e certa corrispondenza tra intuizione e percezione sensibile; corrispondenza legittimata dall’analisi, appunto, di quel senso che più di ogni altro certifica l'esistenza della realtà materiale, cioè la vista che consente per l'appunto di conoscere l'oggetto nel suo essere esistenziale ed attuale e in modo certo ed indiscutibile.&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span &gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303451337058752450" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 227px; CURSOR: hand; HEIGHT: 352px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SZmk5GT1F8I/AAAAAAAAANg/jqu_QHXGCfQ/s400/occam.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span &gt;In tale direzione d’indagine certamente la filosofia di &lt;strong&gt;Guglielmo di Occam&lt;/strong&gt; [nel dipinto sopra] e la corrente del nominalismo da lui iniziata rappresentavano le matrici del pensiero filosofico moderno nel senso che sarebbe venuta a delinearsi con essi una diversa modalità e una diversa finalità del conoscere; le questioni relative alla natura dell’essere in quanto essere, le discussioni intorno alla forma e alla sostanza diventano problemi puramente verbali. È proprio la metafisica come scienza dell’essere in quanto tale a perdere rapidamente terreno. Ciò verso cui viene orientato il sapere, la conoscenza o la scienza, non è più l’essenza delle cose, ma i segni, i simboli con cui si designano e si manifestano gli oggetti così come essi si danno secondo le condizioni della nostra esperienza conoscitiva, offrendosi appunto innanzitutto ad uno sguardo rinnovato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certamente, se da questo punto di vista, la tematica relativa alla continuità tra ottica, teoria della conoscenza e metafisica è stata spesso sottolineata dagli storici della filosofia seicentesca, non lo è stata analogamente dagli storici del pensiero medievale; non si è insistito abbastanza sul fatto che è appunto la vista a rendere possibile, e in modo eminente rispetto agli altri sensi, quella conoscenza dei fenomeni che è finalizzata alla sopravvivenza; in tale prospettiva, proprio quelle teorie della percezione, e soprattutto della percezione visiva elaborate da alcuni importanti maestri del basso Medioevo, ci consentiranno non solo di esaminare i rapporti tra fisiologia e psicologia, di indagare le connessioni tra teorie della conoscenza e metafisiche, ma di aprire anche scorci interessanti su categorie come quelle di ‘scetticismo’, fenomenismo, sensismo ed empirismo, la cui inevitabile ampiezza non può certamente diminuirne il fascino e le attrattive teoretiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venendo ora al tema di cui mi sto occupando, è opportuno ricordare innanzitutto che, com’è noto, la prospettiva medievale non è nata nel XIV secolo ma nel XIII. Pertanto lo studio dei problemi così come si sono configurati nel XIV secolo, presuppone la riflessione filosofica anteriore sull’argomento di Grossatesta in particolare, di Bacone, di Vitellione e di scrittori arabi come Alkindi e Alhazen conosciuti negli ambienti latini tra XII e XIII secolo : autori tutti che hanno contribuito in modo originale allo sviluppo di tali discussioni. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: center" align="center"&gt;&lt;span &gt;È con &lt;strong&gt;Roberto Grossatesta&lt;/strong&gt; innanzitutto che, nel XIII secolo, la prospettiva si autolegittima speculativamente con la vera e propria dignità di scienza. L’opera di Grossatesta, com’è noto, si snoda lungo il filo di un sostanziale rapporto con la metafisica e con la teologia, poiché sviluppa i percorsi neoplatonici ed agostiniani di quella metafisica della luce, scientia scientiarum in cui la luce stessa si pone come la prima forma corporea, infusa da Dio nella materia prima; sia l’una che l’altra rappresentano unicamente entità semplici sine situ et magnitudine laddove la luce costituisce per l’appunto la base dell’estensione tridimensionale e il principio fisico del movimento: la geometria della luce, viene quindi a coincidere con l’intera scienza della natura e la cosmogonia del De luce assume quasi tratti di una summa platonizzante, che riveste quasi i caratteri di quella biblica della Genesi come di quelli della cosmologia aristotelica del De coelo. Come egli stesso scrive infatti in apertura del suo trattato sull’arcobaleno, se è dei fisici apprendere il quid delle cose è proprio dei perspectivi invece indagare il propter quid, vale a dire il perché, la ragion d’essere della natura, senza fermarsi, come la fisica, al loro quid : e tale quid, o forma, ovverosia ciò che, in quanto essenza, rappresenta il principio comune a tutti gli esseri naturali, è appunto la luce. Proprio perché in tal modo rende possibile la costruzione di una scienza modellata sugli aristotelici Analitici posteriori (per il quale si conosce solo per la causa sostanziale) e in quanto l’essere di tutti gli enti, sia celesti che terrestri, sia spirituali che materiali possiede le caratteristiche e l’essenza della luce, la tematica della diffusione della luce costruita dal Grossatesta ce la rappresenta come una vera e propria scienza della natura creata, o come una spiegazione causale della generazione delle forme: abbiamo così quella fusione delle dottrine neoplatoniche della luce con l’ideale della scienza dimostrativa aristotelica per cui la cosmogonia del De luce verrà a fondarsi su originali proposizioni matematiche rapportate agli infiniti relativi che ne hanno legittimato interpretazioni in un certo qual modo scientifiche che considerano l’universo grossatestiano facente capo a un Dio che è insieme Padre della luce e matematico, molto vicino, in certo qual modo al monarca costituzionale teorizzato da Cartesio, Hobbes e Newton, che regge il mondo servendosi delle stesse leggi che vi ha posto. Così Dio rappresenta la fonte della luce spirituale e le idee eterne presenti nella sua mente, o principia essendi, rifulgono in tal modo all’intelletto umano in quanto, rappresentano, insieme, i principia cognoscendi: nella dottrina dell’illuminazione divina elaborata dal Grossatesta, la conoscenza viene ottenuta dall’intelligentia, la facoltà più alta dell’anima razionale, e un’irradiazione dalla luce creata. Analogamente il sole, immagine fisica di Dio, rappresenta la fonte della luce corporea e rende possibile la visione delle cose ab oculo corporali e l’ampiezza dell’angolo visuale formato dalla piramide radiosa sarà in grado di spiegare le percezioni di distanza, grandezza e posizione degli oggetti. Ma certamente non è per il suo tentativo di render conto dell’origine del mondo creato e della causalità delle cose terrene sulla base dello schema esplicativo della luce che ci sembra originale il pensiero di Grossatesta, quanto per l’aver egli applicato le nozioni di ottica geometria all’incoazione delle forme sostanziali.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt; &lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman;"&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: center" align="center"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303452297649593378" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 297px; CURSOR: hand; HEIGHT: 267px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SZmlxAyiHCI/AAAAAAAAANo/Mz07viXdo1g/s400/bacone.jpg" border="0" /&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;Sarà proprio a partire dalle opere di Grossatesta e dalla scientia experimentalis di &lt;strong&gt;Ruggero Bacone&lt;/strong&gt; [nell'immagine sopra], sulla rilevanza della cui opera prospettica non è qui il caso di soffermarci se non per brevi cenni, che l’analogia tra visione corporea e visione spirituale diventa esplicita e insistente: l’occhio del corpo, considerato come un vero e proprio strumento divino è strettamente connesso all’occhio della mente, mentre l’anima è definita pupilla spiritualis. Riferendosi al celebre passo di Paolo (Videmus nunc per speculum in aenigmate, sed in gloria a facie ad faciem), Bacone attribuirà la visione diretta a Dio e all’ anima dopo la risurrezione, la visione rifratta agli angeli e all’anima dell’uomo post mortem, ma prima della resurrezione, e la visione riflessa alla creatura umana nella sua vita terrena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma è in particolare il nuovo uso da parte di Bacone di un concetto chiave nella storia dell’ottica, quello di specie, intesa tradizionalmente come similitudine dell’oggetto, che costituisce un importante passo in avanti nel percorso della perspectiva: la risoluzione dell’oggetto visibile in sorgenti luminose puntiformi. L’oggetto, in ogni suo punto, emette specie radiose, quasi si trattasse di una stella e in tal modo i raggi tridimensionali si urtano, le specie materiali si mescolano nel mezzo, garantendo però una visione non confusa, poiché l’occhio percepisce solo quei raggi che gli giungono perpendicolari. La piramide formata da questi raggi rappresenta l’euclideo cono visivo, quella “piramide rotonda”, nella cui definizione rientra ogni sorta di piramide.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra la fine del XIII secolo e gli inizi del XIV si ha quell’importante svolta nella storia della prospettiva per cui la trattazione dei problemi ottici viene ad abbracciare non solo il campo della scienza della natura considerata nella sua struttura luminosa, ma anche quello della conoscenza sensibile. La teoria della visione di Alhazen già divulgata in compendio da Peckham la cui perspectiva venne qualificata come communis a partire dal XIV secolo, sarà letta nelle università fino al XVI e, d’altro canto, anche per l’influenza della scienza sperimentale di Bacone, le compilazioni ottiche, unitamente alle opere dei perspectivi arabi e latini potranno offrire una serie di concezioni utili per spiegare il mondo degli accadimenti naturali e per svolgere una teoria gnoseologica che ricerca il fondamento sensibile della certezza del sapere dell’uomo. Le posizioni più originali e autorevoli in rapporto all’inserzione dell’ottica nel corpo del sapere della tarda scolastica, e che cercherò qui di riassumere brevemente, non potevano che essere formulate da quegli stessi autori che, con le loro opere, avviano il processo di istituzionalizzazione di tale disciplina nella cultura universitaria : Giovanni Buridano, Nicola d’Oresme, Biagio Pelacani da Parma.&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;Per quanto riguarda &lt;strong&gt;Buridano&lt;/strong&gt;, maestro a Parigi nella prima metà del XIV secolo, il suo particolare interesse per i temi della prospettiva si mostra ampiamente nei suoi scritti logici e scientifici in cui egli svolge quelle tematiche ottiche relative al funzionamento dell’occhio, alla costituzione della specie visiva, alla natura del colore, tematiche d’altronde strettamente connesse alla posizione di rilievo che occupa la percezione sensibile, vale a dire la sensazione visiva, nell’intero percorso gnoseologico. È in particolare nel De anima che si rende necessario spiegare la genesi psicologica dell’universale o concetto generale, a partire dalla priorità gnoseologica del concetto singolare rispetto all’universale; e pur non parlando mai di cognitio intuitiva, Buridano sottolinea comunque, e ripetutamente, il fondamento visivo e sperimentale dei termini universali. In uno dei primi libri del commento alla Physica, scrive infatti che la scienza rappresenta sempre un ragionamento dimostrativo costituto da premesse, conclusioni, termini e res significate da quegli stessi termini. Buridano definisce quindi i quattro modi fondamentali di fare scienza, che si risolvono però tutti nel quarto, quello che si fonda negli enti cose singolari percepiti sensibilmente. Da questo punto di vista resta agevole cogliere il rilievo che hanno per il nostro maestro le tematiche relative alla sensazione visiva, i problemi ottici della luce e della sua propagazione nel medio, e del colore. In particolare la luce non rappresenta più per lui una forma sostanziale, come per Roberto Grossatesta, ma riveste semplicemente i caratteri di una qualità visibile ben diversa, però, dal colore. Si verifica spesso, tuttavia, che luce e colore stiano insieme uniti nei corpi, e questo sarebbe, ad esempio, il caso del carbone acceso : di qui l’incertezza dei filosofi e le loro difficoltà nell’indicare la differenza tra la luce ed il colore. Tutto ciò non esime Buridano dal fornire una definizione adeguata del colore che rappresenta una qualità reale dei corpi che, possedendo l’essere reale e fisso nel corpo colorato, è privo, di conseguenza, di qualsivoglia essere spirituale. Senza entrare nel merito della complessa teoria dell’essere reale ed intenzionale da lui formulata, basti sottolineare che l’atteggiamento filosofico di Buridano è quello di chi si muove in un campo d’indagine in cui il rispetto per la ragione naturale è il canone metodologico fondamentale che deve porsi alla base degli scritti di fisica, di astronomia e di perspectiva.&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt; &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303453979742574034" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 249px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SZmnS7EwFdI/AAAAAAAAAN4/7CbcoSwSfx4/s400/doresme.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;La teoria prospettica del grande maestro parigino &lt;strong&gt;Nicola d’Oresme&lt;/strong&gt; [nell'immagine sopra]conosce uno sviluppo per certi versi molto simile all’opera di Buridano; egli infatti, impegnato ad elaborare una nuova teoria dei cieli e a studiarne i moti, considera la perspectiva come la scienza che può offrire gli strumenti per combattere ogni tipo di astrologia superstiziosa e che può essere configurata, invece, come una scienza razionale utile all’uomo a partire da un progetto speculativo molto vasto, espressione di quella strategia “che consisteva nell’indagare la natura iuxta propria principia”. A Oresme, interessa infatti soprattutto la prospettiva astronomica alla quale dedica un trattato a parte, il De visione stellarum : in esso, sottolineando ripetutamente la nobiltà e il fine ultimo dell’astrologia naturale o razionale, ribadisce con forza che l’opera della natura ha fatto sì che l’uomo potesse alzare il volto verso il cielo per poter guardare alle cose più nobili e più elevate. È d’obbligo a questo punto per Oresme, evidentemente, il riferimento al Timeo: Platone, allo scopo di render conto del perché la vista sia propria degli occhi e del perché Dio abbia fatto il cielo, spiega che l’uomo stesso, mediante gli occhi, può volgersi verso il cielo e differenziarsi così dai bruti, incapaci di tale percorso di conoscenza. Il trattato oresmiano analizzerà quindi innanzitutto gli inganni (deceptiones) della vista in rapporto al luogo preciso in cui sono collocate le stelle e i corpi celesti e cercherà, poi, un metodo per evitare tali inganni, un metodo fondato da un lato sull’esperienza e, dall’altro sul ragionamento matematico dal momento che sempre, nell’esperienza, esiste un mutuo e corrispondente accordo tra sensi e ragione: “Est igitur experientia veraciter quod ratio concordat sensui et sensus non obviat rationi”. In tal modo la prospettiva viene ad acquisire i caratteri di una scienza astronomico-fisica, che si serve degli stessi percorsi logici della matematica e si rende possibile così la spiegazione ottico-geometrica di alcune espressioni di illusione ottica, come quella della deformazione della moneta posta nel fondo di un vaso pieno d’acqua, o quello del bastone tagliato, o quello della forza comburente della luce ; si tratta infatti delle stesse regole che possono essere applicate alle apparenze dei luoghi degli astri poiché i corpi celesti emanano raggi che subiscono deviazioni di varia natura, determinate in modo particolare dalla variabilità delle condizioni dell’atmosfera e dei vari luoghi che essi attraversano. La stessa irregolarità dei moti celesti che di per sé sono immutabili, eterni e perfetti, è pura apparenza perché si spiega anch’essa in base alle leggi di deviazione dei raggi luminosi che attraversano mezzi fisici diversamente densi. In tal modo tutti i fenomeni luminosi ricevono un’adeguata spiegazione a partire dalle leggi della prospettiva geometrica e perdono di conseguenza ogni carattere occulto, magico ed irrazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prospettiva medievale si è ormai avviata così a diventare quella scienza matematico-fisica che trova la sua piena legittimazione nell’opera del terzo autore che vorremmo brevemente considerare, quel &lt;strong&gt;Biagio Pelacani&lt;/strong&gt; da Parma filosofo, matematico, scienziato e astrologo, operante tra Pavia, Bologna, Padova e Firenze dal 1374 al 1416, le cui dottrine più rilevanti devono essere considerate quelle professate nella sua carriera di docente a Bologna tra il 1379 ed il 1382 “in medicina et artibus pro lectura philosophiae et astrologiae”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'aspirazione più viva che feconda le Questiones perspectivae del Pelacani e che l'impostazione dell'ottica di Alhazen gli permetteva di realizzare, è riposta nell’aver egli sottolineato il principio della certezza sensibile che va collegato al rilievo centrale da lui attribuito alle operazioni delle attività sensitive interiori dell'anima, cioè la memoria, la cognitiva, l' aestimativa, e alla stringente dimostrazione che l'errore è legato alle operazioni della ragione “quia componere vel dividere est operatio virtutis interioris”. Secondo tale prospettiva, e proprio a partire dalle modalità stesse con cui è possibile considerare la visione sensibile che è in grado di cogliere, mediante operazioni di confronto e di distinzione dei dati dell'esperienza, quelle forme considerate come proprietà quantitative e qualitative delle cose, Pelacani intendeva non solo inserirsi consapevolmente nel complesso dibattito sulla natura della conoscenza tra XIII e XIV secolo, ma anche condurre la phylosophia naturalis al privilegiamento della percezione visiva come strumento essenziale dell'anima umana nell'apprensione del reale: l'anima razionale, di conseguenza, si trasforma, nelle Quaestiones perspectivae, in una totale anima visiva. In tal modo, tutta l'opera di Biagio appare guidata quindi dal profondo convincimento di poter costruire un modello scientifico in cui le varie forme di sapere possano disporsi intorno ad un nucleo centrale, vale a dire la matematizzazione della realtà fisica delle scienze, dall'ottica alla geometria. È infatti sul versante teorico dell'ottica che egli concentra la propria attenzione, rifiutandosi di concepire la sensazione visiva come uno strumento inferiore della conoscenza, dal momento che le leggi dell'ottica geometrica sono atte a legittimare la constatazione che la vista, intesa sia come aspectus che come intuitio, può renderci comprensibili le cose stesse nel loro essere e nel loro agire. Forse in misura maggiore rispetto allo stesso Alhazen, Biagio si mostra impegnato ad indicare la profonda relazione che si istituisce tra sensazione visiva e percezione interiore che permette di impostare correttamente l'intera indagine gnoseologica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In altre parole, la sua teoria della verità della percezione ottica, contribuisce a confermare l'importanza di quelle cosiddette scientiae ingegnorum ( statica, ottica, balistica ecc.) già teorizzate da Alfarabi nel suo De scientiis che non trovavano riscontro nell'enciclopedia delle scienze teoretiche di Aristotele, né nelle arti del Quadrivio di Boezio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel corso dell’intero XIV secolo altri importanti maestri, tra cui Enrico di Langenstein, e Domenico da Chivasso, nelle loro questiones perspectivae, commentano e discutono le opere di Alhazen, Witelo, Bacone, Biagio Pelacani, e le rispettive teorie dei raggi e della piramide visiva. La prospettiva, alla fine del Medioevo, ha ormai acquisito quel posto centrale nel curriculum universitario tra le discipline del quadrivio subito dopo l’aritmetica e la geometria che sarà testimoniato dalla figura allegorica scolpita nel 1493 dal Pollaiolo per la tomba bronzea di papa Sisto IV, nella chiesa romana di San Pietro in Vincoli: qui viene rappresentata come l’ottava arte liberale, che regge in mano un libro aperto : la Perspectiva communis di Peckham.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Lindberg ha individuato nello sviluppo delle discussioni di prospettiva nel secolo XIV quasi una deviazione rispetto alla strada maestra che porta a Keplero poiché a suo parere, nel tardo Medioevo, occuperebbe un posto di rilievo unicamente quella tradizione aristotelica che era rappresentata, all’università di Parigi, dalla scuola di Buridano. Se certamente possiamo sottoscrivere tale considerazione dal punto di vista di un’evoluzione intrinseca della prospettiva, è necessario d’altra parte attribuire ben altro rilievo anche agli altri percorsi della perspectiva tardo-medievale che confluiranno certamente nell’ampia problematica seicentesca relativa alla natura delle idee: la dichiarata bidimensionalità delle specie nell’occhio: la discussione di origine averroista sulla natura del senso agente o sensazione attiva; la contrapposizione, dovuta a Pietro Aureolo, dell’esse apparens -sinonimo di esse intentionale, iudicatum o esse visum- all’atto cognitivo che lo genera e all’esse reale ; la celebre tesi di Occam, con il suo rifiuto delle species, considerate in precedenza come instrumenta rappresentativi dei sensi e dell'intelletto, possono certamente accostare i dibattiti e i modelli gnoseologici della tarda scolastica ad alcune dottrine seicentesche su cui non è qui il caso di soffermarsi : dalla polemica relativa alla natura della mente percipiente al carattere solo apparente di quello che si vede nello spazio, e dello stesso spazio visivo. Quello che ci interessa invece sottolineare è che fin da questo momento, gli elementi di continuità tra la vecchia e nuova prospettiva sono rappresentati da quello strumento, la camera ottica o scatola prospettica, che possiamo certamente considerare una variante pittorica della camera oscura, e che era ben conosciuto dagli ottici e dagli astronomi fin dalla seconda metà del XIII secolo: sarà l’Alberti che, nel De pictura, per dipingere un frammento di mondo “così com’è”, proporrà di guardare attraverso il foro praticato su una delle facce di una scatola chiusa. Quel foro corrisponde al punto di fuga, all’occhio-vertice della piramide radiosa medievale : è il ricettacolo delle specie geometriche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nello stesso tempo una nuova maniera di concepire lo spazio circola tra gli artisti, in particolare i pittori, ed esprime l’esigenza di passare dallo studio tradizionale dell’ottica ad indagini prospettiche che consentano di realizzare tecniche capaci di servire al pittore. Il passaggio dallo studio della perspectiva communis, ossia dell’ottica, che aveva avuto i suoi monumenti medievali nei grandi trattati di Alhazen e di Vitellione, alla perspectiva pingendi, ossia allo studio delle tecniche necessarie per rendere lo spazio a tre dimensioni su un piano è molto importante. Lungo quasi tre secoli si viene ridiscutendo e ripensando il rapporto tra l’occhio e le cose, tra l’individuo e il mondo oggettivo. Dal trattato sulla perspectiva di Piero della Francesca, fino al Dürer, si ripensa sempre più problematicamente, il nesso occhio-luce-cosa. Se infatti da un lato la prospettiva permette ai corpi di dispiegarsi plasticamente nello spazio, creando in tal modo un totale allontanamento dell’uomo dagli enti, dall’altro invece, riporta le cose nell’occhio dell’individuo e dall’individuo stesso fa dipendere i fenomeni. Sono ancora estremamente valide, a tal proposito, le affermazioni del Panofsky a parere del quale la storia della prospettiva potrebbe essere concepita da un lato come un trionfo di quel senso di realtà che allontana e rende il mondo “oggetto”, ma anche, dall’altro, come un vero e proprio trionfo della volontà dell’uomo che tende ad annullare ogni distanza: sia quindi come un consolidamento e una sistematizzazione del mondo esterno, sia come un ampliamento della sfera dell’individuo. E certamente, forse proprio ed innanzitutto nella storia interna della perspectiva è possibile rintracciare importanti progettualità di tipo artistico intrinsecamente connesse a preoccupazioni di tipo tecnico-scientifico, e una mutua corrispondenza fra il tema dell’uomo creatore e quello del suo rapportarsi alla realtà oggettiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle spiegazioni della percezione sensibile che offrono autori come Biagio Pelacani, Enrico di Langenstein, Domenico da Chivasso, si esprime un elemento comune esplicativo di quella svolta per la quale il percepibile è sottoposto al percepire: il vedere non rappresenta più un mostrarsi dell’aspetto che una cosa presenta, dal momento che, piuttosto, ogni realtà visibile si relaziona in primo luogo e soprattutto alla facoltà di vedere. L’individuo può cogliere quindi l’intera estensione del percepibile solo a partire dall’intera misurazione dell’ambito di sviluppo dei singoli sensi, e, innanzitutto, della vista. Se quindi l’intera conoscenza è ora spiegata unicamente partendo dal fondamento stesso del vedere, resta da interrogarsi sull’essenza stessa del vedere ribadendo innanzitutto che è proprio il senso della vista a poter rappresentare così la totalità delle forme del visibile . Si verifica in tal modo una singolare inversione del rapporto tra immagine e realtà: se infatti, di solito l’immagine è immagine per il fatto che essa è rappresentazione di una realtà che funge da modello e da prototipo, ora invece l’immagine acquista un primato progressivo nei confronti dell’oggetto: l’essenza dell’uomo si pone come l’ambito normativo al quale ci si deve sempre rapportare per rintracciare la misura delle cose e, in tal modo, abbiamo già imboccato la strada che percorrerà il nostro Rinascimento in cui ciò che si esprimerà in ogni opera figurativa sarà prima di tutto, appunto, il vedere stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303455541382998114" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 206px; CURSOR: hand; HEIGHT: 369px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SZmot0o16GI/AAAAAAAAAOA/kDQU6sP3SRM/s400/chiesaBrunelleschi.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="center"&gt;Si è avuto torto a non insistere abbastanza sul legame profondo tra il dibattito sulla natura della mente percipiente nella tarda Scolastica e gli studi di ottica, di prospettiva così di un Brunelleschi come di un Leon Battista Alberti, o sul significato dell’“invenzione” brunelleschiana della prospettiva, argomento ancora non del tutto scandagliato dalla letteratura critica. In ogni caso la scoperta brunelleschiana della perspectiva, ed il ruolo dominante che in essa viene attribuito all’ottica geometrica, è certamente l’espressione della ricerca di un fundamentum inconcussum che possa spiegare la generazione della realtà mediante le leggi della diffusione della luce per linee, raggi, angoli, sfere e piramidi, come ci spiega Antonio di Tuccio Manetti, anonimo autore, probabilmente, della vita di &lt;strong&gt;Filippo Brunelleschi&lt;/strong&gt;. Ben sappiamo, ormai, allo stato attuale degli studi, che il Manetti si riferiva alle due tavolozze realizzate dal Brunelleschi, sembra, tra il 1403 ed il 1425 con la veduta del Battistero e di Piazza della Signoria in cui già sarebbe abbozzata la regola della perspectiva artificialis o pingendi, tematizzata più avanti, e in modo certamente più consapevole dall’Alberti e da Piero della Francesca. Volendo qui brevemente riassumere le caratteristiche più rilevanti che contraddistinguono la regula di Filippo nelle due tavolette prospettiche, possiamo certamente sottoscrivere ancora la suggestiva tesi del Panofsky per il quale in esse è chiaramente espressa una nuova e consapevole tematizzazione di tipo ottico-geometrico che ha come suo fondamento il concetto di uno spazio vuoto, unitario e omogeneo, vale a dire matematico. In questo stesso quadro teorico si iscrive la teoria secondo cui gli oggetti non possono essere ridotti a forme qualitative colorate da riportare sulle due dimensioni; ancor più, l’individuazione del punto di fuga presuppone la conoscenza della distanza tra quegli oggetti che siano collocati in uno spazio vuoto misurabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio ed innanzitutto per questa concezione dello spazio è possibile rispondere affermativamente alla domanda relativa alla possibile influenza sulla formazione del Brunelleschi delle teorie prospettiche precedenti . È infatti solo negli ambienti culturali e scientifici degli artisti fiorentini, o anche al di fuori, che possiamo constatare i mutamenti profondi imposti dalla nuova idea di spazio con la centralità del concetto di forma visiva, geometrica, ridotta ai suoi termini matematici ? Certamente nelle trattazioni prospettiche latine medievali di Grossatesta, Peckham, Bacone, non possono essere rintracciati gli antefatti della prospettiva del Brunelleschi. La nuova svolta imposta all’ottica nel XIV secolo rende ormai impossibile riproporne i temi a partire da quell'ambiguo eclettismo che caratterizzava i primi trattati di perspectiva, eclettismo dovuto alla commistione delle dottrine greche di ottica geometrica con le varie metafisiche elaborate dai filosofi della luce, in ogni caso convergenti, anche se sostanzialmente diverse, nel proporre un'accezione prevalentemente analogica delle immagini luminose. È invece proprio a quella fisica della luce elaborata dagli autori cui prima ho brevemente accennato e ben saldata ad una rappresentazione delle forme come volumi o figure geometriche poste in uno spazio vuoto omogeneo, che si ancora quel rinnovamento dello sguardo espresso dall’universo brunelleschiano: immagini e raggi stellari, figurae visuales e superficies radiosae, qui tutto si risolve in strutture geometriche calcolabili, così come su un altro versante, è dato rilevare anche dal programma attuato dal Ghiberti con il suo volgarizzamento della prospettiva di Alhazen, autore che lo poteva fortemente stimolare in relazione al suo problema delle misure delle forme, della profondità e della distanza delle immagini nella luce. L’opera di erudizione compiuta dal Ghiberti è perfettamente corrispondente a quell’ideale del sapere eclettico, espresso dai curricula dottrinali basso Medioevo che egli esprime come proprio programma di ricerca nel primo libro e che poi sviluppa organicamente nei libri successivi in cui è centrale l’esigenza di diffondere dottrine che egli riteneva importanti per la teoria del disegno, ossia quell’arte dei profili che si proiettano sul quadro rispetto al sole. Ci troviamo così di fronte ad una prima e fondamentale espressione di quella teoria della proporzionalità così importante per l’estetica rinascimentale con la sua valorizzazione della concezione armonica della bellezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per concludere: la schematicità di questa sintesi e la voluta parzialità dell’angolazione che ho scelto, non possono peraltro far dimenticare che siamo appunto alle soglie di una visione non trascendente ma terrestre e immanente delle cose, fondata sull’esaltazione di quell’operazione visuale sensibile che aprirà le porte del nuovo universo rinascimentale condizionandone tutta l’attività intellettuale : alla vista si attribuisce così quel valore del tutto particolare che la rende l’operazione che presuppone tutte le attività spirituali dell’uomo e che ci permette l’esperire di tutti i fenomeni del mondo. Ma è già questa la concezione tipica di Buridano, di Oresme, di Biagio Pelacani e di tutti quegli altri maestri che saranno significativamente presenti nel clima intellettuale del secolo successivo e in quella specie di proemio della prospettiva, tratto da Peckham, che si legge nel Codice Atlantico (203ra) : “la prospettiva... è da essere preposta a tutte le discipline umane nella quale si truova la grazia non tanto della matematica quanto della fisica, ornata co’ fiori dell’una e dell’altra”. Come Leonardo stesso scriverà poi nel Trattato della pittura: “Se tu dirai che ‘l vedere impedisce la fissa e sottile cognitione mentale co’ la quale penetra nelle divine scientie, e tale impedimento condusse un filosofo a privarsi del vedere, a questo risponde, che tal’occhio, come signore de’ sensi, fa suo debito a dare impedimento alli confusi e bugiardi, non scientie, ma discorsi, per li quali sempre con gran gridare e menare de’ mani si disputa...Or non vedi tu, che l’occhio abbraccia la bellezza di tutto il mondo ? Egli è il capo dell’astrologia, egli fa la cosmografia...questo è principe delle matematiche, le sue scientie sono certissime”. &lt;/p&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303456507852042674" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 331px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SZmpmFBBMbI/AAAAAAAAAOI/HmSOOTjxmxc/s400/leonardo.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="center"&gt;Saggio pubblicato in &lt;strong&gt;Giovanni da Ripa e dintorni. Una cultura della complessità: la civiltà del XIV secolo&lt;/strong&gt;, a cura di M. Cristiani, in "Schola Salernitana", Avagliano Editore, Salerno, Studi e testi, 4, 2001, pp.53-71, e negli &lt;strong&gt;Atti del Convegno&lt;/strong&gt; per la presentazione dell'edizione critica integrale delle "Quaestiones perspectivae" di &lt;strong&gt;Biagio Pelacani&lt;/strong&gt; da Parma (editore Vrin, Parigi).&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;em&gt;Per essere inseriti nella mailing list del sito,&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;em&gt;inviare INFORMA ad&lt;/em&gt; antichescrittureinedite @ email.it&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-3321071777383698105?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/3321071777383698105/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=3321071777383698105' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/3321071777383698105'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/3321071777383698105'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2009/02/il-rinnovamento-dello-sguardo-la.html' title='Il rinnovamento dello sguardo. La scienza della prospettiva dal XIII al XV secolo'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SZmjeKw8otI/AAAAAAAAANY/m5Zj5bwfG0c/s72-c/alhazen.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-5304592565392340470</id><published>2009-02-02T15:55:00.001+01:00</published><updated>2009-02-02T16:47:20.686+01:00</updated><title type='text'>News: testo latino di 450 anni fa anticipava progetto scientifico moderno</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SYcUjlOl3-I/AAAAAAAAANQ/pBf0U0b4j9c/s1600-h/fernelmanu.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5298226088145969122" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 239px; CURSOR: hand; HEIGHT: 364px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SYcUjlOl3-I/AAAAAAAAANQ/pBf0U0b4j9c/s400/fernelmanu.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SYcTAqwkiUI/AAAAAAAAANI/0muPjZ24ch0/s1600-h/Physiome.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5298224388823615810" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 161px; CURSOR: hand; HEIGHT: 139px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SYcTAqwkiUI/AAAAAAAAANI/0muPjZ24ch0/s400/Physiome.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SYcS2jmoz_I/AAAAAAAAANA/uaB3KZpYoiU/s1600-h/fernelmanoscritto.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SYcSjGcOVXI/AAAAAAAAAM4/xuPRRWrhHlA/s1600-h/fernelmanoscritto.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;Il &lt;em&gt;Physiome Project&lt;/em&gt;, diretto dall’International Union of Physiological Sciences, mira a creare un quadro di riferimento per comprendere il funzionamento di tutto l'organismo umano, dai geni e dalle proteine all’intero corpo, un progetto internazionale di simulazione computazionale per la ricostruzione quantitativa della fisiologia di organi e sistemi, come ad esempio dell'intero cuore, un approccio che ha molte importanti ricadute a livello clinico. Un testo medico latino di circa 450 anni fa, intitolato &lt;em&gt;Physiologia&lt;/em&gt;, anticipava quest’impresa.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5298219147782557266" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 317px; CURSOR: hand; HEIGHT: 398px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SYcOPmXAjlI/AAAAAAAAAMo/piabWiRll5c/s400/fernel.jpg" border="0" /&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;Il suo autore, &lt;strong&gt;Jean Fernel&lt;/strong&gt; (nel disegno sopra), latinizzato in Johannes Fernelius (1497 – 1558), è stato una delle principali figure francesi della scienza e della medicina rinascimentali, e il primo ad usare il termine 'fisiologia' scientifica nel suo senso moderno. All’epoca 'Physiologia' indicava lo studio della natura o della filosofia naturale. Pubblicato per la prima volta nel 1542, compreso nel &lt;em&gt;De naturali parte medicinae&lt;/em&gt;, e in seguito, insieme con i volumi &lt;em&gt;Pathologia&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Therapeutice&lt;/em&gt;, all’interno dell’opera maggiore di &lt;strong&gt;Fernel&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Universa Medicina&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Physiologia &lt;/em&gt;ricevette in totale più di 30 ristampe, e provocò un dibattito in Europa per i successivi 100 anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fernel&lt;/strong&gt; definì come scopo della fisiologia la conoscenza “della natura dell’uomo sano, di tutte le sue forze, di tutte le sue funzioni”. L’opera di &lt;strong&gt;Fernel &lt;/strong&gt;risuona oggi nell'obiettivo del &lt;em&gt;Physiome Project&lt;/em&gt;, che è quello “di capire e descrivere l'organismo umano, la sua fisiologia e fisiopatologia, e di utilizzare tale conoscenza per migliorare la salute umana”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al tempo di &lt;strong&gt;Fernel&lt;/strong&gt; la pratica medica era incentrata sullo studio delle varie parti del corpo con riferimento a testi di anatomia, riccamente illustrati, di autori come &lt;strong&gt;Andreas Vesalius&lt;/strong&gt;. &lt;strong&gt;Fernel&lt;/strong&gt; attaccò quest’“arte superficiale e semplicistica”, sostenendo che era difettosa dei principi olistici di causalità e funzione. La sua risposta, &lt;em&gt;Physiologia&lt;/em&gt;, è un trattato brillantemente logico. &lt;strong&gt;Fernel&lt;/strong&gt; inizia con una riflessione filosofica sugli appropriati metodi d’indagine. Poi descrive tutte le parti anatomiche dell'organismo umano conosciuto e sviluppa il suo concetto di ‘fisiologia globale’. Usando i principi aristotelici di ragionamento deduttivo, l'analisi e la ricerca delle cause proprie della fisica della materia, &lt;strong&gt;Fernel &lt;/strong&gt;dimostra come gli elementari attributi delle parti del corpo si intrecciano in un tutto uno che si manifesta in ogni temperamento, umore, potere e facoltà dell'essere vivente. Sebbene individui la causa dei processi del corpo nell'ambito degli 'spiriti animali', proposti dall’antico medico greco &lt;strong&gt;Galeno&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Fernel&lt;/strong&gt; attribuisce una vera e propria forma materiale a quegli 'spiriti', in modo da spezzare l'irrazionalità dell’occultismo e della magia, che aveva dominato la filosofia naturale e la medicina del Medioevo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Physiologia&lt;/em&gt; costituisce la prima visione completa di ciò che noi oggi chiamiamo fisiologia. È anche un precursore dei sistemi di approccio per comprendere la forma e la funzione negli organismi viventi. Il campo della biologia dei sistemi oggi ci presenta una sfida simile a quella affrontata da &lt;strong&gt;Fernel&lt;/strong&gt;. Il &lt;em&gt;Physiome Project&lt;/em&gt; comprende la biologia dei sistemi di circolazione, mostrando come il tutto è più della somma delle parti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5298220962363233378" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 280px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SYcP5OMwVGI/AAAAAAAAAMw/ImXzP9JWl6s/s400/noble.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Denis Noble&lt;/strong&gt; (nella foto sopra), uno dei fondatori del progetto, professore emerito di Fisiologia Cardiovascolare presso l'Università di Oxford e membro dell'Accademia delle Scienze del Regno Unito, ha ammesso che “una parte importante del futuro della fisiologia sta sicuramente nel ritorno alle nostre radici. La biologia dei sistemi di alto livello è, suggerisco, fisiologia classica con un altro nome”. Si potrebbe dire che il &lt;em&gt;Physiome Project&lt;/em&gt; risale agli albori della rivoluzione scientifica con la &lt;em&gt;Physiologia &lt;/em&gt;di &lt;strong&gt;Fernel&lt;/strong&gt;. Un uomo del Rinascimento indicò la strada per una 'medicina universale' che ora ci apprestiamo a realizzare.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;Se non sei ancora inserito/a nella nostra mailing list, invia ad &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;antichescrittureinedite @ email.it &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;un'e-mail recante nel testo o nell'oggetto: "INFORMA"&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-5304592565392340470?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/5304592565392340470/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=5304592565392340470' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/5304592565392340470'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/5304592565392340470'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2009/02/news-testo-latino-di-450-anni-fa.html' title='News: testo latino di 450 anni fa anticipava progetto scientifico moderno'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SYcUjlOl3-I/AAAAAAAAANQ/pBf0U0b4j9c/s72-c/fernelmanu.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-3085688134734331614</id><published>2009-01-26T18:50:00.000+01:00</published><updated>2009-01-26T19:28:57.308+01:00</updated><title type='text'>Gli autori latini del Tardo Impero Romano (prima parte)</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;Il periodo in questione, che, secondo Francesco Lambendola, è volgare definire “basso impero”, limitativo chiamare “tardo-antico”, e superficiale additare come “romano-barbarico”, va dalla morte di Marco Aurelio (180 d.C.) alla deposizione di Romolo Augusto (476), con l'appendice dei regni di Odoacre, Teodorico e Amalasunta (535-553), fino ai tempi della guerra greco-gotica, il vero momento di svolta tra antichità e Medioevo. Tre secoli di storia che definiscono un periodo cruciale di passaggio verso l'economia, la società e la cultura medievali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal punto di vista linguistico, questo periodo vede la nascita del latino dei padri della Chiesa, o latino cristiano, con le sue particolarità sintattiche e lessicali. Il latino tardo era una lingua molto meno rigida e conservatrice, aperta ormai all'influsso delle lingue delle numerose popolazioni dell'impero romano e delle tribù dei barbari invasori. Fonetica, morfologia e sintassi erano molto più libere. Si perse gradatamente la distinzione fra vocali lunghe e brevi; i dittonghi vennero generalmente ridotti a una vocale sola; caddero -m ed -n finali di parola. Il sistema dei casi tende a ridursi a due (un caso del soggetto e un caso del complemento), mentre aumenta l'uso delle preposizioni. In molti casi, alle forme sintetiche si sostituirono forme perifrastiche.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SX39I-msabI/AAAAAAAAAL4/7t26Fc59QQc/s1600-h/settimio.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5295667067543644594" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 281px; CURSOR: hand; HEIGHT: 342px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SX39I-msabI/AAAAAAAAAL4/7t26Fc59QQc/s400/settimio.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;La prima età in cui si è soliti suddividere questo periodo è quella di Settimio e Alessandro Severo (fine II sec.-primo trentennio III sec.), nella quale comincia la “democratizzazione della cultura”; è l’epoca dei poetae novelli, come li chiamò Terenziano Mauro, “teorico” del gruppo, a motivo delle novità metriche, una ventina, che introdussero nella poesia latina. Il nuovo stile, richiamandosi esteriormente all’Arcadia, puntava a costruire moduli preziosi su temi semplici e anche futili, riducendo lo spessore dei sentimenti e dei concetti. Il loro più noto rappresentante fu Settimio Sereno. Contemporaneamente Tertulliano sviluppava la sua straordinaria forza polemica contro i pagani e quattro sommi giuristi (Emiliano Papiniano, Domizio Ulpiano, Giulio Paolo, Erennio Modestino) completavano la rifioritura degli scritti giuridici. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5295663017070780690" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 269px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SX35dNatYRI/AAAAAAAAALY/SXzuEFZ1sTk/s400/Alexander_severus.jpg" border="0" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;GLI AUTORI&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;Terenziano Mauro&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;Terenziano Mauro visse, a quanto sembra, verso la fine del II secolo. Il soprannome Mauro fa ritenere che Terenziano fosse originario della provincia della Mauretania. Per quello che si riesce a ricostruire, la sua opera più importante fu il trattato in quattro libri (pervenutoci incompleto) &lt;em&gt;De litteris, de syllabis, de metris&lt;/em&gt; ("Lettere, sillabe e metri poetici"), in cui ogni capitolo era scritto nel metro relativo. A questo trattato in versi s’ispirarono molti autori successivi di opere sullo stesso argomento. Le parti considerate più importanti sono quelle sulla metrica, che si basano sull'opera di Cesio Basso, amico di Persio. Da qui provengono le parole di Terenziano che vengono oggi di frequente citate (anche se spesso in modo erroneo): "Pro captu lectoris habent sua fata libelli" (Il destino degli scritti varia secondo il parere dei lettori).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Settimio Sereno&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nato verso la metà del II secolo, probabilmente in Africa, come sembra dimostrare il fatto che il cognome “Serenus” era molto diffuso in Africa e che egli era conosciuto e citato soprattutto da autori africani. Terenzio Mauro, suo contemporaneo, definisce docta la sua prima opera Falisca, con la quale imitava quella omonima di Anniano, e dulcia i suoi Opuscula ruralia, che gli garantirono il successo. Fu inoltre ricordato da scrittori molto più tardi, come Ausonio e Boezio, e da grammatici ed eruditi di ogni tempo. Il suo stile era contrassegnato dalla mirabile varietas metrorum, derivata dall’applicazione della procreatio metrorum teorizzata e applicata già nella precedente età di Nerone. I frammenti superstiti delle sue opere possono dividersi in quattro gruppi: tecnico-rurali, campestri descrittivi, amorosi e polemico-passionali, mitologici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quinto Settimio Fiorente Tertulliano&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;Scrittore latino cristiano, da non confondere con un altro Tertulliano, suo contemporaneo, che si occupò esclusivamente di diritto. Nato a Cartagine prima del 160 da genitori pagani, compì gli&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SX37b1MqHCI/AAAAAAAAALg/EHGg-xocNl8/s1600-h/tertuglio_pic.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5295665192412781602" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 180px; CURSOR: hand; HEIGHT: 256px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SX37b1MqHCI/AAAAAAAAALg/EHGg-xocNl8/s400/tertuglio_pic.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; studi di retorica e diritto nelle scuole tradizionali imparando il greco. Dopo aver esercitato la professione di avvocato in Africa e poi a Roma, ritornò nella città natale, dove, verso il 195, si convertì al c&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SX38fym-9gI/AAAAAAAAALw/ZQ0Cwn4vpJE/s1600-h/tertulliano.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5295666359948998146" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 95px; CURSOR: hand; HEIGHT: 113px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SX38fym-9gI/AAAAAAAAALw/ZQ0Cwn4vpJE/s400/tertulliano.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;ristianesimo e compose numerosi scritti in lingua latina in difesa della Chiesa contro pagani ed eretici. Molto dotato di cultura filosofica e giuridica, fu il personaggio più in vista della Chiesa africana del suo tempo. Presi gli ordini sacerdotali, adottò posizioni religiose molto intransigenti e verso il 213 aderì definitivamente alla setta dei Montanisti, nota appunto per l’intransigenza e il fanatismo. Tra le sue molte opere, delle quali ci sono pervenuti circa quaranta scritti, ricordiamo l’&lt;em&gt;Apologeticum&lt;/em&gt; e l’&lt;em&gt;Ad nationes&lt;/em&gt;, composti entrambi nel 197, il &lt;em&gt;De praescriptione haereticorum&lt;/em&gt;, di poco successivo, il &lt;em&gt;Liber de spectaculis&lt;/em&gt;, l’&lt;em&gt;Adversus Iudaeos&lt;/em&gt;, l’&lt;em&gt;Adversus Marcionem&lt;/em&gt;, il &lt;em&gt;De anima&lt;/em&gt; e il &lt;em&gt;De idolatria&lt;/em&gt;. In Tertulliano si nota un distacco progressivo dal cosiddetto latino “classico”, sia dal punto di vista lessicale che sintattico, in direzione di uno stile, accanto a quello di Apuleio, gonfio, enfatico, e sgargiante. Negli ultimi anni della sua vita abbandonò i Montanisti per fondare un gruppo nuovo, quello dei Tertullianisti. La sua morte si data dopo il 230.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Emiliano Papiniano&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nacque in Siria, verso l’anno 150, ed iniziò il cursus honorum sotto Marco Aurelio, sopraggiunto a Settimio Severo, suo intimo amico, che lo nominò praefectus praetorio. Può essere considerato il giurista romano che portò la giurisprudenza pratica ad un livello elevatissimo mai raggiunto prima. Fu condannato a morte, pare, da Caracalla per non aver giustificato l’assassinio di suo fratello Geta. A lui è attribuita la famosa frase "È molto più facile commettere un parricidio che gustificarlo" (non tam facile parricidium excusari posse quam fieri). Frutto della sua feconda attività di giurista sono le numerose &lt;em&gt;Quaestiones &lt;/em&gt;(37 libri), i &lt;em&gt;Responsa&lt;/em&gt; (19 libri), e le &lt;em&gt;Definitiones &lt;/em&gt;(2 libri).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;Eneo Domizio Ulpiano&lt;/strong&gt; &lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;(Tiro, II secolo circa – Roma, 228) Politico e giurista romano, insieme con Emiliano Papiniano, del quale fu funzionario quando quest’ultimo era prefetto del pretorio, e con Giulio Paolo, suo contemporaneo, è considerato uno dei maggiori esponenti della dottrina giuridica romana. A lui, infatti, si deve la formulazione e la sistemazione di molte norme del diritto amministrativo, diritto civile romano dell’epoca, che rimangono tutt’oggi a fondamento del diritto moderno e materia di studio nelle facoltà di giurisprudenza. La sua produzione di testi di diritto romano, circa 280 titoli che dovevano spiccare più per chiarezza che per originalità, è vastissima sia per quanto riguarda il commento giurisprudenziale (importante un suo commento all’editto del pretore) sia per quanto concerne la dimensione manualistica. Le sue opere furono ampiamente impiegate nella redazione del &lt;em&gt;Digesto &lt;/em&gt;di Giustiniano.&lt;a name="p1"&gt;&lt;/a&gt; Morì ucciso dagli stessi pretoriani, che mal tolleravano la severità del suo comando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;Giulio Paolo&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;(Fine II secolo-inizio III secolo) Giureconsulto romano e prefetto del pretorio al tempo dell'imperatore Alessandro Severo. È ricordato per i suoi commenti ad opere di diritto compilate durante la Roma repubblicana. Dopo Eneo Domizio Ulpiano, di cui fu contemporaneo, risulta essere l’autore più utilizzato nella compilazione del &lt;em&gt;Corpus iuris civilis&lt;/em&gt; voluto dall'imperatore Giustiniano con l'utilizzo di passi tratti dalle sue 86 opere in 319 libri. In epoca postclassica un adattamento delle sue opere dal titolo Pauli sententiae ebbe grande fortuna e influenzò notevolmente la scienza giuridica del tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Erennio Modestino&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di origine greca, allievo di Ulpiano, visse nella prima metà del III secolo, sotto gli imperatori Severi. Fu prefetto dei vigili notturni e uno dei cinque maggiori giureconsulti classici alle cui opinioni Teodosio il Grande diede autorità di legge. È tra i giuristi classici più frequentemente citati nel Digesto di Giustiniano. Tra le sue opere, rivolte soprattutto all’insegnamento e alla pratica, vanno citati i 19 libri dei &lt;em&gt;Responsa&lt;/em&gt;, i 12 libri delle &lt;em&gt;Pandectae&lt;/em&gt;, il &lt;em&gt;De excusationibus&lt;/em&gt; in 6 libri e in lingua greca perché destinato probabilmente alle province greco-orientali, i 4 libri del &lt;em&gt;De poenis&lt;/em&gt;, e le &lt;em&gt;Differentiae&lt;/em&gt; in nove libri, oltre ai numerosi trattati, tra cui &lt;em&gt;De praescriptionibus&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;De manumissionibus&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;De testamentis&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;De legatis et fideicommissis.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5295668021802502722" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 291px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SX3-AhfvCkI/AAAAAAAAAMA/1IUt3KeCfuM/s400/modestino.jpg" border="0" /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;Vuoi essere informato sulla pubblicazione dei prossimi post? Invia "INFORMA" ad antichescrittureinedite @ email.it&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-3085688134734331614?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/3085688134734331614/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=3085688134734331614' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/3085688134734331614'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/3085688134734331614'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2009/01/gli-autori-latini-del-tardo-impero.html' title='Gli autori latini del Tardo Impero Romano (prima parte)'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SX39I-msabI/AAAAAAAAAL4/7t26Fc59QQc/s72-c/settimio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-8750448625521633504</id><published>2009-01-12T16:47:00.000+01:00</published><updated>2009-01-12T17:17:40.045+01:00</updated><title type='text'>I luoghi della memoria: la Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte (BiASA) di Roma</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SWtnLtGp99I/AAAAAAAAAKs/Lfr2QhN3ekw/s1600-h/biasa1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5290435638060513234" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 280px; CURSOR: hand; HEIGHT: 194px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SWtnLtGp99I/AAAAAAAAAKs/Lfr2QhN3ekw/s400/biasa1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;LA STORIA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte&lt;/strong&gt; ( &lt;strong&gt;BiASA&lt;/strong&gt;) nasce nel &lt;strong&gt;1875&lt;/strong&gt; come raccolta di libri annessa alla Direzione degli Scavi e dei Musei (poi delle Antichità e Belle Arti) del Ministero della Pubblica Istruzione, con sede in Piazza della Minerva e a disposizione dei funzionari di quella Direzione. Nel &lt;strong&gt;1914&lt;/strong&gt; la Biblioteca, prima trasferita nel Palazzo delle Assicurazioni di Venezia, è messa a disposizione di una cerchia ristretta di studiosi qualificati: una decisione tanto più necessaria, dal momento che, con l’inizio della guerra, il più importante istituto specializzato presente a Roma, l'Istituto Germanico, chiude la sua biblioteca agli utenti italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È nel &lt;strong&gt;1915&lt;/strong&gt; che la Biblioteca riceve la sua prima cospicua donazione, quella del principe &lt;a href="https://postaweb.beniculturali.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=https://postaweb.beniculturali.it/Contents/Pagina.aspx?idPagina=20" target="_blank"&gt;Fabrizio Ruffo di Motta Bagnara&lt;/a&gt;: 15.000 volumi riguardanti l'arte, l'archeologia, i viaggi, il teatro e la letteratura. Nel &lt;strong&gt;1918&lt;/strong&gt;, per iniziativa di Corrado Ricci, Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti, viene fondato l'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte, al quale sono attribuiti essenzialmente compiti di documentazione bibliografica e al quale viene destinata la Biblioteca. Nel &lt;strong&gt;1922 &lt;/strong&gt;la Biblioteca è assegnata ufficialmente all'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte e trova la sua sede definitiva nelle sale del piano rialzato di Palazzo Venezia; dal 1929 occuperà anche la Torre della Biscia. Sempre nel 1922 riceve in dono un fondo di circa 30.000 volumi da parte dello scrittore napoletano &lt;a href="https://postaweb.beniculturali.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=https://postaweb.beniculturali.it/Contents/Pagina.aspx?idPagina=21" target="_blank"&gt;Rocco Pagliara&lt;/a&gt; e nel &lt;strong&gt;1929&lt;/strong&gt; acquisisce la prestigiosa collezione di &lt;a href="https://postaweb.beniculturali.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=https://postaweb.beniculturali.it/Contents/Pagina.aspx?idPagina=22" target="_blank"&gt;Rodolfo Lanciani&lt;/a&gt;, ricca di stampe, disegni, manoscritti e appunti autografi di topografia romana. Seguono nel &lt;strong&gt;1930&lt;/strong&gt; la donazione dell'orafo &lt;a href="https://postaweb.beniculturali.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=https://postaweb.beniculturali.it/Contents/Pagina.aspx?idPagina=23" target="_blank"&gt;Alfredo Castellani&lt;/a&gt;, nel &lt;strong&gt;1933&lt;/strong&gt; la &lt;a href="https://postaweb.beniculturali.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=https://postaweb.beniculturali.it/Contents/Pagina.aspx?idPagina=41%23vessella" target="_blank"&gt;raccolta musicale di Alessandro Vessella&lt;/a&gt; e nel &lt;strong&gt;1934 &lt;/strong&gt;il lascito di Corrado Ricci. Nell'autunno del &lt;strong&gt;1939&lt;/strong&gt;, per motivi di sicurezza legati all’imminente entrata in guerra dell’Italia, la Biblioteca è costretta a trasferirsi dalla sede di Palazzo Venezia nella Palazzina degli uffici dell'Accademia d'Italia alla Farnesina, dove rimane fino al &lt;strong&gt;1947&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel dopoguerra, in occasione del rientro della Biblioteca nella sede originaria, si procede ad una ristrutturazione degli ambienti, che vengono dotati di scaffalature, ballatoi e soppalchi per permettere la collocazione del patrimonio librario in continuo aumento. Negli anni &lt;strong&gt;'50&lt;/strong&gt; la Biblioteca riceve in dono il fondo Alfredo Dusmet , quello di &lt;a href="https://postaweb.beniculturali.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=https://postaweb.beniculturali.it/Contents/Pagina.aspx?idPagina=25" target="_blank"&gt;Ugo Monneret de Villard&lt;/a&gt;, comprendente volumi e opuscoli di archeologia e storia dell'arte orientale e la &lt;a href="https://postaweb.beniculturali.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=https://postaweb.beniculturali.it/Contents/Pagina.aspx?idPagina=26" target="_blank"&gt;raccolta Giglioli&lt;/a&gt;.Parallelamente all’incremento delle raccolte, i compiti e le finalità della Biblioteca, che inizialmente coincidevano con quelli dell’Istituto, si sviluppano in modo autonomo e peculiare. Mentre l’Istituto assume, già dal 1924, il ruolo di organo di coordinamento e promozione della ricerca, la Biblioteca accentua, il suo carattere di servizio di documentazione nel campo dell'archeologia, della storia dell'arte, dell'architettura e delle arti decorative, rivolto non solo agli specialisti, ma anche agli studenti universitari e ad un pubblico più vasto. Questa nuova connotazione assunta dalla Biblioteca è formalizzata nel &lt;strong&gt;1967&lt;/strong&gt; con il suo inserimento tra le biblioteche pubbliche statali (D.P.R. 5.9.1967 n. 1501), che nel &lt;strong&gt;1975&lt;/strong&gt; entrano a far parte del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (Legge 29/1/1975 n. 5). In seguito, nel &lt;strong&gt;1995&lt;/strong&gt;, alla precedente denominazione di Biblioteca dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte viene sostituita quella attuale di Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte (D.P.R. 5/7/1995 n. 417).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nuovo status della Biblioteca comporta, già dal 1967, un aumento della dotazione per gli acquisti mentre, nel corso degli anni ’70, altre donazioni - &lt;a href="https://postaweb.beniculturali.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=https://postaweb.beniculturali.it/Contents/Pagina.aspx?idPagina=27" target="_blank"&gt;il fondo Rossi&lt;/a&gt; (1971) e il fondo Rusconi (1975) - vanno ad arricchire il suo patrimonio. Nel frattempo, si aggravano le difficoltà legate alla sempre più evidente inadeguatezza degli spazi disponibili, rispetto sia all'incremento delle raccolte librarie che all'aumento dell'utenza. Nel 1985, verificata l'inagibilità della Torre della Biscia, la Biblioteca è costretta a chiudere parzialmente i suoi servizi al pubblico fino al 1990, anno in cui la chiusura diviene totale, per permettere i lavori di ristrutturazione degli ambienti di Palazzo Venezia. Durante l’esecuzione dei lavori, la Biblioteca riesce ad acquisire nuovi spazi, che tuttavia si sono già rivelati largamente insufficienti: nel 1987 la sala Barbo, situata al piano terreno del Palazzo, concessa dalla Soprintendenza ai beni artistici e storici, e nel 1989 la &lt;a href="https://postaweb.beniculturali.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=https://postaweb.beniculturali.it/Contents/Pagina.aspx?idPagina=28" target="_blank"&gt;Crociera&lt;/a&gt;, all’interno del Palazzo del Collegio Romano, già sede della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Biblioteca riapre al pubblico il 1° luglio del 1993 e nel corso degli ultimi anni concentra i suoi sforzi in direzione dell’automazione delle procedure e dell’ampliamento dei servizi: nel &lt;strong&gt;1998&lt;/strong&gt; entra a far parte del Servizio bibliotecario nazionale (SBN), mettendo così il suo patrimonio bibliografico a disposizione anche dell’utenza remota, e parallelamente introduce nuovi servizi (prestito locale e interbibliotecario, consultazione di basi dati, ufficio relazioni con il pubblico) finalizzati ad una più ampia fruizione e valorizzazione delle proprie risorse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5290439297696874754" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 349px; CURSOR: hand; HEIGHT: 252px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SWtqguT9QQI/AAAAAAAAALE/KIqj4hUiOGc/s400/biasa2.gif" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;IL PATRIMONIO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il patrimonio documentario della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte, destinato a supportare la ricerca nel campo dell’archeologia del bacino del Mediterraneo, dalla preistoria al medioevo, e della storia dell’arte occidentale, è ora valutabile intorno ai &lt;strong&gt;370.000&lt;/strong&gt; volumi (in gran parte collocati nella sede di Palazzo Venezia e nella sede della &lt;a href="http://www.archeologica.librari.beniculturali.it/Contents/Pagina.aspx?idPagina=28"&gt;Crociera&lt;/a&gt; al Collegio Romano), &lt;strong&gt;3.900&lt;/strong&gt; testate di &lt;a href="http://www.archeologica.librari.beniculturali.it/Contents/Pagina.aspx?idPagina=30"&gt;periodici&lt;/a&gt;, &lt;strong&gt;20.700&lt;/strong&gt; unità di materiale grafico (incisioni, disegni, fotografie), &lt;strong&gt;1.500&lt;/strong&gt; &lt;a href="http://www.archeologica.librari.beniculturali.it/Contents/Pagina.aspx?idPagina=29"&gt;manifesti teatrali&lt;/a&gt;, &lt;strong&gt;66.000&lt;/strong&gt; microfiches, &lt;strong&gt;400&lt;/strong&gt; cd-rom. Tra i volumi si contano incunaboli , cinquecentine e seicentine, collocati nella &lt;a href="http://www.archeologica.librari.beniculturali.it/Contents/Pagina.aspx?idPagina=31"&gt;Sezione Rari&lt;/a&gt;. In questa sezione sono conservati i &lt;strong&gt;19&lt;/strong&gt; incunaboli, in &lt;strong&gt;15&lt;/strong&gt; volumi, posseduti dalla Biblioteca; tra questi citiamo l'importante trattato De re aedificatoria di Leon Battista Alberti stampato in Firenze nel &lt;strong&gt;1485&lt;/strong&gt; e un prezioso e raro esemplare delle Mirabilia Romae in otto carte. Sono inoltre collocate nella Sezione Rari, gran parte (&lt;strong&gt;275&lt;/strong&gt;) delle cinquecentine possedute. La Biblioteca raccoglie inoltre circa &lt;strong&gt;1.600&lt;/strong&gt; &lt;a href="http://www.archeologica.librari.beniculturali.it/Contents/Pagina.aspx?idPagina=32"&gt;opere manoscritte e fondi archivistici&lt;/a&gt; la cui consistenza supera le &lt;strong&gt;100.000&lt;/strong&gt; carte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A partire dal nucleo originario delle raccolte, corrispondente alla Biblioteca della Direzione delle Antichità e Belle Arti, sono state individuate nel tempo delle linee di forza secondo le quali si sono sviluppate in modo sistematico le collezioni. Hanno preso così consistenza, secondo criteri di coerenza tematica e bibliografica:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel campo dell’archeologia, le sezioni contenenti bibliografie e repertori specializzati, monografie di arte antica, atti di convegno, relazioni di campagne di scavo e missioni archeologiche, guide archeologiche, etruscologia, topografia, epigrafia, numismatica. Accanto ai suddetti più pertinenti ambiti disciplinari, sono sorte sezioni di supporto a tali studi nei settori della storia antica, della storia delle religioni, della mitologia, delle fonti letterarie;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel campo della storia dell’arte, le sezioni contenenti bibliografie e studi, critica d’arte, monografie su artisti e monumenti, guide, fonti e trattati (&lt;strong&gt;XVI-XIX&lt;/strong&gt; sec.) arti decorative, grafica, &lt;a href="http://www.archeologica.librari.beniculturali.it/Contents/Pagina.aspx?idPagina=19"&gt;cataloghi di mostra&lt;/a&gt; (opere relative ad esposizioni tenutesi in Italia e nel mondo dall’ottocento ad oggi), cataloghi di collezioni di musei italiani e stranieri, &lt;a href="http://www.archeologica.librari.beniculturali.it/Contents/Pagina.aspx?idPagina=35"&gt;cataloghi di vendita&lt;/a&gt;, atti di convegno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accanto a queste raccolte svolge un ruolo fondamentale per gli studi in questo settore la &lt;a href="http://www.archeologica.librari.beniculturali.it/Contents/Pagina.aspx?idPagina=33"&gt;Sezione romana&lt;/a&gt;, che contiene una vastissima documentazione sull’archeologia e lo sviluppo delle arti a Roma dalle origini ad oggi.Da segnalare inoltre le preziose raccolte di &lt;a href="http://www.archeologica.librari.beniculturali.it/Contents/Pagina.aspx?idPagina=34"&gt;libri di viaggio&lt;/a&gt; e di guide di città italiane e straniere, entrambe ricche di edizioni dei secoli &lt;strong&gt;XVI-XIX&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5290436826882590258" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 142px; CURSOR: hand; HEIGHT: 250px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SWtoQ5z7RjI/AAAAAAAAAK8/BY1cFu7LPbI/s400/biasa3.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;FONTE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si ringrazia per la fattiva collaborazione la Direzione della Biblioteca, in particolare la dott.ssa &lt;strong&gt;Maria Cristina Misiti&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sito ufficiale: &lt;a href="http://www.archeologica.librari.beniculturali.it/"&gt;http://www.archeologica.librari.beniculturali.it/&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per contatti: b-asar @ beniculturali.it - Tel. 06 6783034 &lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;strong&gt;Per essere inserito/a nella mailing list del sito scrivi ad: &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;antichescrittureinedite @ email.it&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-8750448625521633504?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/8750448625521633504/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=8750448625521633504' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/8750448625521633504'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/8750448625521633504'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2009/01/i-luoghi-della-memoria-la-biblioteca-di.html' title='I luoghi della memoria: la Biblioteca di Archeologia e Storia dell&apos;Arte (BiASA) di Roma'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SWtnLtGp99I/AAAAAAAAAKs/Lfr2QhN3ekw/s72-c/biasa1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-3982048480476917236</id><published>2009-01-05T10:07:00.000+01:00</published><updated>2009-01-09T00:24:49.046+01:00</updated><title type='text'>IL LATINO L'ITALIANO E L'INGLESE</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SWHOdO7DHBI/AAAAAAAAAKc/FCImGevBapU/s1600-h/cartagine.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5287734439126965266" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 284px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SWHOdO7DHBI/AAAAAAAAAKc/FCImGevBapU/s400/cartagine.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;di &lt;strong&gt;Emanuela Emedoro&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="center"&gt;Nel 146 a.c. l'esercito di Roma finalmente arrivò a Cartagine dopo tre guerre al grido di Carthago delenda est (È nostro dovere distruggere Cartagine). Allora il Console Scipione Emiliano ordinò che fosse sparso sale sulle rovine di Cartagine affinché neppure un filo d'erba crescesse nel luogo dove era fiorita la rivale di Roma. E poi di guerra in guerra, sempre spargendo sangue e sempre vincendo, le armate di Roma diffondevano la latinità, ovvero la lingua, le istituzioni, la legge e la cultura di Roma.&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;br /&gt;A chi dovesse avere poca o nulla dimesticheza con i manuali di storia, ricordo che a Roma, lungo via dei Fori Imperiali, sul lato destro in direzione dell'Anfiteatro Flavio, meglio noto col nome di Colosseo, ci sono dei pannelli in bianco e nero che rappresentano la diffusione del potere politico di Roma, dalla fondazione dell'Urbe fino alla massima estensione dell'impero che copriva tutto il mondo allora conosciuto. &lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;br /&gt;Nel periodo dell'espansione del potere politico di Roma accadde anche che Graecia capta ferum victorem coepit, ovvero che popoli più evoluti nelle arti, nella filosofia e nelle scienze dessero il loro contributo alla crescita economica e civile dell'impero a cui appartenevano, con la forza del latino come lingua della comunicazione fra popoli diversissimi. Poi si è scritto in Latino per un millennio, fino alla comparsa delle lingue volgari. Scienze e filosofia sono rimaste in Latino ancora a lungo. Il valore unificante del Latino è ancora oggi riconosciuto dalla Chiesa, i cui riti sono in gran parte in Latino.&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;br /&gt;Oggi dell'impero romano è sparito anche il ricordo, a parte le tracce architettoniche sparse in tutto il mondo occidentale, sostituito da altri imperi. Come fare a difendere l'Italiano, lingua romanza, parlata, anzi storpiata solo da 60 milioni di abitanti e basta, nel confronto con la diffusione massiccia dell'Inglese come lingua unificante del mondo occidentale, dopo la fine della seconda guerra mondiale? È proprio la strettissima derivazione dal latino a fare dell' Italiano una lingua che ha una parziale affinità con l'Inglese, specialmente quello scientifico. L'Inglese odierno è una lingua kingly, royal and regal. Tre termini dallo stesso significato, regale, con qualche differenza d'uso, di cui uno di derivazione germanica, uno di derivazione gallica ed uno proveniente dal latino rex regis. Termini che esemplificano i tre strati presenti nell'Inglese di oggi, germanico, gallico e latino, vivi ed operanti all'interno di questa lingua flessibile, duttile e musicalissima. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5287735515889341170" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 163px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SWHPb6LNEvI/AAAAAAAAAKk/UWT84wonI94/s400/traduttore.jpg" border="0" /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;Le parole di derivazione latina in lingua Inglese in genere non cambiano il significato originario, es. actor/actress da ago/is, egi, actum, agere. E dunque nessuna paura, per esempio, a tradurre la parola italiana sentimentale con sentimental, che in Inglese esiste con lo stesso significato, e quante altre! Il Latino presente nell'Italiano è un bel salvagente per i traduttori italiani che affrontano la navigazione nelle insidiose acque dell'oceano della lingua anglo-americana.E che orgoglio essere parte di una lingua che ci permette di comunicare con le lingue e civiltà dell'Estremo Oriente. &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;Dunque difendiamo l'Italiano di oggi all'interno dell'Inglese anziché contro di esso, come figlio del Latino, parte integrante e viva della lingua della civiltà anglo-americana vincente, senza inutili e controproducenti richiami a imperialismi e colonialismi linguistici. Non hanno avuto gli anglo-americani degli ottimi maestri? Ricordiamo sempre quel sale e quel filo d'erba di Cartagine. Con la tecnologia di oggi i nostri illustrissimi antenati che cosa avrebbero fatto!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Se non sei già inserito/a nella mailing list del sito, per essere informato/a sulle principali novità del progetto,&lt;br /&gt;scrivi “INFORMA” ad &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;antichescrittureinedite @ email.it&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-3982048480476917236?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/3982048480476917236/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=3982048480476917236' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/3982048480476917236'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/3982048480476917236'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2009/01/il-latino-litaliano-e-linglese.html' title='IL LATINO L&apos;ITALIANO E L&apos;INGLESE'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SWHOdO7DHBI/AAAAAAAAAKc/FCImGevBapU/s72-c/cartagine.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-4134905995298231168</id><published>2008-12-24T17:44:00.000+01:00</published><updated>2009-01-09T00:26:02.661+01:00</updated><title type='text'>Wikipedia parla in latino</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Ave! &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Vicipaedia est opus commune, quo creetur encyclopaedia libera interretialis.&lt;br /&gt;Omnes ad contribuendum invitantur!&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;(Salve! Vicipaedia è un’operazione collettiva per creare una libera enciclopedia su internet. Tutti sono invitati a dare il proprio contributo!)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo il saluto dell’edizione Wikipedia in lingua latina, cominciata nel 2002, e che ora conta&lt;br /&gt;22.889 voci e 6.217 utenti. Le pagine sono rigorosamente in latino, ma le discussioni si possono trovare anche in altre lingue. &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;Da notare che il nome dell'enciclopedia è scritto "VicipÆdia", ma non vengono utilizzati i segni "Æ" ed "Œ". &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;Originariamente il sito riguardava solo argomenti storici, ma dal 2006 ha iniziato ad occuparsi anche di argomenti attuali come la tecnologia o la cultura popolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dunque, buona navigazione a tutti gli amanti del latino!&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Indirizzo: &lt;a href="http://la.wikipedia.org/wiki/Pagina_prima"&gt;Wikipedia in latino&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;Se vuoi essere iscritto/a alla mailing list del sito, &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;invia "INFORMA" ad antichescrittureinedite @ email.it&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-4134905995298231168?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/4134905995298231168/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=4134905995298231168' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/4134905995298231168'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/4134905995298231168'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2008/12/wikipedia-parla-in-latino.html' title='Wikipedia parla in latino'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-981160062355445798</id><published>2008-12-01T09:41:00.000+01:00</published><updated>2009-01-09T00:27:04.672+01:00</updated><title type='text'>UN ANNO DI ATTIVITÀ</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;È trascorso poco più di un anno da quando il sito ha fatto la sua comparsa nel web. Da allora si è posto all’attenzione di &lt;strong&gt;migliaia di utenti&lt;/strong&gt;, per lo più professionisti del settore, studenti, aziende ed enti pubblici e privati, appartenenti praticamente ad &lt;strong&gt;ogni regione italiana&lt;/strong&gt; e ad &lt;strong&gt;importanti metropoli mondiali&lt;/strong&gt;, come &lt;strong&gt;Bruxelles&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Hong Kong&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Lione&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Londra&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Madrid&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;New York&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Toronto&lt;/strong&gt;, e &lt;strong&gt;Washington&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;È ancora vivo in noi il ricordo di quella volta che, dopo assidue ricerche, scoprimmo in una biblioteca napoletana un testo latino del ‘600 che era rimasto relegato nell’oblio da secoli. Sfogliando le sue pagine fu emozionante vederlo gonfiarsi di un’aria nuova e, come un fiore mai sbocciato, aprirsi finalmente al nuovo sole donando un profumo d’altri tempi. La soddisfazione crebbe allorché, dopo un’accurata traduzione, tuttora pubblicata nel sito, riuscimmo a far “parlare” di nuovo al grande pubblico una pagina di quella storia affascinante.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questo il desiderio, e non già quello di arricchirci, che ci ha spinto, senza l’aiuto di nessuno e tra molte difficoltà, a creare uno spazio virtuale in cui poter valorizzare &lt;strong&gt;l’immenso patrimonio culturale&lt;/strong&gt; che la latinità ci ha tramandato. Abbiamo chiesto la collaborazione di eminenti studiosi e rinomate associazioni e fondazioni che, come noi, dichiarano di occuparsi della materia. Ringraziamo sinceramente tutti gli amici che hanno creduto nel nostro progetto e ci hanno sostenuto, in un modo o nell’altro, durante lo scorso anno. Evidentemente, però, non tutti sono interessati a conoscere e a far conoscere la “verità”, a ricercare e rendere manifesto il pensiero “vero”, autentico, originale, di chi scrisse quei testi. Alcuni sembrano più interessati ad ingraziarsi le masse solleticandole con ciò che queste ultime preferiscono sentire, piuttosto che a cercare di far capire loro la “verità”.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Noi, al contrario, per quanto poveri di titoli altisonanti, consapevoli delle nostre limitazioni, siamo decisi a &lt;strong&gt;ricercare &lt;/strong&gt;quella “verità” e a &lt;strong&gt;sostenerla&lt;/strong&gt; a costo di sembrare impopolari. &lt;strong&gt;Non siamo disposti &lt;/strong&gt;a scendere a compromessi, ad annacquare il senso “vero” di un testo, derubando della “verità” coloro che hanno il diritto di conoscerla, solo per avere l’appoggio di qualcuno. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ci rendiamo conto che esistono altri campi della ricerca, scientifica e non, in special modo quelli che hanno diretta relazione con la salute e con i bisogni primari, che meritano la massima attenzione di tutti. Tuttavia ci chiediamo, ad esempio, come la moderna ricerca medica e scientifica avrebbe potuto raggiungere i risultati di cui oggi noi tutti beneficiamo, se non si fosse tenuto conto dei risultati raggiunti dalle ricerche precedenti, o dell’esperienza maturata per secoli da scienziati e ricercatori impegnati negli stessi campi, e tramandataci in buona parte attraverso testi e pubblicazioni in lingua latina. Considerato che ciò che conosciamo di quel ricco mondo d’idee è solo una &lt;strong&gt;minima parte&lt;/strong&gt; del totale, chissà cos’altro si potrebbe scoprire o inventare se si tenesse conto anche di ciò che, di quel mondo, non è stato ancora tradotto e pubblicato.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Da ciò discende l’importanza del lavoro nostro e di quelli che, come noi, sono sinceramente &lt;strong&gt;decisi&lt;/strong&gt; a non lasciare che il tempo e altri fattori ambientali distruggano per sempre &lt;strong&gt;un patrimonio culturale d’inestimabile valore&lt;/strong&gt;. Perciò, &lt;strong&gt;in nome della “verità” che difendiamo&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;ci appelliamo&lt;/strong&gt; a tutti (privati, istituzioni, mezzi d’informazione), affinché il nostro lavoro non passi inosservato, ma riceva il &lt;strong&gt;riconoscimento&lt;/strong&gt;, la &lt;strong&gt;diffusione&lt;/strong&gt;, e il &lt;strong&gt;sostegno&lt;/strong&gt; che merita.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Questo post è tratto dal MANIFESTO CULTURALE del sito. Se desideri diffonderlo mediante affissione, comunicato stampa, o in qualsivoglia mezzo lecito, puoi richiederne il file in formato Word. Il nome della persona o dell’ente che ne avrà curato la diffusione verrà inserito, su richiesta degli interessati, in un prossimo articolo.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Info: antichescrittureinedite @ email.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Condividi la nostra iniziativa e ti piacerebbe sostenerla?&lt;br /&gt;Scopri come leggendo il post “Come diventare sostenitori del progetto”.&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-981160062355445798?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/981160062355445798/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=981160062355445798' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/981160062355445798'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/981160062355445798'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2008/12/un-anno-di-attivit.html' title='UN ANNO DI ATTIVITÀ'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-5281332459314454264</id><published>2008-11-21T15:54:00.001+01:00</published><updated>2011-12-22T19:38:47.166+01:00</updated><title type='text'>NUOVA TRADUZIONE DEL "DE UMBRIS IDEARUM"</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SSbPHAV4fWI/AAAAAAAAAJk/IqtXiZF6lnk/s1600-h/bruno2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5271128133141560674" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 250px; CURSOR: hand; HEIGHT: 348px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SSbPHAV4fWI/AAAAAAAAAJk/IqtXiZF6lnk/s400/bruno2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Grazie al contributo ricevuto recentemente dagli Editori Musso, come staff del sito, abbiamo cominciato a lavorare ad una nuova traduzione del “De umbris idearum” (Le ombre delle idee) di Giordano Bruno, la quale, già nelle prime battute, sembra rivelare particolari finora inediti. Utilizzando i risultati raggiunti dalle più recenti ricerche nel campo della latinità coeva al filosofo nolano, siamo riusciti a precisare meglio il significato d’alcuni termini fondamentali dell’opera e, pare, a scoprire una nuova interpretazione di uno dei passi più famosi di Bruno, che, se confermata da studi successivi, porterebbe a rivalutare, almeno in parte, il pensiero dell’autore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo cercato di conservare, in fase di traduzione, il senso letterale di alcune espressioni, lasciando poi al “diligente e volenteroso lettore”, come lo chiama Bruno, il compito di ricercarne il senso simbolico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così, per esempio, il participio presente “implicantibus”, che si accorda nel caso con “umbris”, va reso, proprio perché si riferisce primariamente alle ombre letterali, “coinvolgenti”, o “che coinvolgono”. L’immagine suggerita è quella di ombre che si allungano fino ad “avvolgere” qualcosa, e non quella, a volte indicata nelle traduzioni precedenti, di qualcosa che si limita a “racchiudere” staticamente un’altra. Il passaggio è sottile, ma restituisce al testo la forza della sua originale dinamicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cos’è che le ombre delle idee simbolicamente “avvolgono”, o “coinvolgono”? “artem, Quaerendi, Inveniendi, Iudicandi, Ordinandi, et Applicandi”: l’ “arte”, o “sistema teorico”, di compiere le cinque azioni descritte dai verbi successivi. I primi due gerundi (“quaerendi” e “inveniendi”) vanno evidentemente tradotti contestualmente, così che se l’uno (quaerendi) significa “di ricercare”, l’altro (inveniendi) dev’essere reso “di trovare”. Si noti che sono due azioni consecutive, nel senso che si “trova” ciò che si è precedentemente “cercato”. L’immagine suggerita è quella di un ricercatore di tesori, che, mentre sta attentamente scavando per “ricercare” il tesoro, s’imbatte in un forziere, di fatto “trova” ciò che stava cercando. La prima cosa che fa è aprire il forziere e operare una “stima” o “valutazione” del suo contenuto. Perciò il gerundio successivo (iudicandi) va tradotto “di valutare”, specificando ulteriormente il tipo di “arte” o “metodo” che l’opera illustra. L’azione conseguente alla “valutazione” è “ordinare”, cioè classificare i preziosi ritrovati in base al valore di ciascuno. Resta l’ultimo verbo della serie (applicandi), che richiede qualche altra riflessione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poiché è uno di quei verbi che può avere più di un significato, bisogna interpretarlo alla luce dell’uso che Bruno ne fa nella sua stessa opera. Un po’ più avanti nel “De umbris” l’autore utilizza un sostantivo che ha la stessa radice del verbo, per descrivere l’“accostamento” (applicationem, da “applico”) e la successiva “adesione” (contractionem) di una “ruota” all’altra. Dunque l’ultima azione che compie chi trova un tesoro è quella di “accostare” (applicare) un prezioso all’altro di valore simile. Naturalmente Bruno non parla esplicitamente di un ricercatore di tesori, ma l’esempio, consentito dal testo, ci aiuta a capire il senso che lo scrittore intendeva trasmettere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SSbRhjc6jaI/AAAAAAAAAJs/-6fz4KTqJK4/s1600-h/ombre.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5271130788266151330" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 278px; CURSOR: hand; HEIGHT: 395px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SSbRhjc6jaI/AAAAAAAAAJs/-6fz4KTqJK4/s400/ombre.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La frase seguente è:&lt;br /&gt;“Ad internam scripturam, et non vulgares per memoriam operationes explicatis”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il participio “explicatis”, sempre riferito alle ombre (umbris), va considerato alla luce del senso letterale prima richiamato e della somiglianza col verbo appena esaminato “applicandi”. Infatti, “applicandi”, ovvero “ad-plicandi”, ha con “explicatis”, ovvero “ex-plicatis”, in comune il verbo “plicare”, piegare, che conferisce il senso di movimento al primo verbo, come già dimostrato, e quindi anche al secondo. Senso di movimento richiamato anche nella frase di cui fa parte il verbo, in particolare dal gruppo semantico composto dalla preposizione “ad” seguita dall’accusativo, che svolge la funzione di complemento di “moto a luogo”, anche se figurato. L’idea è quella di ombre che sono state “estese” (explicatis), o che si sono “allungate”, oltre la superficie, costituita dalle “solite operazioni mnemoniche” (vulgares per memoriam operationes), fino ad una “scrittura interna” (ad internam scripturam), cioè fino a comprendere il senso “riposto” delle cose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;La traduzione dell’intera frase potrebbe essere:&lt;br /&gt;(Ombre) “estese ad una scrittura interna, e non alle solite operazioni mnemoniche”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;Se sostituiamo alle “ombre” letterali ciò a cui fanno riferimento, ovvero le ombre simboliche, che costituiscono il tema dell’opera, ne deduciamo che la frase, posta nel frontespizio della stessa, esprime la volontà dell’autore di indagare oltre le apparenze della realtà per esplorarne le cause “segrete”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Subito dopo la dedica al re Enrico III di Francia, Bruno scrive una delle sue frasi più conosciute, ma forse anche meno valorizzata:&lt;br /&gt;“Umbra profunda sumus, ne nos vexetis inepti. Non vos, sed doctos tam grave quaerit opus”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finora questo periodo è stato tradotto, quasi invariabilmente, nel modo seguente o con parole simili:&lt;br /&gt;“Siamo un’ombra profonda, e voi non tormentateci, o inetti: un’opera tanto importante non si rivolge a voi, ma ai dotti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla base di questa interpretazione, si cita spesso la frase “Siamo un’ombra profonda” per indicare che, secondo il Nolano, noi tutti, in quanto esseri umani, non saremmo altro che “ombre”, o riflessi, di una realtà superiore. Tuttavia, come spiegato all’inizio, ci sono ragioni per credere che il senso sia alquanto diverso. Il nocciolo della questione non è la prima frase in sé (Umbra profunda sumus), la cui traduzione (Siamo un’ombra profonda) è grammaticalmente e sintatticamente accettabile, ma quella seguente (ne nos vexetis), che viene comunemente tradotta come un’esortazione (non tormentateci). Pur essendo linguisticamente corretto attribuire al congiuntivo presente “vexetis” valore esortativo, non ci sembra in armonia con il contesto. Se “vexetis” fosse un congiuntivo esortativo, il “ne” che lo precede non sarebbe una congiunzione, ma una semplice particella negativa che introduce una frase indipendente. In tal modo la frase “Umbra profunda sumus” risulterebbe sintatticamente scollegata dalla successiva, fenomeno estraneo al modus scribendi di Bruno. Al contrario, la sua opera è piena di congiunzioni di vario tipo che la rendono un tutt’uno armonico privo di brusche cesure.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa ancor più importante, traducendo la seconda frase in modo indipendente dalla prima, si isola anche semanticamente quest’ultima dal giusto contesto in cui è collocata, così che il senso risulta incompleto. Sussistono invece elementi per ritenere che l’intero periodo sia volutamente compatto. Si notino, ad esempio, alcuni termini delle prime due frasi contrapposti ad altri che si trovano nella terza frase (nos-vos, inepti-doctos) e due aggettivi di significato assimilabile (profunda-grave). La corrispondenza di questi ultimi è assicurata dal fatto che si riferiscono a due concetti simili, l’ombra da una parte (umbra), definita “profunda”, e l’opera dall’altra (opus), detta “grave”. Come si è dimostrato, quest’opera di Bruno può identificarsi, o usarsi scambievolmente, col concetto di ombra, a cui appunto l’opera è dedicata. Guardando le cose da un altro punto di vista, alla coppia di termini delle prime due frasi (profunda-inepti) corrisponde la coppia di termini dell’ultima frase (grave-doctos). Di conseguenza la prima frase (Umbra profunda sumus) è strettamente legata alla seconda (ne nos vexetis), in cui la particella “ne” va intesa come congiunzione e non come il principio di una frase indipendente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di proporre la traduzione dell’intero periodo, occorre soffermarsi sul significato che Bruno stesso dà all’aggettivo “inepti” contenuto nella prima frase. In una poesia che compare più avanti nell’opera, e che l’autore rivolge ad un ipotetico “artista” (artifici), descrive un pittore “inepto”, incapace di rappresentare in maniera realistica dei galli che vede, che, per non far riconoscere i tratti sbagliati, cioè non corrispondenti al vero, di artista incapace (tractus inepti de inepto artista), fa allontanare i polli dal suo dipinto. In una successiva poesia, dedicata ad un giudice “adatto” (apto iudici), parla di alcuni animali che per natura sono “inadatti” (non aptos) a compiere determinate azioni che sono prerogativa di altri animali o di uomini. Sarebbe, anzi, uno scherzo della natura se per esempio vedessimo, dice, un cane arare i campi o un cammello e un maiale volare! Al di là del senso ironico di questi versi, ciò che ci interessa qui è l’idea trasmessa dall’aggettivo “ineptus”, ovvero di qualcuno che, proprio come quegli animali, per costituzione è “inadatto” ad affrontare qualcosa, o non ne è all’altezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa immagine come può non riportare alla nostra memoria quel brano del “Candelaio”, altra opera di Giordano Bruno, in cui l’autore menziona “certe ombre dell’idee, le quali in vero spaventano le bestie e, come fussero diavoli danteschi, fan rimanere gli asini lungi a dietro”? In altre parole, “gli asini” simbolici, di cui parla il filosofo, sono persone che non entrano nell’ombra, perché ne sono spaventati e pertanto si sentono “incapaci” di affrontarle.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;Tornando al “De umbris”, altri aggettivi che meritano la nostra attenzione sono “grave”, che si trova nell’ultima frase del periodo, e “profunda”, presente nella prima frase. Una poesia che precede la dedica ad Enrico III avverte il lettore della difficoltà dell’opera, paragonata alla statua di Diana a Chio, che mostrava un volto piangente a coloro che entravano nel tempio, ma un volto sorridente a coloro che ne uscivano. Simile a questo l’enigma pitagorico, citato nella stessa poesia, sul “bicornis”, un lato del quale era aspro e repellente, mentre l’altro consentiva prospettive migliori. Gli aggettivi, che in questa poesia, si riferiscono metaforicamente al tema dell’ombra, e quindi all’opera, sono “tristis” (triste), “trux” (truce), e “asper” (aspro). Poiché anche l’aggettivo “grave” si riferisce all’opera (opus), acquista dagli aggettivi precedenti il significato di “gravoso”. E dal momento che, come abbiamo visto, “grave” fa coppia con “profunda”, quest’ultimo aggettivo si carica di un significato simile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla luce del contesto, l’accento nella prima frase non è posto su un indeterminato “noi”, come esseri umani, o sul fatto che saremmo “umbra profunda”, bensì sull’“ombra”, ovvero sull’opera che ne tratta, che è “profunda”, come un luogo impervio, inaccessibile, o un’oscurità così densa, fitta, da risultare “impenetrabile” a coloro che non ne sono “degni”, o all’altezza. Il motivo di quest’espressione è che per loro l’argomento è troppo “grave”, gravoso, da sostenere. Se provassero ad affrontarlo, non potrebbero far altro che “dar fastidio”, o “tormentare”, quelli che “degnamente” se ne stanno occupando, quelli che ne sono “idonei” (“doctos”, contrapposto a “inepti”), con i quali l’autore s’identifica quando dice: “Umbra profonda sumus”. Lo scopo di questa frase è ormai evidente: invitare coloro che sono “incapaci” (inepti), gli “asini”, a non cominciare nemmeno il percorso che l’opera si accinge a proporre. A questo punto sembra chiaro il senso dell’intero periodo, che rendiamo come segue:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Siamo un’ombra impenetrabile,&lt;br /&gt;(sumus umbra profunda)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;affinché non ci tormentiate,&lt;br /&gt;(ne nos vexetis)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;voi che non [ne] siete degni.&lt;br /&gt;(ineptis)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non voi richiede un’opera così gravosa,&lt;br /&gt;(Non vos quaerit opus tam grave)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ma coloro che [ne] sono idonei”.&lt;br /&gt;(sed doctos)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dicendo questo, Bruno non fa discriminazione. Anche gli “asini”, per natura “incapaci”, possono diventare “idonei” se acquisiscono le necessarie facoltà, di cui l’autore tratta più avanti nell’opera. Come fece l’asino Onorio, descritto nella sua “Cabala del cavallo pegaseo”, che acquisì “due ali”, grazie alle quali riuscì a sollevarsi al cielo. Il risultato è che quelli che restano “incapaci”, essendo scoraggiati dall’aspetto arduo e scostante dell’opera, si fermano sulla “soglia”, ma coloro che ne sono “degni”, o “idonei”, s’immergono nelle profondità delle “ombre delle idee” e ne usciranno con una grande ricompensa. Solo a questi ultimi, si legge più avanti, “si aprirà la porta, l'ingresso e l'entrata [per passare] dalle ombre alle idee”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5271134231020248146" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 329px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SSbUp8tdHFI/AAAAAAAAAJ8/SMdMpJHVSQQ/s400/pegaso.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco una proposta di traduzione dell’intero frontespizio:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;strong&gt;GIORDANO&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;BRUNO NOLANO&lt;br /&gt;LE OMBRE DELLE IDEE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che coinvolgono l'arte di Ricercare,&lt;br /&gt;Trovare, Valutare,&lt;br /&gt;Ordinare e Fare accostamenti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Estese ad una scrittura interna,&lt;br /&gt;E non alle solite operazioni mnemoniche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DIMOSTRAZIONE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PER ENRICO III, SEREnis[simo] Re&lt;br /&gt;[dei] Francesi e dei Polacchi, ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo un’ombra impenetrabile, affinché non ci tormentiate, &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;voi che non [ne] siete degni.&lt;br /&gt;Non voi richiede un'opera così gravosa, &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;ma coloro che [ne] sono idonei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PARIGI,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presso Egidio Gorbino, sotto l'insegna della&lt;br /&gt;Speranza, davanti al Collegio&lt;br /&gt;di Cambrai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1582&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CON PRIVILEGIO DEL RE.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In ultima analisi, l’“arte”, che Bruno ci presenta con quest’opera, non è la semplice “espressione artistica” o la “teoria dell’arte”, ma un particolare “metodo”, o “sistema teorico”, una sorta di “chiave universale” di ogni ambito della conoscenza umana, attraverso la quale sarebbe possibile passare dalle “ombre alle idee”, risalendo cioè dall’“apparenza”, dai “fenomeni”, dai “sintomi”, dagli “effetti” alla “realtà” da cui derivano, alle “cause vere”. Se il “De umbris idearum” avesse realmente questa funzione, e se fosse possibile scoprire l’esatta identità di questa “chiave” della conoscenza per mezzo di un accurato lavoro di traduzione, come quello avviato ora, immaginiamo quali risvolti positivi potrebbero crearsi praticamente per ogni campo della ricerca alla prese con problemi apparentemente insolubili. Come staff del sito, ci auguriamo di poter dare un prezioso contributo anche in questo senso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc6600;"&gt;NEWS: &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc6600;"&gt;Stiamo lavorando ad una nuova edizione critica del "De umbris idearum" che speriamo di pubblicare a breve. Per prenotazioni: antichescrittureinedite @ email.it&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;N.B.: LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DEL CONTENUTO DI QUESTO POST È SUBORDINATA AL VERSAMENTO DEL CONTRIBUTO RICHIESTO.&lt;br /&gt;OGNI ABUSO POTRÀ ESSERE PERSEGUITO PENALMENTE.&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-5281332459314454264?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/5281332459314454264/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=5281332459314454264' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/5281332459314454264'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/5281332459314454264'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2008/11/nuova-traduzione-del-de-umbris-idearum.html' title='NUOVA TRADUZIONE DEL &quot;DE UMBRIS IDEARUM&quot;'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SSbPHAV4fWI/AAAAAAAAAJk/IqtXiZF6lnk/s72-c/bruno2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-6048986759518886344</id><published>2008-10-28T23:09:00.001+01:00</published><updated>2009-03-03T23:11:42.121+01:00</updated><title type='text'>COME DIVENTARE SOSTENITORI DEL PROGETTO</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;Invia ad antichescrittureinedite @ email.it una delle seguenti opzioni, o più di una:&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;1) &lt;strong&gt;PATROCINIO&lt;/strong&gt; (da parte di enti e istituti pubblici e privati, in cambio di inserimento, per un anno intero, nell’apposito spazio del sito riservato ai sostenitori);&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;2) &lt;strong&gt;ARTICOLI&lt;/strong&gt; (se sei un operatore culturale e desideri inviare uno o più articoli pertinenti da pubblicare sul sito, in cambio di inserimento, per l’intera durata dell’effettiva collaborazione, nell’apposito spazio del sito riservato ai sostenitori);&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;3) &lt;strong&gt;CONTRIBUTO&lt;/strong&gt; (da parte di chi ha un’attività da pubblicizzare: &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;100&lt;/strong&gt; €, in cambio di inserimento, per &lt;strong&gt;un anno&lt;/strong&gt; intero, del nome dell’attività e di altre informazioni promozionali nell’apposito spazio del sito riservato agli sponsor; &lt;strong&gt;10 &lt;/strong&gt;€, in cambio di inserimento, per &lt;strong&gt;un mese&lt;/strong&gt;, del nome dell’attività e di altre informazioni promozionali nel medesimo spazio).&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;I contributi possono essere versati mediante carte di credito, cliccando sull’icona “DONAZIONE” posta in cima alla colonna destra del sito e seguendo le istruzioni richieste, oppure attraverso Postepay, recandosi presso qualsiasi sportello di Poste Italiane (nel caso richiedere a noi il numero e il nome dell’intestatario della carta).&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;Se, invece, al momento non desideri partecipare, ma gradiresti essere informato sui progressi dell’iniziativa,&lt;br /&gt;invia un’e-mail avente per “oggetto” &lt;strong&gt;INFORMA&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-6048986759518886344?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/6048986759518886344/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=6048986759518886344' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/6048986759518886344'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/6048986759518886344'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2008/10/come-diventare-sostenitori-del-progetto.html' title='COME DIVENTARE SOSTENITORI DEL PROGETTO'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-2130537066383513292</id><published>2008-10-15T23:46:00.000+02:00</published><updated>2009-01-09T00:34:08.648+01:00</updated><title type='text'>News: pubblicata la prima traduzione inglese della "Protogaea” di Leibniz</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SPZo0WpEf1I/AAAAAAAAAHU/k0WkWDvMgdU/s1600-h/leibniz.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5257504863641960274" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 190px; CURSOR: hand; HEIGHT: 247px" height="212" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SPZo0WpEf1I/AAAAAAAAAHU/k0WkWDvMgdU/s200/leibniz.jpg" width="175" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Claudine Cohen&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Andre Wakefield&lt;/strong&gt; dell’Università di Chicago hanno recentemente curato la prima traduzione in inglese della “Protogaea” di &lt;strong&gt;Gottfried Wilhelm Leibniz&lt;/strong&gt; (1646-1716), un trattato latino sulle scienze della terra, prezioso strumento per capire le origini della geologia moderna.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Pubblicato postumo, nel 1749, recava un titolo che anticipava le nostre attuali preoccupazioni sugli ecosistemi globali: “Che ne ha fatto il grande uomo della storia della Terra?”&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Nel testo, che dovette risultare facilmente comprensibile per i suoi contemporanei, Leibniz ha incluso riflessioni maturate grazie alla corrispondenza con altri filosofi naturali. Il trattato tocca brevemente molti fenomeni geologici, dalla formazione delle montagne all'origine dei minerali e dei fossili in particolare, ben illustrati nelle xilografie che accompagnano questa nuova edizione. Lo studioso si dimostra insolitamente aspro per i suoi tempi nei confronti di coloro che gridavano al miracolo per ogni fenomeno naturale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando prende in considerazione l'origine dei minerali, Leibniz spiega l’argomento associando l’attività di laboratorio: “Si è inclini a sospettare che la natura, utilizzando i vulcani come forni e le montagne come alambicchi, abbia compiuto con le sue grandi opere ciò che facciamo con i nostri piccoli esempi [in laboratorio]”. Tuttora le unità di ricerca in geochimica sperano di poter simulare i processi della Terra nei loro “forni” artificiali.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SPZnukfgNOI/AAAAAAAAAHM/3Bx05NpaEmQ/s1600-h/fossile.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5257503664769086690" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="145" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SPZnukfgNOI/AAAAAAAAAHM/3Bx05NpaEmQ/s200/fossile.jpg" width="186" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Come è spiegato nel libro, Leibniz piantò “i semi di una nuova scienza naturale chiamata geografia”. Ci si chiede allora perché le sue osservazioni, tanto innovative per quei tempi, non siano bastate da sole a rendere la geologia una scienza matura. La risposta è che, nonostante tutte le sue intuizioni, sembra gli mancasse la consapevolezza del tempo geologico, una conquista della scienza ancora di là da venire.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;D’altra parte non è difficile immaginare le ragioni di un simile ritardo. Dato che nel diciottesimo secolo non era comodo viaggiare, Leibniz dovette fare spesso affidamento sulle osservazioni di altri. La complessità della storia della terra non cominciò ad essere spiegata finché i geologi francesi non iniziarono a lavorare nei pressi di Parigi, e fino a quando James Hutton non sviluppò la sua teoria del tempo geologico in Scozia. Il miglioramento di strade e canali, e quindi l'avvento delle ferrovie, ha permesso ai diversi racconti geologici locali di essere cuciti insieme. Così la scienza della Terra è finita per considerare il nostro pianeta come un sistema interconnesso evolutosi nel corso di miliardi di anni. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;Ti è stata utile questa informazione? Iscriviti alla mailing list del sito: antichescrittureinedite @ email.it.&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;N.B.: LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DEL CONTENUTO DI QUESTO POST È SUBORDINATA AL VERSAMENTO DEL CONTRIBUTO RICHIESTO.&lt;br /&gt;OGNI ABUSO POTRÀ ESSERE PERSEGUITO PENALMENTE.&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-2130537066383513292?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/2130537066383513292/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=2130537066383513292' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/2130537066383513292'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/2130537066383513292'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2008/10/news-pubblicata-la-prima-traduzione.html' title='News: pubblicata la prima traduzione inglese della &quot;Protogaea” di Leibniz'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SPZo0WpEf1I/AAAAAAAAAHU/k0WkWDvMgdU/s72-c/leibniz.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-3561156603664731718</id><published>2008-09-26T12:42:00.001+02:00</published><updated>2009-03-03T23:14:38.954+01:00</updated><title type='text'>L’ENIGMA DI BRUNO</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SNy9PwtasGI/AAAAAAAAAGk/FoAFJNhJ75Y/s1600-h/bruno.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5250279344078237794" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SNy9PwtasGI/AAAAAAAAAGk/FoAFJNhJ75Y/s400/bruno.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Era l’anno 1582 quando il filosofo nolano Giordano Bruno pubblicò a Parigi il “De umbris idearum” (Le ombre delle idee), un’opera interamente scritta in latino, pietra miliare del pensiero filosofico moderno, mediante la quale sarebbe “possibile conoscere e ricordare le idee e i processi che le connettono, così da costruire tutta l'enciclopedia del sapere” (Tullio Gregory, &lt;em&gt;Amarcord per combinazione&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe Cacciatore osserva che l’asse portante della meditazione filosofica di Bruno, ben visibile nel suo De umbris idearum, consiste nel “potere e sapere penetrare questa struttura [fondamentale dell’universo]”, nel “riuscire a impadronirsi delle chiavi di accesso a questi piani distinti della realtà con l’aiuto di una logica e di una mnemotecnica le quali siano in grado di consentire il passaggio dalle ‘ombre delle idee’ a un sistema enciclopedico contenente l’insieme delle connessioni originarie e di ogni combinazione possibile” (&lt;em&gt;Giordano Bruno e noi&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ricchezza di significato che traspare da quest’opera fa apparire riduttive e superficiali anche le più autorevoli interpretazioni che la critica ha finora dato della stessa. Mi sembra di avvertire, nei pur attenti e istruttivi commenti a “Le ombre delle idee” e al suo autore, la mancanza di una lettura onnicomprensiva, o esauriente benché sintetica, degli svariati e complessi argomenti trattati in quest’opera, l’assenza di una visione complessiva del suo pensiero. La ragione, credo, va ricercata in una non sempre corretta traduzione della stessa in lingua moderna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un errore ricorrente risiede già nella traduzione del titolo “De umbris idearum”, che è stato reso impropriamente “Le ombre ideali”, allontandosi non poco dal senso originale (Le ombre delle idee), che distingue tra “ombre” e “idee”, distinzione fondamentale nel contesto dell’opera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre bisogna riconoscere al testo una lettura in chiave letterale e simbolica, generalmente accettata dagli studiosi di Bruno, e suggerita dallo stesso autore, ma troppo spesso trascurata in fase di traduzione. Nel testo originale l’importanza delle ombre simboliche è illustrato attraverso un continuo e illuminante confronto con le ombre letterali e con i vari fenomeni fisici connessi, senza il quale l’opera perde gran parte della sua comprensibilità ed efficacia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una nuova e migliore traduzione farebbe giustizia, almeno in parte, al suo autore, che pagò caro il suo anelito, tanto attuale, alla libertà di pensiero, allorché il 17 febbraio 1600 fu bruciato vivo in Campo de Fiori a Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;BREVE PANORAMICA SUL CONTENUTO DELL’OPERA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5250280876313066978" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SNy-o8uqveI/AAAAAAAAAGs/8AMLU017bn4/s400/solebruno.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Umbratilità della conoscenza umana&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In relazione al tema dell’ombra Bruno si è confrontato con tutta la tradizione filosofica a lui precedente. Nella sua opera si riconoscono motivi platonici e neoplatonici, in particolare di Plotino e Marsilio Ficino, aristotelici, con riferimento a Tommaso D’Aquino, pitagorici, ermetici, ed anche d’ispirazione orientale, tratti dalla filosofia indiana o cinese. Nel suo discorso confronta continuamente le ombre letterali con le ombre simboliche, concentrando l’attenzione su queste ultime, per sottolineare la sostanziale umbratilità della conoscenza umana. Nella sua condizione di “ombra”, infatti, l’uomo, al pari delle ombre letterali, partecipe della luce, ma anche delle tenebre, conserva un rapporto con le realtà supreme, pur avvertendo l’incolmabile distanza che separa l’ente dall’accidente, il finito dall’infinito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua situazione limitata rimanda al mito della caverna di Platone, in cui alcuni uomini sono costretti sul fondo dell’antro a vedere le ombre e non già la realtà di cui quelle sono rappresentazioni. Ciò non significa che l’uomo non possa ascendere dalle ombre alle idee, come lo stesso Bruno invita a fare. Come il pittore si serve delle ombre come punto di partenza per delineare l’oggetto da rappresentare, che poi completerà con i colori, così il vero filosofo considera le ombre ideali come punto di partenza per risalire alle idee da cui promanano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo si riconosce la doppia valenza simbolica dell’ombra, così come duplice è l’espressione del volto di Diana nel suo tempio, ostile a chi entra, bendisposta a chi esce, proprio perché l’ombra è “traccia” della luce e coincide con il “nascondiglio del vero”. Tuttavia l’uomo, come il personaggio ipotetico della caverna di Platone, potrà muoversi dalle tenebre alla luce soltanto attraverso la mediazione dell’ombra, che preparerà gradualmente la sua vista alle realtà superiori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma cosa sono le idee rappresentate dalle ombre? La struttura del De umbris è composta, dopo la parte dialogica, di una seconda parte suddivisa in trenta “intentiones”, ovvero le diverse “estensioni” o lunghezze d’ombra che il sole determina sulla terra durante il suo moto apparente. Qui Bruno concentra la sua attenzione sulle ombre in tutte le sue possibili manifestazioni. Segue una terza parte composta di trenta “conceptus” idearum, con riferimento ai contenuti delle idee, alle idee nella loro essenza, e non più nella loro forma apparente, umbratile. Il numero trenta ricorre anche in altre opere di Bruno, come la Lampas triginta statuarum, l’Explicatio triginta sigillorum, o il Sigillus sigillorum, nelle quali quel numero “magico” si riferisce invariabilmente a rappresentazioni simboliche. Dunque le ombre sono simboli delle idee. Così come le immagini astrali o delle divinità presenti nelle opere suddette, le ombre rappresentano simbolicamente virtù e qualità morali, che risiedono al massimo grado in Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo senso, il De umbris si presenta come un invito alla comprensione del mondo delle idee attraverso la contemplazione delle loro ombre, ovvero mediante la comprensione dei simboli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;L’“appulsus” alle idee&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo Bruno sono gli “asini” a fermarsi alle ombre. Coloro che si fermano alle apparenze, lasciandosi ingannare da esse, come illustra il mito ovidiano di Narciso o la fiaba di Esopo del cane con la carne in bocca, restano tragicamente legati ad una vita soltanto corporale e ai sensi. In tal caso l’ombra diventa per loro “di morte”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altra parte per l’uomo è possibile ascendere in modo progressivo da qualsiasi ombra fino a raggiungere l’idea da cui promana. Questo percorso di “ascesa” è simile all’appulso che il furioso riceve al culmine della sua lotta per elevarsi, proprio come gli elementi naturali tendono verso l’alto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La salita avviene per mezzo di una “scala”, concetto che Bruno prende a prestito dalla scala naturae di Aristotele, mediato dalla scala della conoscenza di Plotino composta di sette gradini, ai quali il Nostro aggiunge altri due. Al gradino più basso risiede la materia, mentre a quello più alto Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta d’interpretare correttamente la “catena aurea” che lega gli elementi dissimili dell’universo, la “moltitudine di mezzi”, come la chiama Bruno, attraverso un ordine necessario alla sublimazione dell’uomo. Al termine della sua ascesa simbolica l’anima umana ottiene, secondo quanto dice nella Prima Intentio, l’“accesso” (appulsus) all’immagine del “primo bene e vero desiderabile”, l’intelligibile mondo delle idee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ascesa dell’uomo su per la scala della natura, comunque, non si riferisce ad una semplice operazione mentale, ma implica anche un percorso pratico, che prevede un processo di purificazione interiore attraverso stadi di luce crescente, mediante cioè una facoltà divina che proviene dall’alto e che all’alto conduce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;Le “forme” ideali &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea si manifesta in una molteplicità di forme ai vari livelli della realtà. Utilizzando la coincidentia oppositorum di Cusano, Bruno sostiene che l'Uno si svolge esplicandosi in un’infinità di forme, che esso poi complica come totalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Nolano parla di tutte le “forme” delle idee come di “ombre”. Ma con questo termine indica anche un particolare tipo di forma, o rappresentazione, delle idee, quelle che definisce “razionali”, percepibili attraverso i sensi e la ragione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altre forme sono le “tracce” e le “immagini riflesse”, dotate di maggiore proprietà ideale, capaci di rappresentare in modo più pieno l’idea da cui scaturiscono. Quest’altra specie di forme appartiene alle cose “naturali”, rilevabili attraverso i sensi e che costituiscono l’oggetto di studio della fisica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al di sopra di ogni forma c’è l’”idea”, l’entità pura che genera tutte le forme, il progetto delle cose da produrre. Per Bruno ogni cosa ha la sua idea. Tutto l’universo non è che una trama di principi o forme assolute, le quali si sviluppano e si rinnovano eternamente nella loro esistenza esteriore e sensibile, ma conservano all’infinito la loro natura ideale ed incorruttibile. L’uomo può accedere al mondo intelligibile delle idee solo attraverso l’aggiunta di una terza facoltà: l’intelletto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel De umbris Bruno menziona anche un vero metafisico “superessenziale”. Quel superlativo è applicato al “vero” e al “bene”, a “la verità stessa” (V Intentio), al “primo vero e bene desiderabile” (VI Intentio), all’“unità” diametralmente opposta all’infinita moltitudine della materia (VII Intentio), alla “fonte di tutte le unità” nel X Conceptus, “la luce, la vita, l'intelligenza e l’unità prima” del XIII Conceptus. Si tratta della fonte di ogni idea, Dio, nel quale anche gli opposti coincidono, riprendendo un concetto caro al Cusano.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;Facoltà inferiori e facoltà superiori&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’introduzione all’opera, a proposito del metodo di conoscenza, o “arte”, che vi è illustrato, Bruno fa dire ad Ermete: “Quest'arte non porta ad una semplice arte della memoria, ma avvia e introduce anche alla scoperta di molte facoltà”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo la concezione filosofica tradizionale, che combina in un suggestivo intreccio dottrine platoniche e aristoteliche, “senso”, “ragione” e “intelletto” rappresentano le principali potenze cognitive di cui l’uomo dispone. Bruno distingue tra “facoltà inferiori”, i sensi, e “facoltà superiori”, ragione e intelletto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I sensi esterni, di cui la vista è il principale, e i sensi interni, che ritengono le forme percepite dai sensi esterni, permettono di avere una conoscenza solo parziale e a volte ingannevole della realtà, di cui recepiscono solo le “ombre”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se vengono purificati, come in un processo alchemico, se sono cioè uniti alle altre facoltà, alla ragione che mette in relazione e confronta le forme raccolte dai sensi interni, e all’intelletto, che estrapola dalle stesse modelli universali, allora consentono di compiere operazioni di ricerca fondate. Per Bruno l’intelletto (o intelligenza) attivo o riflessivo, è la facoltà interiore, o ‘capacità superiore’ contrapposta ai sensi e alla ragione, di comprendere, andando oltre le apparenze, la relazione tra le forme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque in Bruno la “sensibilità” va abbandonata, in senso platonico, per progredire nella conoscenza, ma al tempo stesso, in senso aristotelico, costituisce un preludio indispensabile alla percezione intellettuale. Si tratta della cusaniana contractio, un’intensa concentrazione di tutte le facoltà, che dà luogo ad una perfetta padronanza delle potenzialità, al fine di compiere indisturbati il proprio percorso contemplativo verso una conoscenza superiore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La “sessio sub umbra”&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta raggiunto il mondo delle idee, Bruno invita poi a tornare nell’ombra da cui si è partiti. Non è più l’ombra iniziale, la più povera delle rappresentazioni ideali, o la forma dotata di minore proprietà ideale, piuttosto l’ombra metafisica e sovraessenziale, carica del suo alto valore simbolico, che per Bruno coincide con una “conoscenza conquistata”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio come il prigioniero della caverna di Platone che tornando alle ombre le poté interpretare alla luce di ciò che ha visto fuori della caverna, e al pari dell’asino Onofrio, che, memore delle forme elaborate dall’intelletto, acquistò la facoltà di volare, ricorrendo all’”arte della memoria”, la quale non è una semplice tecnica rammemorativa di cui si servivano anche gli oratori romani, l’uomo può ricordare le idee partendo dalle forme percepite nell’ombra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La “memoria artificiale” che si ottiene mediante quest’ars memoriae deriva dalla combinazione delle tre facoltà precedenti (intelletto, ragione, sensi) e delle forme da esse percepite. Per Platone l’anima umana, una volta discesa nel nostro mondo, conserva un ricordo sopito di ciò che ha veduto, le idee sfocate che portiamo dentro di noi. Basta uno sforzo per tirarle fuori attraverso l’esperienza sensibile, e così l’anima ricorda ciò che ha visto nell’Iperuranio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perciò, riprendendo lo spunto del Cantico dei Cantici, Bruno ricorda la Sulamita che siede all’ombra di colui che aveva desiderato. Questa è la condizione del sapiente di cui parla Platone nel Simposio, la condizione di chi, avendo raggiunto la sapienza, non la desidera più. Anche nel passo di Bruno la “sessio sub umbra” della Sulamita è la condizione di chi ha superato la fase del desiderio, perché ha ormai raggiunto la conoscenza, o sapienza, faticosamente ricercata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al termine del suo percorso conoscitivo l’uomo è in grado di connettersi con l’intelligibile mondo delle idee semplicemente riconsiderando le forme percepite in precedenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5250281481787593122" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SNy_MMTC0aI/AAAAAAAAAG0/pWU96xzVv6M/s400/lunabruno.jpg" border="0" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;DIFFUSIONE DELL’OPERA E SUA IMPORTANZA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appena pubblicato, il De umbris ebbe circolazione e risonanza notevoli in Europa e altrove. Fino a tutto il ‘700 i lettori di Bruno, da Shakespeare a Leibniz e a Diderot, i quali al De umbris preferirono gli altri suoi scritti, lo considerarono soprattutto come riformatore dell’ars lulliana, maestro di ars memoriae e scopritore dell’armonia prestabilita nell’universo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dagli inizi dell’800, con la riscoperta del De umbris, in particolare da Schelling e fino alla prima metà del ‘900 con Hegel, Labriola, Spaventa, Dilthey e Gentile, il Nolano fu visto come l’interprete dei misteri eterni della natura, teista, evoluzionista, e primo filosofo monistico dell’età moderna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò appartiene all’archeologia della critica bruniana. Grazie alla filologia Bruno è stato liberato dalla filosofia della storia e scoperto come “mago ermetico” dalla Yates, che ha dato un notevole contributo allo studio delle opere “magiche”. Muovendo proprio da queste ultime, la studiosa inglese ha interpretato in questa chiave tutto Bruno, scoprendo nell’ermetismo il filo d’oro della “musa nolana”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Successivamente studiosi di Bruno, come Michele Ciliberto e Nuccio Ordine, hanno evidenziato aspetti inediti rispetto alle impostazioni tradizionali, sia quella di carattere strettamente ermetico, sia quella imperniata sul primato della “ragione” scientifica moderna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In particolare, interpreti contemporanei di Bruno, come Tullio Gregory, Leen Spruit, Aldo Trione e Giuseppe Cacciatore, hanno individuato nell’arte della memoria bruniana un metodo, applicabile ad ogni percorso conoscitivo, dalla filosofia in senso stretto alla scienza, dalla religione alla psicoanalisi e alla &lt;em&gt;poiesis&lt;/em&gt;, per accedere al sapere universale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti è stata utile questa informazione? &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;Iscriviti alla mailing list del sito: antichescrittureinedite @ email.it. &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;N.B.: LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DEL CONTENUTO DI QUESTO POST È SUBORDINATA AL VERSAMENTO DEL CONTRIBUTO RICHIESTO.&lt;br /&gt;OGNI ABUSO POTRÀ ESSERE PERSEGUITO PENALMENTE.&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-3561156603664731718?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/3561156603664731718/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=3561156603664731718' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/3561156603664731718'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/3561156603664731718'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2008/09/lenigma-di-bruno.html' title='L’ENIGMA DI BRUNO'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_bimIj9mMtuM/SNy9PwtasGI/AAAAAAAAAGk/FoAFJNhJ75Y/s72-c/bruno.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-4550219127903012967</id><published>2007-12-16T21:54:00.000+01:00</published><updated>2009-01-09T00:40:14.045+01:00</updated><title type='text'>Panoramica sulla letteratura latina medievale</title><content type='html'>&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5144678336610396866" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 208px; CURSOR: hand; HEIGHT: 175px" height="169" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_bimIj9mMtuM/R2WRsIFPasI/AAAAAAAAADc/f0lNqFAXcD4/s400/amanuense.gif" width="208" border="0" /&gt;&lt;strong&gt;PREMESSA &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tradizione di studi sulla letteratura latina medievale ha conosciuto varie fasi di lettura, dalla critica tedesca, nel pieno Ottocento, che ha fondato le basi per una dimensione storico-erudita del Medioevo, alla fase successiva, tuttora in auge, che si concentra sul confronto con tematiche collaterali e interdipendenti: le fonti, l’agiografia, la Scrittura, la tradizione classica, i volgari, le dinamiche di una lingua in espansione e in frazionamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non bisogna, infatti, considerare il latino medievale una lingua unitaria, bensì come un sistema di trasmissione culturale strutturato secondo modalità espressive differenti secondo le differenti aree in cui si è sviluppato. Si parte dal latino del basso impero, che presto acquisisce differenze nei paesi romanzi rispetto a quelli non romanzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei primi (Italia e Spagna in testa, seguiti dalla Francia) il latino era ancora in stretta relazione con la lingua parlata. Nei secondi (le isole britanniche), dove la lingua madre era lontana dalla lingua di Roma, il latino entrò a fatica importata tramite le scuole. La riforma carolingia, di cui parleremo più avanti, fece in modo che la lingua latina fosse quasi la stessa in tutti i paesi occidentali, creando un momento unico e irripetuto della storia culturale europea: una condizione d’unità spirituale (culturale e linguistica) che persino oggi, nell’era delle telecomunicazioni, rappresenta un miraggio difficilmente raggiungibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come scrive Edoardo D’Angelo, dottore della Sorbona e professore di letteratura latina medievale presso l’Università “Federico II” di Napoli, “la modernissima (e ricchissima) Europa degli inizi del III millennio ha ancora molto da apprendere da Alcuino e Carlo Magno…”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I GENERI LETTERARI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Medioevo latino eredita il complesso dei generi letterari dalla letteratura classica e dalla produzione del periodo cristiano. Così, generi nati anticamente, come epica, poesia, storiografia, teatro, letteratura d’evasione, letteratura scientifico-erudita, persistono durante i secoli medievali, dando vita talvolta a più o meno visibili adattamenti alle specificità sociali e culturali del Medioevo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nascono in tal modo veri e propri generi nuovi, creazioni medievali, quali l’agiografia, derivante dalla biografia antica, la commedia elegiaca, speciale fusione di elegia e teatro, l’epica zoomorfa, a metà strada tra epica tradizionale e favolistica. Tutta medievale è la produzione di lirica liturgica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LE FASI DI SVILUPPO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La letteratura dell’età barbarica (sec. VI-metà VIII)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può parlare di una letteratura d’età barbarica per una serie di elementi comuni a questo periodo. Il primo è che questi tre secoli sono caratterizzati da enormi movimenti migratori da parte di popolazioni che dal nord e dall’est si spostano verso l’Europa occidentale e meridionale. Sul finire del &lt;strong&gt;V &lt;/strong&gt;secolo, una serie di popoli diversi per razza, lingua, cultura, penetrarono e si stanziarono nel territorio dell’Impero Romano d’Occidente ormai tramontato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A quel tempo l’emigrazione differiva da quella odierna, a cui siamo abituati, praticamente individuale: masse di diverse migliaia di uomini, donne, bambini, anziani, accompagnati da schiavi e animali, importavano la propria religione antropomorfa, la propria tecnologia arretrata (a parte che nella costruzione di armi), il proprio patrimonio culturale. Il risultato fu che i “barbari” assunsero il ruolo di difesa del territorio, mentre gli indigeni latini si occupavano dell’amministrazione, continuando a vivere secondo le leggi a cui erano abituati. I regni germanici non erano ostili alla cultura romana, che fu accettata passivamente dalla maggior parte di loro e da alcuni addirittura salvaguardata, al punto che il latino fu adottato come lingua della diplomazia e della legislazione. Il processo d’integrazione fu comunque lento e faticoso, tra non pochi contrasti e incomprensioni, e non ebbe come risultato generale la conservazione della cultura antica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un secondo aspetto comune a questo periodo è costituito dalle condizioni materiali dell’istruzione e della cultura. Con l’indebolirsi, tra il &lt;strong&gt;IV &lt;/strong&gt;e il &lt;strong&gt;V &lt;/strong&gt;secolo, delle strutture statali dell’Impero, andava disgregandosi l’apparato della pubblica istruzione (scuole, cattedre d’istruzione superiore, biblioteche). Dopo la metà del &lt;strong&gt;VI &lt;/strong&gt;secolo, l’antico sistema scolastico, che aveva fatto da freno all’evoluzione linguistica, permettendo l’esistenza di un latino abbastanza corretto, è completamente scomparso. Di conseguenza nulla poteva più ritardare l’evoluzione della lingua latina. I nuovi padroni sono oltremodo analfabeti e la cultura diventa monopolio della Chiesa, in particolare delle scuole monastiche, che si occupano sempre più della trasmissione della cultura scritta e anche della nascente produzione letteraria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro effetto delle invasioni barbariche sono i mutamenti linguistici che portano, tra il &lt;strong&gt;IV&lt;/strong&gt; e l’&lt;strong&gt;VIII &lt;/strong&gt;secolo, in misura diversa nelle varie regioni dell’ex Impero, alla “morte” del latino parlato, che cede progressivamente il posto alle lingue parlate dalle popolazioni conquistatrici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Letteratura dell’età carolingia (metà VIII sec.-metà IX sec.)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una produzione letteraria fortemente determinata e voluta dalla corte di Carlo Magno e dei suoi immediati successori. Carlo, detto Magno, figlio di Pipino il Breve, a prezzo di guerre cruente, costituì un Impero che andava dall’Olanda all’Italia, dalla Spagna a oltre il Danubio. Pur non essendo uomo particolarmente colto, Carlo diede molta importanza all’istruzione, sia per un miglioramento spirituale delle popolazioni a lui sottoposte, mediante la diffusione della cultura latina “cristiana”, sia per la creazione di una classe diplomatica in grado di governare un impero vasto e disomogeneo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Radunò attorno alla sua corte, che aveva sede ad Aquisgrana, un gruppo d’intellettuali di grande spessore e dal carattere cosmopolito e omogeneo, per discutere di teologia, letteratura, lingua e scienza. Anche dall’Italia, devastata da ingerenze esterne, anarchia e guerre intestine tra bizantini, longobardi e arabi, Carlo Magno richiamò alla capitale i suoi studiosi. La corte del re divenne il centro della vita intellettuale dell’epoca. Lì, insieme all’accademia di palazzo, fondò la scuola palatina, per l’educazione dei giovani che avevano terminato il primo ciclo di studi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sotto la direzione del maestro inglese Alcuino di York, furono potenziate le scuole, le biblioteche, e le attività dei monasteri. In ciascun vescovado e in ogni abbazia dell’impero si doveva, secondo l’ordine del re, organizzare una scuola per insegnare ai fanciulli la religione e le arti liberali. Lo scopo non era far rivivere l’Antichità classica, ma, e qui sta la “rinascita”, nel ripristinare l’unità linguistica esistente prima della nascita delle varie lingue locali, il latino del &lt;strong&gt;III-IV&lt;/strong&gt; secolo, precedente alle sue evoluzioni e metamorfosi. Ne conseguì una sostanziale unità e omogeneità della cultura europea, una sorte di Koinè culturale, nella quale furono inglobati popoli insulari e orientali, così che culture diverse erano espresse mediante la stessa lingua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Letteratura dell’età feudale (sec. X)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La disgregazione dell’impero carolingio, accompagnata dalle nuove invasioni barbariche da parte di ungari, slavi e normanni, l’estendersi e il radicarsi del feudalesimo, che portò a casi di anarchia rispetto al potere centrale, provocarono un ridimensionamento delle scuole urbane e un conseguente impoverimento della produzione letteraria. A differenza di quella carolingia, più compatta e costante, la letteratura del &lt;strong&gt;X&lt;/strong&gt; secolo è anche più originale, nel senso che gli scrittori sembrano più orientati verso il proprio mondo interiore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli imperatori di casa Sassonia, circondandosi di uomini di cultura, diedero vita alla “rinascita ottoniana”, che incluse una scuola per la formazione del clero. Altri fenomeni rilevanti di questa fase furono la riforma monastica, l’interesse esteso ad altri autori della latinità classica, e l’assorbimento ormai completo della cultura germanica all’interno della letteratura latina, che finì per dar voce alle più disparate idee, concetti, ideologie, teologie, e tradizioni popolari, di origine barbarica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Letteratura dell’età scolastica (sec. XI-XII)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il moltiplicarsi dei centri di potere, civile e culturale (Impero e Papato in lotta tra loro, Comuni, repubbliche marinare, regni nazionali e Stati regionali, nuovi ordini monastici, università) portò a un allargamento della libertà d’espressione, che coinvolse numerosi Paesi dell’est e del nord Europa entrati a contatto con la cultura latina e della Chiesa. In seguito alle crociate, s’intensifica il contatto col mondo islamico e bizantino, da cui nasce una serie di traduzioni dal greco e dall’arabo, che rivoluzionano le conoscenze scientifiche europee in fatto di matematica, astronomia, fisica e medicina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fusione di tradizioni culturali diverse, allargate ai mondi anglo-normanno, franco, tedesco, ed ebraico, è alla base di una ricca produzione letteraria e di un nuovo modo di concepire l’istruzione. Sempre più nobili mandano fanno studiare i figli, i quali studiavano gli autori latini profani e “cristiani”, e, per la prima volta dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, nasce un pubblico di lettori di testi in una lingua volgare, che contribuisce a rinnovare la contemporanea produzione latina, che raggiunse punti di perfezione linguistica. L’imitazione dei classici, che non era divenuta ancora come nel Rinascimento un principio stilistico, concedeva agli autori di esprimersi secondo il proprio stile personale e di adattare la lingua alle esigenze del momento. La cultura passa dalle mani dei monaci, ai chierici e ai laici, fino alla nascita delle Università.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Letteratura dell’età scientifica (sec. XIII-XIV)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La produzione letteraria del &lt;strong&gt;XIII &lt;/strong&gt;secolo appare come un tentativo di “sistemare” il grande patrimonio scientifico e letterario dei due secoli precedenti. Nelle università, che presero il posto delle scuole episcopali, l’interesse per i classici fu eclissato dallo studio degli autori cristiani e di quelli tardomedievali che si occupavano in particolare di diritto, medicina, filosofia e scienze. Il latino di quest’età apparirà agli umanisti monotono, povero, ripetitivo, privo dell’eleganza propria degli autori classici. Quelli che avevano abituato le loro orecchie alla musicalità ciceroniana, lo trovarono scandaloso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Petrarca e i suoi sostenitori, dopo l’epoca classica, il latino era degenerato sotto la pressione delle influenze barbariche. Durante il Rinascimento, il tentativo di recuperare il latino delle origini, attraverso una pedissequa imitazione e un normativismo rigoroso, non lascerà sufficiente spazio alle capacità espressive degli scrittori. In seguito il latino smetterà di svilupparsi come ha fatto fino a tutto il Medioevo e la sua storia non sarà più di particolare interesse dal punto di vista linguistico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Fonti: E. D’Angelo, Storia della letteratura mediolatina, Montella 2004; D. Norberg, Manuale di latino medievale, Cava de’ Tirreni 1999.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ti è stata utile questa informazione? Iscriviti alla mailing list: antichescrittureinedite @ email.it.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;N.B.: LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DEL CONTENUTO DI QUESTO POST È SUBORDINATA AL VERSAMENTO DEL CONTRIBUTO RICHIESTO.&lt;br /&gt;OGNI ABUSO POTRÀ ESSERE PERSEGUITO PENALMENTE.&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-4550219127903012967?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/4550219127903012967/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=4550219127903012967' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/4550219127903012967'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/4550219127903012967'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2007/12/panoramica-sulla-letteratura-latina.html' title='Panoramica sulla letteratura latina medievale'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_bimIj9mMtuM/R2WRsIFPasI/AAAAAAAAADc/f0lNqFAXcD4/s72-c/amanuense.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-4611421544619294661</id><published>2007-12-02T11:11:00.000+01:00</published><updated>2009-01-09T00:41:53.506+01:00</updated><title type='text'>Proposta di traduzione</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_bimIj9mMtuM/R1KFugFM0cI/AAAAAAAAAC0/fFHQbg8lW7M/s1600-R/epigrafe1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5139317158715380162" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_bimIj9mMtuM/R1KFugFM0cI/AAAAAAAAAC0/fJqnTCXTbg8/s320/epigrafe1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un nostro lettore, Salvatore, ci ha segnalato un'iscrizione fusa nella campana della sua chiesa. Riportiamo di seguito il testo inviatoci, sottoponendolo all'attenzione di un volenteroso che si cimenti a tradurlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;RENOVARE FECIT VEN M.S.M. GELTRUDA GRIMALDI TERTIO SVI ANNO MDCCLXXIV&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Un altro attento lettore, Emanuele, ci ha segnalato l'epigrafe latina che, in seguito all'eruzione vesuviana del &lt;strong&gt;1631&lt;/strong&gt;, di cui altrove ho riportato una "cronaca" inedita, il Vicerè Zunica fece realizzare a Portici (Na) per avvertire dei potenziali pericoli del vulcano. Invitiamo chi è del posto a cercarla e ad inviarcene una foto (alcune, protette da copyright, le trovate all'indirizzo: &lt;a href="http://rete.comuni-italiani.it/wiki/Portici/Epitaffio_Eruzione_1631"&gt;http://rete.comuni-italiani.it/wiki/Portici/Epitaffio_Eruzione_1631&lt;/a&gt;). La lapide è posta nell'attuale angolo tra Corso Garibaldi e Via Gianturco, subito alla sinistra del Palazzo Ruffo di Bagnara. Di seguito sono riportati la versione originale in latino e la traduzione in italiano realizzata dal Lions Club "Portici Miglio D'Oro".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;Testo latino:&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;Posteri, Posteri!&lt;br /&gt;Vestra res agitvr dies facem praefert diei nvdivs perendino&lt;br /&gt;advortite&lt;br /&gt;Vicies ab satv solis in fabvlatvr historia arsit Vesaevvs immani semper clade haesitantivm ne posthac incertos occvpet moneo vtervm gerit mons hic bitvmine alvmine ferro svlphvre avro argento nitro aqvarvm fontibvs gravem serivs ocyvs ignescet pelagoq inflvente pariet sed ante partvrit concvtitvr concvtitq solvm fvmigat corsvcat flammigerat qvatit aerem&lt;br /&gt;horrendvm immvgit boat tonat arcet finibvs accolas emica dvm licet&lt;br /&gt;Iam iam enititvr ervmpit mixtvm igne lacvm evomit praecipiti rvit ille lapsv seramq fvgam praevertit si corripit actvm est periisti&lt;br /&gt;Ann Sal MDCXXXI XVI KAL JAN&lt;br /&gt;Philippo IV rege Emmanvele Fonseca et Zvnica Comite Montis regii pro rege&lt;br /&gt;Repetita svperiorvm temporvm calamitate svbsidiisq calamitatis hvmanivs qvo mvnificentivs formidatvs servavit spretvs oppressit incavtos et avidos qvibvs lar et svppellex vita potior tvm tv si sapis avdi clamantem lapidem sperne larem sperne sarcinvlas mora nvlla fvge&lt;br /&gt;Antonio Svares Messia Marchione Vici Praefecto Viarvm &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;Traduzione:&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;Posteri, Posteri!&lt;br /&gt;E' nel vostro interesse: l'esperienza vissuta ammaestra la vita a venire&lt;br /&gt;Vigilate&lt;br /&gt;venti volte da che brilla il sole, è storia, non favola fu in eruzione il Vesuvio sempre con immane strage di quelli che hanno indugiato. Ammonisco affinché d'ora in poi non ghermisca gli incerti. Questo monte ha gravido il ventre di bitume, allume, ferro, zolfo, oro, argento, nitro e fonti d'acque&lt;br /&gt;presto o tardi sarà incadescente e con gli influssi del mare li partorirà però prima dell'eruzione si sconvolge e scuote la terra; manda fumo, lampeggia, vomita fiamme, squassa orribilmente l'aria, emette muggiti, boati, tuoni: fa allontanare dalle loro terre i vicini. Spicca il volo finché ti è consentito! Da un momento all'altro scoppia, erompe impetuosamente, vomita un lago di miscela di fuoco, precipita in celere corsa, preclude la fuga tardiva. Se ti ghermisce è finita: sei morto!&lt;br /&gt;Nell'anno di salute 1631, il 16 dicembre, regnando Filippo IV ed essendo vicerè Emanuele Fonseca Zunica conte di Monterey.&lt;br /&gt;Verificatosi nuovamente la calamità dei tempi passati ed essendo provveduto con grande umanità e munificenza ai relativi soccorsi (si rinnova il monito)&lt;br /&gt;il Vesuvio, temuto, ha serbato in vita. Non tenuto in considerazione, ha fatto strage degli incauti e degli avidi per i quali la casa e le masserizzie contavano più della vita&lt;br /&gt;allora, se hai giudizio, presta ascolto a questa lapide eloquente. Non curarti della casa, non badare ai bagagli: fuggi, senza alcuna esitazione!&lt;br /&gt;Essendo il marchese Antonio Suarez Messia Marchione vice soprintendente alla cura &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;dei ponti e delle strade. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Affidiamo agli esperti latinisti e a tutti i nuovi studenti di latino che frequentano il blog il compito di verificare l'accuratezza della versione proposta ed eventualmente di proporne un'altra con le necessarie modifiche. La migliore sarà pubblicata qui col nome del traduttore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;Inviate la vostra traduzione come commento al post o in un'email all'indirizzo: antichescrittureinedite @ email.it.&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-4611421544619294661?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/4611421544619294661/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=4611421544619294661' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/4611421544619294661'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/4611421544619294661'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2007/12/proposta-di-traduzione.html' title='Proposta di traduzione'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_bimIj9mMtuM/R1KFugFM0cI/AAAAAAAAAC0/fJqnTCXTbg8/s72-c/epigrafe1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-7171198042248902170</id><published>2007-11-30T23:22:00.001+01:00</published><updated>2009-01-13T23:40:57.098+01:00</updated><title type='text'>Vuoi inviare un commento ai post?</title><content type='html'>Se vuoi dire la tua su uno qualsiasi dei post pubblicati, segui queste semplici istruzioni:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;clicca sulla voce "commenti" che si si trova sotto ogni post, nell'angolo destro. Si aprirà una finestra dove potrai inserire il tuo commento e inviarlo secondo le indicazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se, nonostante tutto, dovessi aver problemi a completare l'operazione, abbi la cortesia di spedire il commento direttamente all'indirizzo: antichescrittureinedite @ email.it.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Vi aspettiamo numerosi...&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ALCUNI COMMENTI:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Petrus carissimo Plinio S.P.D.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;De tuo amore pro latinitate classica et moderna vere miror! Quoque ego illam curo et amo! Romae vivo et iam nonnullos scriptores, praesertim mediae aetatis novaeque, ex aliqua parte inspexi et verti. Hac mea inscriptione electronica ad tuum responsum uti potes! Optime valeas&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Petrus&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Apprezzo molto il vostro progetto avendo studiato ed essendomi diplomato al liceo classico.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Aldo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Le manifesto il più sincero apprezzamento per l'iniziativa ... sono un appassionato di archeologica. Mi faccia sapere come posso rendermi utile.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Roberto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Sembra interessante l'interpretazione di David King, ma ho trovato anche teorie diverse come quelle di Kenneth Clark, Marilyn Aronberg Lavin, Carlo Ginzburg , Silvia Ronchey. Purtoppo, da poco esperto in materia, credo siano tutte abbastanza valide.... Penso che in fondo non si arriverà mai ad una soluzione , almeno che non salti fuori un documento dell'epoca che riveli la verità sull'opera!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Emanuele&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Questo blog è davvero scritto bene. Complimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;-&lt;/em&gt; Giovanna Teresa&lt;em&gt; &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-7171198042248902170?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/7171198042248902170/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=7171198042248902170' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/7171198042248902170'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/7171198042248902170'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2007/11/vuoi-inviare-un-commento-ai-post.html' title='Vuoi inviare un commento ai post?'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-7394714875399829448</id><published>2007-11-21T00:08:00.000+01:00</published><updated>2009-01-09T00:58:03.673+01:00</updated><title type='text'>News: un epigramma latino riaccende il dibattito sulla “Flagellazione”</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5135065329826029026" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 418px; CURSOR: hand; HEIGHT: 217px; TEXT-ALIGN: center" height="217" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_bimIj9mMtuM/R0NqtfK0XeI/AAAAAAAAACk/UtZukaUAK94/s320/asrtrolabio.jpg" width="512" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;"Astrolabio" da &lt;/span&gt;&lt;a href="http://web.uni-frankfurt.de/fb13/ign/Code.htm"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;http://web.uni-frankfurt.de/fb13/ign/Code.htm&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Tutto ebbe inizio il 29 marzo 2007, quando la rivista Nature pubblicò una nuova interpretazione della “Flagellazione di Cristo” di Piero della Francesca, basata su codici enigmistici e relazioni matematiche, e non più sull’esame stilistico e sull’analisi del contesto socioculturale. L’autore di questa lettura inedita è David King, direttore dell’Istituto di Storia della Scienza di Francoforte, che l’ha recentemente ribadita nel corso di una conferenza al Palazzo Ducale di Urbino, l’11 ottobre scorso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Oggetto della discussione soprattutto l’identità misteriosa delle figure ritratte in primo piano, tre uomini vestiti in abiti moderni, sulla quale finora sono state avanzate 40 ipotesi diverse. King e il suo collaboratore Berthold Holzschuh presentano una nuova possibilità interpretativa partendo dall’epigramma latino inciso su un astrolabio costruito nel 1462 da Ioannes Regiomontanus, astronomo viennese al servizio del cardinale bizantino Bessarione. Secondo lo studioso tedesco le imperfezioni metriche del testo e le spaziature irregolari non sono difetti, che per qualcuno dovrebbero far pensare a un falso d’epoca recente, piuttosto artifici voluti per ottenere un codice criptato, un acrostico strutturato su otto colonne che, se sovrapposto alle figure del dipinto, darebbe luogo a una perfetta giustapposizione tra i nomi in colonna e i personaggi ritratti. L’epigramma finisce così per fungere da didascalia. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;I cinque uomini dipinti sul lato sinistro e posti in secondo piano sarebbero da identidicare come segue: il potente assiso sul trono corrisponderebbe all’Imperatore Giovanni VIII Paleologo, ad Erode o a Ponzio Pilato. L’uomo flagellato rappresenterebbe Cristo e la Chiesa, ed il personaggio di spalle con il turbante si identificherebbe col sultano Ottomano o di nuovo con Erode. L’uomo che tocca Cristo sarebbe addirittura Giuda Iscariota. Riguardo poi alle tre figure più controverse, l’uomo con la barba rappresenterebbe Bessarione, mentre la figura angelica il giovane Regiomontanus. Infine il dignitario sulla destra potrebbe essere il nobile Giovanni Bacci, il padre di Bernardino Ubaldini, Ottavio, o Ludovico Gonzaga, padre adottivo di Vangelista ed ospite del Concilio di Mantova.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Oltre a questo King fa notare che l’epigramma e il dipinto sarebbero entrambi scanditi da uno speciale rapporto matematico, la cosiddetta “sezione aurea”, per cui, nella sovrapposizione con il dipinto, la prima linea dividerebbe la scena della Flagellazione nel rapporto aureo, mentre la seconda linea passa sulla figura di Bessarione. Sulla base di ciò, il quadro rappresenterebbe tout-court un parallelo tra la Passione di Gesù Cristo e quello che per Bessarione era stato il tradimento di Costantinopoli da parte dell’Occidente. A questa sintesi simbolica tra la passione di Cristo e la caduta di Costantinopoli, come pure tra l’astrolabio e l’opera, tra il cardinale e l’asceta, e tra le due chiese, sembrerebbe alludere il “Convenuntur in unum” che titolava il dipinto.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Gli storici dell’arte in genere hanno accolto con scetticismo la nuova teoria di King, definendola astrusa e priva di fondamenti. Certo, non vi sono prove dirette che Bessarione abbia commissionato la Flagellazione di Piero. Tuttavia i due si conoscevano. In realtà, il cardinale è raffigurato negli affreschi della “Leggenda della Vera Croce” di Arezzo. È anche vero che Piero della Francesca non era apprezzato solo in qualità di pittore, ma anche come eminente matematico. Ha infatti scritto un libro sulla teoria della prospettiva, il “De prospectiva pingendi”, e un “Manoscritto su Archimede” scoperto recentemente (vedi colonna a lato).&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Che ne pensate? Quest’ultima affascinante interpretazione è plausibile, veramente basata su osservazioni geniali e su conoscenze inedite, è solo il frutto di una fantasia molto feconda, o serve solo come pretesto per pubblicizzare nuovi libri, come il romanzo sul dipinto di Piero recentemente pubblicato in Italia? Invito i lettori, se non l’avessero già fatto, a documentarsi sulla questione, per poter esprimere un commento consapevole che sarò felice di pubblicare di seguito. Tuttavia, colgo l’occasione per aprire, spero, un dibattito più ampio. Penso, ad esempio, a quelle suggestive teorie sulla costruzione delle Piramidi che chiamerebbero in causa addirittura gli alieni! Ne conoscete altre? Chiedo a voi: sono tutte vuote speculazioni filosofiche, trovate promozionali, o nascondono al loro interno un fondamento di verità magari finora inesplorato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;Se volete farvi una risata, vedete cos’ho trovato sul web: “Hai notato che il rapporto fra le colonne di questo blog è lo stesso della struttura compositiva della Flagellazione di Piero Della Francesca? Nooo? Eh, because… you have not been paying attention!” (&lt;a href="http://andreamartines.com/category/corriere-della-sera"&gt;http://andreamartines.com/category/corriere-della-sera&lt;/a&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="MARGIN: 12pt 0cm 3pt" align="left"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="MARGIN: 12pt 0cm 3pt" align="center"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Ti è stata utile questa informazione? Iscriviti alla mailing list: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;antichescrittureinedite @ email.it&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p style="MARGIN: 12pt 0cm 3pt" align="center"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="MARGIN: 12pt 0cm 3pt" align="center"&gt;&lt;strong&gt;N.B.: LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DEL CONTENUTO DI QUESTO POST È SUBORDINATA AL VERSAMENTO DEL CONTRIBUTO RICHIESTO.&lt;br /&gt;OGNI ABUSO POTRÀ ESSERE PERSEGUITO PENALMENTE.&lt;/strong&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-7394714875399829448?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/7394714875399829448/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=7394714875399829448' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/7394714875399829448'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/7394714875399829448'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2007/11/un-epigramma-latino-riaccende-il.html' title='News: un epigramma latino riaccende il dibattito sulla “Flagellazione”'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_bimIj9mMtuM/R0NqtfK0XeI/AAAAAAAAACk/UtZukaUAK94/s72-c/asrtrolabio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-1087057966266445069</id><published>2007-11-02T23:52:00.000+01:00</published><updated>2009-01-09T00:59:26.715+01:00</updated><title type='text'>“TRADURRE” UGUALE “TRADIRE” O “TRAMANDARE”?</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_bimIj9mMtuM/Ryure72vD8I/AAAAAAAAACE/xGiGpqza2c4/s1600-h/ArchiPdF.gif"&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;Paul&lt;strong&gt; Valéry&lt;/strong&gt;, nel suo &lt;em&gt;Discorso sull’estetica&lt;/em&gt;, parla dei poeti, i quali vanno nella foresta incantata del Linguaggio “per perdervisi, per inebriarsi di smarrimenti, cercando incroci di significato, echi imprevisti, incontri strani, senza temere né le deviazioni, né le sorprese, né le tenebre”. Questo è l’intricato e affascinante mondo dei significati nascosti nel quale deve calarsi chi si accinge a tradurre un testo latino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel suo libro intitolato &lt;em&gt;Origini della terminologia filosofica moderna&lt;/em&gt; (2006), Tullio &lt;strong&gt;Gregory&lt;/strong&gt; insiste sull’importanza sostanziale dell’opera dei traduttori, spesso e ingiustamente relegati in secondo piano per un inveterato pregiudizio sulla non originalità delle loro opera. I traduttori, i cui testi trovano diffusione nelle università a partire dal XIII secolo, sono coloro che rivelano i segreti di un’arcana sapientia e favoriscono la trasformazione e la ‘rinascita’ dell’Europa: è per loro tramite che essa verrà a disporre di un duraturo canone di autori di riferimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutta la civiltà latina medievale può essere identificata come un processo di acquisizione e interpretazione “non solo delle opere della latinità pagana, ma di culture più lontane – greca, bizantina, araba, per trasferirne i contenuti, e il linguaggio, in nuovi contesti: aspetto non marginale della traslatio studiorum”. Il punto fondamentale è che ogni passaggio da una cultura, da una civiltà all’altra avviene all’insegna di un “trasferire” (trasferre), che è alla base del “tradurre”. &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;Qui entra in gioco più direttamente il linguaggio come veicolo di idee, ma avendo ben chiaro, come sottolinea Gregory, che “ogni traduzione è interpretazione”. La linea di co-implicazioni del processo elaborativo della terminologia e delle idee è quindi: trasferire-tradurre-interpretare. Avviene così che le traduzioni mettono in crisi e rinnovano orizzonti intellettuali, contribuendo fortemente a “costruire nuovi sistemi” con conseguente mutamento, correlativo, della “concezione del cosmo fisico” e dell’“universo linguistico”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un lato, la traduzione si esercita su un patrimonio culturale e linguistico diverso, proponendo sempre un’interpretazione totale e originale; dall’altro, di fronte a dimensioni speculative ignote, impone “in maniera cogente” la creazione di strutture lessicali idonee a trascrivere l’originale. In altre parole, il testo originale spesso sopravvive e viene rivalutato grazie all’opera, oscura talvolta ma costruttiva, della traduzione. &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;La poiesis, ovvero il Linguaggio, scrive Aldo &lt;strong&gt;Trione&lt;/strong&gt; ne &lt;em&gt;L’ordine necessario&lt;/em&gt; (2001), “si configura fondamentalmente come il compimento di una molteplicità di azioni, talvolta misteriose, quasi sempre imprevedibili”. È “un microcosmo il cui accesso è consentito solo a chi possegga strumenti ermeneutico-magico-simbolici, che portino a scrutare la forma stessa delle lettere, l’universo della parola”. Esige “una strategia della mente che non può muoversi nel segno di mere procedure intellettuali, ma deve, recuperando la magia della parola, penetrare l’oscurità dei contenuti, mettere in moto quel ritmo di infinito che solo il pianoforte verbale può realizzare”. &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;Ti è stata utile questa informazione? Iscriviti alla mailing list: antichescrittureinedite @ email.it.&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-1087057966266445069?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/1087057966266445069/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=1087057966266445069' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/1087057966266445069'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/1087057966266445069'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2007/11/tradurre-uguale-tradire-o-tramandare.html' title='“TRADURRE” UGUALE “TRADIRE” O “TRAMANDARE”?'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-7717950431806765409</id><published>2007-10-27T22:42:00.000+02:00</published><updated>2009-01-09T01:00:22.524+01:00</updated><title type='text'>News: scoperta una nuova raffigurazione medievale di Stonehenge</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_bimIj9mMtuM/RyOoO72vD6I/AAAAAAAAAB0/vVvYKx8cGNs/s1600-h/stonehenge1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5126125775416659874" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_bimIj9mMtuM/RyOoO72vD6I/AAAAAAAAAB0/vVvYKx8cGNs/s320/stonehenge1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_bimIj9mMtuM/RyOnLb2vD5I/AAAAAAAAABs/R64CSwf9a6w/s1600-h/stonehenge1.jpg"&gt;&lt;/a&gt;Per secoli abbiamo conosciuto solo due raffigurazioni medievali di Stonehenge, la prima delle quali risale al XIV secolo. Una notizia recente riferisce la scoperta di una terza raffigurazione databile al 1440. Mentre si trovava con i suoi studenti universitari alla biblioteca di Douai, a sud di Lille, il prof. Christian Heck ha scoperto un disegno di Stonehenge preceduto dalla raffigurazione del peccato originale, dell’arca di Noè e di una piccolo castello del faraone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il testo latino, che accompagna l’illustrazione, recita:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Hoc anno chorea gigantum de hibernia non vi sed arte merlin est derecta apud stonehenge juxta amsbery.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tradotto suona così: "Quest’anno Merlino, non con la forza, ma con l'arte, ha costruito il cerchio dei giganti, [venuto] dall’Irlanda, a Stonehenge vicino Amesbury".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mito di Stonehenge affonda le sue radici nel XII secolo, accennato per la prima volta nel 1130 all’interno della Historia Anglorum di Enrico di Huntingdon. "Nessuno può spiegare", scrisse Enrico, "come le pietre siano state così abilmente innalzate a tale altezza o il motivo per cui siano state erette". &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ti è stata utile questa informazione? 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Il suo amico Audeberto Aurelio lo mette in guardia contro i pericoli di una simile esplorazione e gli fornisce informazioni preziose per la sua ricerca. &lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;La lettera di Audeberto Aurelio a Filippo Huralto, di seguito riportata, è contenuta nel "Trattato del Monte Vesuvio e dei suoi incendi" del &lt;strong&gt;1632&lt;/strong&gt;, conservato nella Biblioteca Nazionale di Napoli Vittorio Emanuele III - sezione napoletana, beni rari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Quando andrai ai corsi d'acqua del pompeiano Sarno, visitando i dintorni altrettanto estesamente frequentati, cerca di guardare in lontananza i terribili incendi del monte Vesuvio, che dal fondo del cratere vomita lontano le ceneri espulse, incandescenti faville di fuoco, vortici di fuoco ondeggiante misto a fumo, frammenti di roccia arsa con zolfo fuso. &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;Se anche ora, mentre tenti di scoprire la verità e provi ad avvicinarti di più, con fiamme ravvivate si innalza alle stelle, come quando a volte il suo fuoco uguaglia quasi i fuochi dell'Etna, non farti venire, proprio tu, una tale smania di scrutare le cause segrete e i limiti di una natura oscura, da correre inutili rischi e sciupare la tua preziosa vita; al contrario, figlio, tu che sei pratico del pericolo altrui, sii prudente, affinché la spavalderia non danneggi chi è troppo audace; è meglio che tu riferisca le cose udite piuttosto che quelle viste, perché questa enorme ondata di fuoco seppellì Pompei e distrusse Ercolano dalle più basse fondamenta.&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;Per quale motivo, o Nocera infelice, dovrei aggiungerti, perché aggiungere te, dal momento che Nola, troppo vicina al fumoso Vesuvio, fu infamata dalla precoce morte di Cesare Augusto? (Nola, da te pronunciata prima ed ora detta "campana", un tempo si chiamava con un nome [Nolana Colonia Felix Augustea] derivato da Roma). L'Etna inghiottì Empedocle nelle sue fornaci che spandono fuoco e ricopre Encelado, sepolto dal magma.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;Pertanto, se vuoi sapere quale causa produca incendi così grandi, presta attenzione a ciò; ti illuminerò brevemente. Ci sono ancora molti segreti di madre natura di cui vediamo gli effetti ma ignoriamo le cause. Esistono tuttavia [effetti] di cui è possibile investigare anche i segreti più nascosti e verificare con certezza la realtà. &lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;Tutta la terra è stata divisa in spelonche come i nostri corpi sono stati divisi in quelle vie cave che i greci chiamarono "canali".Sia coloro i quali vanno a caccia delle sorgenti di rame sia i fiumi che scorrono sotto i canaletti ostruiti allo stesso modo in cui i "canali" [del corpo] sgorgano frequenti sotto la tenera pelle mostrano chiaramente che la terra ha delle cavità che dalle sorgenti occulte si propagano ovunque. &lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;Così emergono spesso i vapori che esalano dai segreti recessi, si disperdono in alto e, infine, diventano nuvole. Sono state divise in caverne soprattutto le località di mare, ricche di zolfo, fango, rocce, grasso bitume, corrose dalle incessanti onde, ripide sullo scosceso Monte, nelle quali si insinua, nascondendosi in poco spazio, l'aria, che diventa un vento terribilmente impetuoso, penetrando le correnti con smisurata violenza: venti così concepiti, così pieni di polvere, nascono nel ventre [della terra]. &lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;Il suolo, violentemente scrollato dai venti, comincia a tremare, scuotendo le città terrorizzate e i suoi tremolanti edifici, finché la resistenza opposta dalle barriere [naturali] non può essere vinta dal vento. Ma appena [i venti], unite le forze, con ostinata insistenza allargano il passaggio impedito ed escono alla luce, irrompono in schiera serrata per dove [il terreno] è più fragile e accessibile, distruggono rumorosamente, assalgono il cielo, ammucchiano la terra, e accumulano monti su monti. &lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;Per esempio, fanno a gomitate per aggiungere sul [monte] Pelio il grande Ossa e sull'Ossa il sommo Olimpo, e, attraverso questi "scalini", salire sui luoghi superiori e cacciare giù dall'alto trono l'invincibile Giove. Da qui deriva quell'antica battaglia, ricordata dai poeti antichi, dei grandi giganti contro gli dèi. Aggiungi che [i venti] lottano racchiusi in un folto turbine, irrompono negli abissi, e attraversano le rocce cave.&lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;Quindi dai movimenti interni scaturisce un fuoco ardente, o, piuttosto, la terra, imbevuta di densa umidità, gradualmente si pietrifica, travolgendo le particelle di una vivace scintilla che, per lo sfregamento delle pietre focaie, spunta dapprima debole dal fondo dei canali [sotterranei]: ma, allorché è ravvivata dal grasso bitume, dallo zolfo, e dal nitro, subito innalza la fiamma alle stelle, alimentandosi dall’interno, finché non divori tutta la massa [combustibile]. &lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;Poiché ogni movimento genera e produce calore, [un movimento] discreto suscita [un calore] discreto, ma [un movimento] violento, incendi violenti per tutto il tempo che il furore dura, e, continuando, si rafforza. All'inizio, quando è minimo, sprigiona sudore dal corpo. Che accadrà se la terra, infiammata al di sotto dal calore naturale, vomita le grandi ire del suo petto infuocato?&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;Come fa di solito la febbre concepita nel corpo umano che col suo fervore brucia fino al midollo le membra malate. Da qui [deriva] la furiosa sete che il Danubio non potrebbe placare. Quindi la lingua corrugata e ricoperta di nera fuliggine. Perciò, il più delle volte, quando il liquido vitale si è del tutto esaurito, gli incendi responsabili di morte dolorosa avvengono in fretta. Le spelonche, per il gran caldo, si arroventano non meno di una favilla ardente, e, non appena un ammasso [infuocato] penetra con fulgore nelle masse di zolfo, segue un orribile tuono; mormora l'alto Olimpo. Le profondità della terra tremano, il mare ribolle, l'aria precipita e i fulmini saltano fuori della bocca del vulcano che vomita fuoco; le viscere mutile del monte eruttante si rivoltano, le ceneri sono emesse con un soffio, vengono scagliati fuori globi di polvere, il cielo è oscurato dal fumo nero. Torrenti di fuoco vivace inondano in lungo e in largo e ogni cosa bruciata dai caldi vapori fuma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi i cuori timorosi sono turbati e scossi da un terribile tremore, come se la macchina dell'universo, fiaccata, degenerasse ritornando al Caos e al più antico aspetto. Poi, le fiamme penetrate in tutto il corpo si espandono aumentando, mentre i venti infuriano sempre più. Anche se non sembra, tuttavia [il fuoco] trae molta forza dal legno che lo alimenta. Infatti, siccome la terra è vivente e la forza vitale del globo terrestre genera forza vitale quando l'attraversa muovendosi di fuori e di sotto e, agitando la massa, si sparge tutta parte per parte, mediante questa forza la terra sempre crea, nutre e fa crescere, producendola nella misura in cui ne è ricca. &lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;Nel trasformare ogni cosa, consuma le membra più vicine e, rafforzando quelle consumate, si rinnova. Ne deriva la certezza che, dopo una nuova distruzione, torna a ripararsi. Il suolo liquefa, il liquido evapora, e l'aria alleggerita diventa fuoco puro; queste cose si susseguono di nuovo, [ma] all'inverso: infatti, il fuoco condensato si muta in aria limpida, quindi l'aria si condensa in acqua e il liquido in terra. Il ciclo si ripete in modo alterno, anche se disordinato, all'infinito, e genera e produce tutto il resto. Ogni cosa terrena, [che sta] sotto il globo della Luna, vive; senza dubbio nemmeno una briciola di tutto il mondo va perduta.&lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;Come il nostro calore naturale infiammerebbe lo stomaco se non fosse ridimensionato dal liquido [che assumiamo] mangiando e bevendo e che innaffia le membra riarse, così il calore, insieme al liquido della madre terra, dà bevanda e nutrimento al fuoco acceso. Il liquido più vicino allo zolfo interno lo conserva affinché non finisca subito in cenere, bruciato dalle fiamme. Credi che le cose secche, che s’infiammano rapidamente, durino a lungo nell'olio sparso, grasso combustibile che continua a nutrire la splendida vita? In questo modo la massa liquida alimenta le fiamme inestinguibili del Monte nelle tue fornaci, o Vesuvio, oppure nelle tue, o Etna. &lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;Perciò, non appena la costellazione del Leone o il cocente calore di Sirio spaccano le viscere screpolate di un punto della terra, immediatamente l'erba si secca, a meno che non cada una pioggia che risollevi i fiori morenti versando nuove porzioni d'acqua, o le fibre delle radici siano imbevute dell'umidità del suolo, che innaffi i muscoli assetati. Pertanto scoprirai che gli antichi bollori durano nel tempo, [perché] vengono sempre fatti passare attraverso un nutrimento che per sua natura si rinnova, se è pur vero che, mancando questo, il fuoco diminuisce. Al contrario, i nuovi combustibili di rado assicurano il fuoco che è stato acceso la prima volta in forni umidi. Così, i cambiamenti avvengono naturalmente, così [la pioggia] rinnova le cose morenti, e così provvede abbondantemente nuovi macigni, fango molle, zolfo e bitume liquido, alimenti eterni del fuoco che, furibondo nel vento impetuoso, contrappone masse [infuocate] e le scaglia nel cielo. &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;Meglio se lo osservi di notte, poiché di notte la sua fiamma è splendente; il fumo appare in una luce solare, e per la precisione tale luce è un po' meno forte della luce del Sole. Così, tutto lo splendore delle stelle tramonta per favorire la sua ascesa. Fa altrettanto la lucciola che scintilla brillando nelle tenebre. Considera che la sorgente, la fornace di fuoco ardente, e il bollore dello zolfo, allorché si manifestano, fuoriescono da una sola bocca. Ecco perché il fuoco divora così rapidamente. E quindi, spuntando dalle viscere ignote, inghiotte chi desidera conoscere le cause segrete e preferisce istruirsi per scrivere la storia della natura e scoprire le ragioni oscure anziché evitare la morte. Quanto sono pericolose e terribili le cose occulte!” &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;Ti è stata utile questa informazione? Iscriviti alla mailing list: antichescrittureinedite @ email.it.&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;N.B.: LA RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, DEL CONTENUTO DI QUESTO POST È SUBORDINATA AL VERSAMENTO DEL CONTRIBUTO RICHIESTO.&lt;br /&gt;OGNI ABUSO POTRÀ ESSERE PERSEGUITO PENALMENTE. &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-9025059919884693639?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/9025059919884693639/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=9025059919884693639' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/9025059919884693639'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/9025059919884693639'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2007/10/storie-salvate-il-monte-vesuvio-e-i.html' title='Storie &quot;salvate&quot;: &quot;Il Monte Vesuvio e i suoi incendi&quot;'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_bimIj9mMtuM/RyOpEr2vD7I/AAAAAAAAAB8/cQ8onqS2tPE/s72-c/vesuvio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-5509949089206892547</id><published>2007-10-25T00:17:00.000+02:00</published><updated>2009-01-09T01:03:25.012+01:00</updated><title type='text'>Alla ricerca dell’iscrizione perduta</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_bimIj9mMtuM/Rx_FaL_w1QI/AAAAAAAAABU/cTiog3OTMmA/s1600-h/epigrafe1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5125031954658415874" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 356px; CURSOR: hand; HEIGHT: 176px; TEXT-ALIGN: center" height="176" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_bimIj9mMtuM/Rx_FaL_w1QI/AAAAAAAAABU/cTiog3OTMmA/s320/epigrafe1.jpg" width="479" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;L'epigrafia latina si occupa di studiare tutte le iscrizioni in lingua latina che ci sono pervenute direttamente dall'età antica, a differenza delle fonti letterarie, tramandate indirettamente, attraverso la mediazione dei copisti medievali, ed oggetto di studio della filologia, ad eccezione degli scritti su papiro che sono campo di indagine della papirologia. Gli scritti che compaiono sulle monete sono invece studiati dalla numismatica, sebbene il tipo di scrittura capitale (cioè maiuscola, per intenderci) e le abbreviazioni siano del tutto simili a quelle che incontriamo nelle epigrafi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;I primi secoli dell’Alto Medioevo sono il periodo in cui la produzione di epigrafi tocca in Europa il più basso livello dal punto di vista quantitativo e qualitativo. Le iscrizioni altomedievali (&lt;strong&gt;secoli VI – VIII&lt;/strong&gt;) sono di carattere prevalentemente funerario o commemorativo in relazione ad attività ecclesiastiche (consacrazione di chiese, di altari ecc.). Fanno eccezione le epigrafi funerarie per i sovrani e i grandi feudatari laici; ma anche queste epigrafi erano comunque progettate da ecclesiastici.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'età carolingia (&lt;strong&gt;secolo IX&lt;/strong&gt;), che nei manoscritti assiste alla nascita della minuscola carolina, diede i suoi frutti anche nei testi scritti sulla pietra; ma fu solo una parentesi. Per giungere a un vero rinnovamento dell'epigrafia (sia da un punto di vista tecnico sia 'politico') bisogna attendere fino alla seconda metà dell'&lt;strong&gt;XI secolo&lt;/strong&gt;, quando si avvia un processo di normalizzazione e ricerca dell'eleganza formale fondato sull’imitazione dei modelli dell’antichi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Con l’avanzare del &lt;strong&gt;XII secolo&lt;/strong&gt; c’è una sempre maggiore ricerca di eleganza: lettere perlate, raddoppiamento dei tratti, lettere fiorite. Nei &lt;strong&gt;secoli XIII e XIV&lt;/strong&gt; le onciali progressivamente vanno a occupare una posizione dominante il panorama scrittorio ed è sempre più frequente trovare nelle epigrafi laiche lo stemma di famiglia. A partire dal &lt;strong&gt;XIV secolo&lt;/strong&gt; fa la sua comparsa in Germania la scrittura gotica che scompone le curve in una serie di tratti diritti. In Italia (e a Roma in particolare) la scrittura gotica è rara; a essa si preferisce la scrittura umanistica, che ritrova la maiuscola dell’antichità classica.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per comprendere il significato delle molte epigrafi che si trovano ancor oggi sulle facciate dei monumenti storici, occorre a volte per prima cosa decifrare accuratamente le abbreviazioni e, dopo la lettura del testo decodificato, contestualizzarlo all’interno dell’ambiente sociale, economico e culturale in cui le epigrafi sono state prodotte.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Ti è stata utile questa informazione? Iscriviti alla mailing list: &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;antichescrittureinedite @ email.it.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-5509949089206892547?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/5509949089206892547/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=5509949089206892547' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/5509949089206892547'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/5509949089206892547'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2007/10/alla-ricerca-delliscrizione-perduta.html' title='Alla ricerca dell’iscrizione perduta'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_bimIj9mMtuM/Rx_FaL_w1QI/AAAAAAAAABU/cTiog3OTMmA/s72-c/epigrafe1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-2202542532856939122</id><published>2007-10-24T23:51:00.000+02:00</published><updated>2009-01-09T01:05:59.529+01:00</updated><title type='text'>I luoghi della memoria: la Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di Farfa</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_bimIj9mMtuM/Rx_Dk7_w1PI/AAAAAAAAABM/Twk73m0u0uU/s1600-h/farfa.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5125029940318754034" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_bimIj9mMtuM/Rx_Dk7_w1PI/AAAAAAAAABM/Twk73m0u0uU/s320/farfa.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;L'origine della biblioteca farfense risale molto probabilmente ai &lt;strong&gt;secoli V-VI&lt;/strong&gt;, anche se la sua presenza è attestata solo nella seconda metà del &lt;strong&gt;VIII secolo&lt;/strong&gt;, quando l'abate Alano, come ricorda esplicitamente il Chronicon Pharphense, raccolse molti codici, dei quali purtroppo resta ben poco. Gli abati successivi incrementarono sempre più la biblioteca. Agli inizi del &lt;strong&gt;IX secolo&lt;/strong&gt; è ricordato dalla Constructio Pharphensis l'abate Benedetto (m. 815) come “sagacissimus” nell'arricchire di codici il patrimonio monastico. Durante il &lt;strong&gt;X secolo&lt;/strong&gt;, in particolare con Pietro I (abate dall’890 al 919), la biblioteca raggiunge il suo primo grande splendore. &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Ma dopo sette anni di resistenza agli assalti dei saraceni, evidentemente attratti dalla fama dei tesori dell'abbazia, nell'anno 898 Pietro è costretto ad evacuare il monastero. I monaci vengono divisi in tre gruppi e fuggono verso destinazioni diverse; il gruppo condotto dallo stesso abate si rifugia nelle Marche sul Monte Matenano, in un castello che prenderà poi il nome di S. Vittoria. Solo i libri più preziosi, trasferiti da un gruppo di monaci durante l’evacuazione, sfuggono all’incendio che di lì a poco distruggerà il monastero. Purtroppo, alla morte di Pietro (919), un monaco usurpatore di nome Ildebrando non esita a saccheggiare i codici così fortunosamente salvati dal predecessore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel &lt;strong&gt;X secolo&lt;/strong&gt;, col ritorno a Farfa, i monaci cominciarono a ricomporre la biblioteca nella sua sede, riuscendo anche a recuperare molti dei manoscritti trafugati o dispersi.Ma la vera rinascita si ebbe con l'abate Ugo I, che arricchì la biblioteca di molte sue opere e diede notevole impulso all’attività dello scriptorium, con la quale furono prodotti, nella scrittura nota come romanesca farfense, la maggior parte dei codici giunti fino a noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un elenco di libri che venivano dati in lettura ai monaci risulta che nell'&lt;strong&gt;XI&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;secolo&lt;/strong&gt; la biblioteca era costituita, oltre che da opere di carattere religioso, anche da testi di argomento storico, e che tutti gli autori più conosciuti nell'alto medioevo vi erano rappresentati, oltre a molti poco conosciuti o addirittura ignoti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con il passaggio da Abbazia Imperiale a dominio diretto della Curia romana dopo il Concordato di Worms e la conseguente nomina di abati commendatari, nel corso del &lt;strong&gt;XII secolo&lt;/strong&gt; preziosi codici vengono venduti da abati poco scrupolosi, altri vengono sottratti, altri ancora vengono asportati da monaci che si rifugiano presso altri monasteri.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Da quest'epoca e fino agli inizi del ‘900 il patrimonio librario si disperde tra biblioteche pubbliche e privati. Ma nel &lt;strong&gt;1920&lt;/strong&gt;, grazie all'interessamento del Prof. Camillo Scaccia Scarafoni della Regia Soprintendenza Bibliografica di Roma, furono recuperati circa 6000 volumi, tra cui alcuni di particolare valore, incunaboli, di carattere ascetico-religioso, e cinque edizioni cinquecentine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una prima catalogazione sommaria del patrimonio librario, effettuata nel &lt;strong&gt;1943&lt;/strong&gt; dall'abate don Basilio Trifone, evidenziò l’esistenza di 10.300 volumi, un centinaio di riviste ed una cinquantina di miscellanee.La biblioteca, insieme con altre dieci in Italia, fa ora parte della speciale categoria di Biblioteche annesse ai Monumenti Nazionali. L'inaugurazione ufficiale avvenne il 9 febbraio &lt;strong&gt;1964&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Info: &lt;a href="http://www.abbaziadifarfa.it/"&gt;http://www.abbaziadifarfa.it/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;La prossima volta che vai in biblioteca e trovi un testo in latino, segnalacelo. &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Potrebbe essere un’altra “storia” inedita da “salvare”!&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Ti è stata utile questa informazione? 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Comunque, nella maggioranza dei casi, il tempo resta il nemico numero uno di libri e pergamene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da qui la necessità, prima che sia troppo tardi, di “salvare”, se non il supporto fisico, perlomeno il contenuto di tale importantissimo patrimonio culturale.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Ti è stata utile questa informazione? Iscriviti alla mailing list: antichescrittureinedite @ email.it.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-800783934448126746?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/800783934448126746/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=800783934448126746' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/800783934448126746'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/800783934448126746'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2007/10/domanda-quale-genere-di-rischi-sono.html' title='Domanda: a quale genere di rischi sono esposti i testi nelle biblioteche?'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1072174753017813328.post-5118973178793367630</id><published>2007-10-23T23:43:00.000+02:00</published><updated>2009-01-09T01:08:58.513+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='quanti testi inediti?'/><title type='text'>Domanda: quanti sono i testi latini inediti o non ancora tradotti?</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;Risposta:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A parte i circa 600 scritti latini di epoca classica conosciuti, di cui esistono attualmente banche dati esaurienti (&lt;a href="http://www.packhum.org/phi"&gt;http://www.packhum.org/phi&lt;/a&gt;), la maggioranza dei 18000 recensiti di epoche successive, anche laddove risultino editi in latino, non lo sono tuttavia in lingua moderna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Studi recenti nel campo della latinità medievale e moderna (&lt;a href="http://www.ricercaitaliana.it/prin/dettaglio_completo_prin-2005108442.htm"&gt;http://www.ricercaitaliana.it/prin/dettaglio_completo_prin-2005108442.htm&lt;/a&gt;), considerata in un arco cronologico compreso tra i secoli VI e XVI, hanno evidenziato l’esistenza di un repertorio di almeno 10.000 scrittori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altre ricerche (&lt;a href="http://www.sba.unifi.it/ac/relazioni/gamberini_ita.pdf"&gt;http://www.sba.unifi.it/ac/relazioni/gamberini_ita.pdf&lt;/a&gt;) hanno individuato un patrimonio bibliografico specialistico, dall’epoca classica a quella umanistica, in lingua latina e volgare, che conta addirittura più di 110.000 unità, gran parte delle quali ancora inedita.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Dag Norberg, filologo, ex rettore dell’Università di Stoccolma, nel suo &lt;em&gt;Manuale di latino medievale &lt;/em&gt;(1999) scrive: “Lo studio della lingua latina del Medioevo è ancora ai suoi inizi. […] La letteratura del medioevo non è mai stata vagliata. La sua ampiezza è enorme, e la maggior parte di questa è stata studiata in modo superficiale, molti campi restano ancora sconosciuti. […] È un compito urgente e fruttuoso quello di cominciare lo studio di una materia così poco esplorata”. &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Ti è stata utile questa informazione? Iscriviti alla mailing list: antichescrittureinedite @ email.it. &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1072174753017813328-5118973178793367630?l=antichescrittureinedite.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/feeds/5118973178793367630/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1072174753017813328&amp;postID=5118973178793367630' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/5118973178793367630'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1072174753017813328/posts/default/5118973178793367630'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2007/10/domanda-quanti-sono-i-testi-latini.html' title='Domanda: quanti sono i testi latini inediti o non ancora tradotti?'/><author><name>Plinio Caio Gracco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14771455978240161417</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
