martedì 24 marzo 2009

Alla ricerca della "chiave" perduta




Un uomo fu bruciato vivo per le sue idee,


ma le sue idee non bruciarono con lui.





Per secoli rimasero come sigillate dal fuoco e sepolte sotto la sua cenere
tra le righe di un libro, ancor oggi in gran parte inesplorato, che egli stesso scrisse prima di morire.

Il nome dell'autore è Giordano Bruno, l'ideatore di una filosofia come interpretazione sui misteri eterni che può condurre l'uomo a rivolgere lo sguardo al cielo e ai mondi, il "paladino della libertà di pensiero", il "mago ermetico".

Il titolo del libro è "De umbris idearum" (Le ombre delle idee), un'opera ricca di simbolismi, che opportunamente combinati consentirebbero l'"accesso" ad una "conoscenza superiore", per troppo tempo relegata nell'oblio, e di entrare in "contatto" con una realtà "aliena" dalla quotidianità a cui siamo stati abituati.

Poiché il libro è stato scritto in un linguaggio volutamente oscuro, codificato, per anni numerosi lettori si sono addentrati nella "foresta" dei suoi significati nascosti col rischio di perdersi.

Una nuova traduzione, che sarà presto ultimata, frutto delle più recenti ricerche e unica per l'inedita corrispondenza al testo latino originale, offrirà finalmente all'attento lettore che desideri penetrare i segreti di un'opera così promettente la possibilità di scoprire dentro al testo stesso la "chiave" per decifrarlo.


A colui che sarà in grado di oltrepassare la sua "umbra profunda" fino ad impossessarsi, come un cercatore di tesori, della "scrittura interna",



al lettore "volenteroso" che riuscirà

ad "accostare" nel modo giusto

le "ruote della memoria"









e a "salire"



ordinatamente


la "scala della natura",





a costui,
promette l'autore,


"si aprirà la porta, l'accesso, e l'entrata,

per passare dalle ombre alle idee".





Se lo desideri, in cambio di un contributo di soli 6.99,
potrai ricevere via e-mail il testo integrale della nuova traduzione (in italiano) non appena sarà disponibile.

Invia "PRENOTO" ad antichescrittureinedite @ email.it.





TRADUZIONE INGLESE
(ENGLISH TRANSLATION)



IN SEARCH OF THE LOST "KEY"


A man was burned alive for his ideas,
but his ideas were not burned with him.



For centuries his ideas remained sealed by fire and buried under the ashes in the lines of a book, which he wrote just before he died, and today these ideas still have not been fully explored.

The author's name is Giordano Bruno, the creator of a philosophy as interpretations of "eternal mysteries" that can guide man to direct his attention to the sky and worlds, the champion of "freedom of thought" and the "hermetic magician".

The title of the book is "De umbris idearum" (The shadows of ideas), a work rich in symbolism that for too long has been relegated to oblivion, and, which permits us to access a "higher knowledge" and allows us to come in contact with a reality "alien" to the everyday life to which we are accustomed.

Since the language of the book is deliberately obscure and coded,
for years many readers have penetrated the "forest" of its hidden meanings with the risk of being lost.

A new translation, which will soon be completed, is the result of the most recent research and is characterized by a unique similarity to the original latin text. It will offer the thorough reader the ability to penetrate the secrets of the work, thus promising the opportunity to discover within the text itself the "key" to decrypt it.

A person is able to pass its "umbra profunda" to take possession, as a seeker of treasures, of the "internal writings". The "willing" reader will be able to "approach" in the right way "memory wheels" and to climb in an ordered way "the ladder of nature"
and to that person, the author promises,
to "open, access and entrance to pass
from the shadows to the ideas".


In exchange for a contribution of just € 9.99, you will be able to receive by e-mail (e-book) the full text of the new translation (English) as soon as available. Send "BOOK" to antichescrittureinedite @ email.it.



Translated by Rosalind Shuttle

lunedì 2 marzo 2009

Gli autori latini del Tardo Impero Romano (seconda parte)


Il periodo successivo all’età di Settimio e Alessandro Severo (fine II sec.-primo trentennio III sec.), l’età di Claudio II e Aureliano (235-285), è oltre che politicamente anche letteriarmente del tutto negativo, esprimendo solo due o tre nomi di rilievo, dei quali i primi due sono “cristiani” (Cecilio Tascio Cipriano e Commodiano) e il terzo, Olimpio Nemesiano, pagano. L’età che segue, quella di Diocleziano e Costantino (fine III sec.-primo quarantennio IV sec.), è un periodo di “risveglio” culturale, che vede la fioritura di numerosi scrittori “cristiani”, tra i quali Arnobio Afro e Cecilio Firmiano Lattanzio, in concomitanza con l’azione riordinatrice esercitata da Diocleziano e della fusione tra Romanità e “Cristianesimo” operata da Costantino.

Cecilio Tascio Cipriano

Nato tra il 200 e il 210 d.C., fu uno fra i più grandi autori latini. Di nobile e ricca famiglia, dopo pochi anni dalla conversione e dal battesimo, fu chiamato, non senza mugugni e resistenze, a guidare la Diocesi di Cartagine, una delle più importanti dell’Africa e seconda, in Occidente, soltanto a Roma. come uomo appare come l’immagine della prudenza e della bontà. Prese a modello Cicerone, fu anche oratore, epistolografo e grammatico. Come scrittore svolse attività apologetica, patristica e contingente. Da apologista, scrisse almeno tre opere fondamentali. La prima, Ad Donatum, composta nel 246 d.C. subito dopo il battesimo, offre una profonda una riflessione sul processo psicologico che lo guidò alla conversione analizzando spietatamente la società del tempo. Seguirono Ad Demetrianum e Quod idol adii non sint. Di carattere dottrinario sono altre tre opere: De catholicae Ecclesiae unitate, Testimonia ad Quirinum, De habitu virginum. Di carattere contingente, infine, ancora tre opere. Nel De lapsis affronta la questione di quei cristiani che nel corso della dura persecuzione dell’imperatore Decio (250 d,C) per paura avevano sacrificato agli dei o si erano fatti rilasciare dei falsi certificati di sacrificio rinnegando Cristo. Le altre opere sullo stesso tono sono il De mortalitate, e le Epistulae. Morì come primo vescovo martire dell’Africa, in seguito alla persecuzione contro i cristiani scatenata tra il 257 e il 258 d.C. da Valeriano.


Commodiano

Poeta cristiano latino, di età incerta (fra la fine del III e il V secolo d.C.), comunque posteriore a Tertulliano, Minucio Felice e Cipriano, generalmente considerato di orgini africane, anche se alcuni lo vorrebbero nativo di Gaza. Scarsamente valutato dai contemporanei, riveste tuttavia massima importanza dal punto di vista metrico, per il suo particolare modo di intendere gli esametri, che risentiva della perdita della quantità metrica nel latino di provincia fin dal III o IV secolo. Di lui sono rimasti i due libri delle Instructiones, rispettivamente di 41 e 39 brevi componimenti in forma di acrostico, il primo di carattere apologetico, diretto all'ammonizione e all'educazione dei pagani e dei giudei, il secondo invece sempre sullo stesso tono ai cristiani, e il Carmen apologeticum, composto da 1060 versi. Convertitosi al cristianesimo, cercò a sua volta di convertire. In teologia è un modalista patripassiano e un millenarista. Il senso della fine e l'avversione, che diventa satira feroce, per lo stato del mondo gli suggeriscono a volte accenti di vera poesia.


Marco Aurelio Olimpio Nemesiano

Poeta latino, fiorito al tempo dell'imperatore Caro (283-284), nato probabilmente a Cartagine, l’unico autore pagano degno di menzione di questa età. Delle sue opere, dai versi freschi e piacevoli che riecheggiavano la tradizione bucolica virgiliana nella speciale attenzione rivolta alla campagna, sono giunti a noi un poemetto sulla caccia (Cynegetica), quattro Eclogae e due frammenti sull’uccellagione (De aucupio). Sappiamo che poetò anche sulla navigazione e sulla pesca.


Arnobio Afro

Nato a Sicca Veneria, nella Numidia, verso il 250, si affermò prima come retore nella sua città natale. Convertitosi al cristianesimo, diventò uno degli apologisti più combattivi. Scrisse i sette libri dell’Adversus nationes, nei quali si esprimeva in tono polemico contro il paganesimo pur non conoscendo a fondo le Scritture e le dottrine cristiane, ma anzi essendo egli stesso imbevuto di dottrine filosofiche pagane, tra platonismo e stoicismo.


Lucio Celio Firmiano Lattanzio

Nato in Africa da famiglia pagana verso il 240, per la sua fama di retore diventò professore di retorica latina a Nicomedia, in Bitinia, sotto Diocleziano. Convertitosi in data imprecisata al cristianesimo, dopo gli scarsi risultati nell'insegnamento (data la prevalenza a Nicomedia di allievi greci), fu costretto a ritirarsi dall'incarico perché colpito dalle persecuzioni del 303, vivendo in miseria. Lattanzio abbandonò la Bitinia nel 306 per ritornarvi cinque anni dopo, forse grazie all'editto di tolleranza di Galerio, e nel 317 fu chiamato da Costantino a Treviri, in Gallia, come precettore del figlio Crispo. Scrittore fluente e architettonicamente ben strutturato, di grande efficacia ed eleganza, tanto che fu detto "il Cicerone cristiano", tra il 303 e il 317 compone una nutrita serie di scritti apologetici, tra i quali le Divinae Institutiones, in sette libri, che costituiscono un attacco indirizzato alla religione e alla filosofia pagane, contrapposte ai capisaldi della dottrina cristiana. L’opera De opificio Dei è invece innervata dall’elogio della sapienza dispiegata da Dio nel creare l’uomo, del quale Lattanzio esalta la bellezza e la finalità. Il De mortibus persecutorum è invece un'operetta storica intesa a dimostrare la tremenda fine riservata a tutti gli imperatori che levarono la mano contro i cristiani. Lattanzio è essenzialmente un retore, che però possiede notevoli conoscenze filosofiche. Dopo la sua conversione, diede inizio alla grande stagione della Patristica, ma, proprio come il suo maestro Arnobio, restò legato più profondamente a schemi argomentativi e teorici della cultura classica, specie neoplatonica, più che agli elementi dottrinari e teologici cristiani.

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