Dal punto di vista linguistico, questo periodo vede la nascita del latino dei padri della Chiesa, o latino cristiano, con le sue particolarità sintattiche e lessicali. Il latino tardo era una lingua molto meno rigida e conservatrice, aperta ormai all'influsso delle lingue delle numerose popolazioni dell'impero romano e delle tribù dei barbari invasori. Fonetica, morfologia e sintassi erano molto più libere. Si perse gradatamente la distinzione fra vocali lunghe e brevi; i dittonghi vennero generalmente ridotti a una vocale sola; caddero -m ed -n finali di parola. Il sistema dei casi tende a ridursi a due (un caso del soggetto e un caso del complemento), mentre aumenta l'uso delle preposizioni. In molti casi, alle forme sintetiche si sostituirono forme perifrastiche.


Terenziano Mauro
Settimio Sereno
Nato verso la metà del II secolo, probabilmente in Africa, come sembra dimostrare il fatto che il cognome “Serenus” era molto diffuso in Africa e che egli era conosciuto e citato soprattutto da autori africani. Terenzio Mauro, suo contemporaneo, definisce docta la sua prima opera Falisca, con la quale imitava quella omonima di Anniano, e dulcia i suoi Opuscula ruralia, che gli garantirono il successo. Fu inoltre ricordato da scrittori molto più tardi, come Ausonio e Boezio, e da grammatici ed eruditi di ogni tempo. Il suo stile era contrassegnato dalla mirabile varietas metrorum, derivata dall’applicazione della procreatio metrorum teorizzata e applicata già nella precedente età di Nerone. I frammenti superstiti delle sue opere possono dividersi in quattro gruppi: tecnico-rurali, campestri descrittivi, amorosi e polemico-passionali, mitologici.
Quinto Settimio Fiorente Tertulliano
studi di retorica e diritto nelle scuole tradizionali imparando il greco. Dopo aver esercitato la professione di avvocato in Africa e poi a Roma, ritornò nella città natale, dove, verso il 195, si convertì al c
ristianesimo e compose numerosi scritti in lingua latina in difesa della Chiesa contro pagani ed eretici. Molto dotato di cultura filosofica e giuridica, fu il personaggio più in vista della Chiesa africana del suo tempo. Presi gli ordini sacerdotali, adottò posizioni religiose molto intransigenti e verso il 213 aderì definitivamente alla setta dei Montanisti, nota appunto per l’intransigenza e il fanatismo. Tra le sue molte opere, delle quali ci sono pervenuti circa quaranta scritti, ricordiamo l’Apologeticum e l’Ad nationes, composti entrambi nel 197, il De praescriptione haereticorum, di poco successivo, il Liber de spectaculis, l’Adversus Iudaeos, l’Adversus Marcionem, il De anima e il De idolatria. In Tertulliano si nota un distacco progressivo dal cosiddetto latino “classico”, sia dal punto di vista lessicale che sintattico, in direzione di uno stile, accanto a quello di Apuleio, gonfio, enfatico, e sgargiante. Negli ultimi anni della sua vita abbandonò i Montanisti per fondare un gruppo nuovo, quello dei Tertullianisti. La sua morte si data dopo il 230.Emiliano Papiniano
Nacque in Siria, verso l’anno 150, ed iniziò il cursus honorum sotto Marco Aurelio, sopraggiunto a Settimio Severo, suo intimo amico, che lo nominò praefectus praetorio. Può essere considerato il giurista romano che portò la giurisprudenza pratica ad un livello elevatissimo mai raggiunto prima. Fu condannato a morte, pare, da Caracalla per non aver giustificato l’assassinio di suo fratello Geta. A lui è attribuita la famosa frase "È molto più facile commettere un parricidio che gustificarlo" (non tam facile parricidium excusari posse quam fieri). Frutto della sua feconda attività di giurista sono le numerose Quaestiones (37 libri), i Responsa (19 libri), e le Definitiones (2 libri).
Eneo Domizio Ulpiano
Giulio Paolo
Erennio Modestino
Di origine greca, allievo di Ulpiano, visse nella prima metà del III secolo, sotto gli imperatori Severi. Fu prefetto dei vigili notturni e uno dei cinque maggiori giureconsulti classici alle cui opinioni Teodosio il Grande diede autorità di legge. È tra i giuristi classici più frequentemente citati nel Digesto di Giustiniano. Tra le sue opere, rivolte soprattutto all’insegnamento e alla pratica, vanno citati i 19 libri dei Responsa, i 12 libri delle Pandectae, il De excusationibus in 6 libri e in lingua greca perché destinato probabilmente alle province greco-orientali, i 4 libri del De poenis, e le Differentiae in nove libri, oltre ai numerosi trattati, tra cui De praescriptionibus, De manumissionibus, De testamentis e De legatis et fideicommissis.

Vuoi essere informato sulla pubblicazione dei prossimi post? Invia "INFORMA" ad antichescrittureinedite @ email.it





