
Il periodo successivo all’età di Settimio e Alessandro Severo (fine II sec.-primo trentennio III sec.), l’età di Claudio II e Aureliano (235-285), è oltre che politicamente anche letteriarmente del tutto negativo, esprimendo solo due o tre nomi di rilievo, dei quali i primi due sono “cristiani” (Cecilio Tascio Cipriano e Commodiano) e il terzo, Olimpio Nemesiano, pagano. L’età che segue, quella di Diocleziano e Costantino (fine III sec.-primo quarantennio IV sec.), è un periodo di “risveglio” culturale, che vede la fioritura di numerosi scrittori “cristiani”, tra i quali Arnobio Afro e Cecilio Firmiano Lattanzio, in concomitanza con l’azione riordinatrice esercitata da Diocleziano e della fusione tra Romanità e “Cristianesimo” operata da Costantino.
Cecilio Tascio Cipriano
Nato tra il 200 e il 210 d.C., fu uno fra i più grandi autori latini. Di nobile e ricca famiglia, dopo pochi anni dalla conversione e dal battesimo, fu chiamato, non senza mugugni e resistenze, a guidare la Diocesi di Cartagine, una delle più importanti dell’Africa e seconda, in Occidente, soltanto a Roma. come uomo appare come l’immagine della prudenza e della bontà. Prese a modello Cicerone, fu anche oratore, epistolografo e grammatico. Come scrittore svolse attività apologetica, patristica e contingente. Da apologista, scrisse almeno tre opere fondamentali. La prima, Ad Donatum, composta nel 246 d.C. subito dopo il battesimo, offre una profonda una riflessione sul processo psicologico che lo guidò alla conversione analizzando spietatamente la società del tempo. Seguirono Ad Demetrianum e Quod idol adii non sint. Di carattere dottrinario sono altre tre opere: De catholicae Ecclesiae unitate, Testimonia ad Quirinum, De habitu virginum. Di carattere contingente, infine, ancora tre opere. Nel De lapsis affronta la questione di quei cristiani che nel corso della dura persecuzione dell’imperatore Decio (250 d,C) per paura avevano sacrificato agli dei o si erano fatti rilasciare dei falsi certificati di sacrificio rinnegando Cristo. Le altre opere sullo stesso tono sono il De mortalitate, e le Epistulae. Morì come primo vescovo martire dell’Africa, in seguito alla persecuzione contro i cristiani scatenata tra il 257 e il 258 d.C. da Valeriano.
Commodiano
Poeta cristiano latino, di età incerta (fra la fine del III e il V secolo d.C.), comunque posteriore a Tertulliano, Minucio Felice e Cipriano, generalmente considerato di orgini africane, anche se alcuni lo vorrebbero nativo di Gaza. Scarsamente valutato dai contemporanei, riveste tuttavia massima importanza dal punto di vista metrico, per il suo particolare modo di intendere gli esametri, che risentiva della perdita della quantità metrica nel latino di provincia fin dal III o IV secolo. Di lui sono rimasti i due libri delle Instructiones, rispettivamente di 41 e 39 brevi componimenti in forma di acrostico, il primo di carattere apologetico, diretto all'ammonizione e all'educazione dei pagani e dei giudei, il secondo invece sempre sullo stesso tono ai cristiani, e il Carmen apologeticum, composto da 1060 versi. Convertitosi al cristianesimo, cercò a sua volta di convertire. In teologia è un modalista patripassiano e un millenarista. Il senso della fine e l'avversione, che diventa satira feroce, per lo stato del mondo gli suggeriscono a volte accenti di vera poesia.
Marco Aurelio Olimpio Nemesiano
Poeta latino, fiorito al tempo dell'imperatore Caro (283-284), nato probabilmente a Cartagine, l’unico autore pagano degno di menzione di questa età. Delle sue opere, dai versi freschi e piacevoli che riecheggiavano la tradizione bucolica virgiliana nella speciale attenzione rivolta alla campagna, sono giunti a noi un poemetto sulla caccia (Cynegetica), quattro Eclogae e due frammenti sull’uccellagione (De aucupio). Sappiamo che poetò anche sulla navigazione e sulla pesca.
Arnobio Afro
Nato a Sicca Veneria, nella Numidia, verso il 250, si affermò prima come retore nella sua città natale. Convertitosi al cristianesimo, diventò uno degli apologisti più combattivi. Scrisse i sette libri dell’Adversus nationes, nei quali si esprimeva in tono polemico contro il paganesimo pur non conoscendo a fondo le Scritture e le dottrine cristiane, ma anzi essendo egli stesso imbevuto di dottrine filosofiche pagane, tra platonismo e stoicismo.
Lucio Celio Firmiano Lattanzio
Nato in Africa da famiglia pagana verso il 240, per la sua fama di retore diventò professore di retorica latina a Nicomedia, in Bitinia, sotto Diocleziano. Convertitosi in data imprecisata al cristianesimo, dopo gli scarsi risultati nell'insegnamento (data la prevalenza a Nicomedia di allievi greci), fu costretto a ritirarsi dall'incarico perché colpito dalle persecuzioni del 303, vivendo in miseria. Lattanzio abbandonò la Bitinia nel 306 per ritornarvi cinque anni dopo, forse grazie all'editto di tolleranza di Galerio, e nel 317 fu chiamato da Costantino a Treviri, in Gallia, come precettore del figlio Crispo. Scrittore fluente e architettonicamente ben strutturato, di grande efficacia ed eleganza, tanto che fu detto "il Cicerone cristiano", tra il 303 e il 317 compone una nutrita serie di scritti apologetici, tra i quali le Divinae Institutiones, in sette libri, che costituiscono un attacco indirizzato alla religione e alla filosofia pagane, contrapposte ai capisaldi della dottrina cristiana. L’opera De opificio Dei è invece innervata dall’elogio della sapienza dispiegata da Dio nel creare l’uomo, del quale Lattanzio esalta la bellezza e la finalità. Il De mortibus persecutorum è invece un'operetta storica intesa a dimostrare la tremenda fine riservata a tutti gli imperatori che levarono la mano contro i cristiani. Lattanzio è essenzialmente un retore, che però possiede notevoli conoscenze filosofiche. Dopo la sua conversione, diede inizio alla grande stagione della Patristica, ma, proprio come il suo maestro Arnobio, restò legato più profondamente a schemi argomentativi e teorici della cultura classica, specie neoplatonica, più che agli elementi dottrinari e teologici cristiani.
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