
Claudine Cohen e Andre Wakefield dell’Università di Chicago hanno recentemente curato la prima traduzione in inglese della “Protogaea” di Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716), un trattato latino sulle scienze della terra, prezioso strumento per capire le origini della geologia moderna.
Pubblicato postumo, nel 1749, recava un titolo che anticipava le nostre attuali preoccupazioni sugli ecosistemi globali: “Che ne ha fatto il grande uomo della storia della Terra?”
Nel testo, che dovette risultare facilmente comprensibile per i suoi contemporanei, Leibniz ha incluso riflessioni maturate grazie alla corrispondenza con altri filosofi naturali. Il trattato tocca brevemente molti fenomeni geologici, dalla formazione delle montagne all'origine dei minerali e dei fossili in particolare, ben illustrati nelle xilografie che accompagnano questa nuova edizione. Lo studioso si dimostra insolitamente aspro per i suoi tempi nei confronti di coloro che gridavano al miracolo per ogni fenomeno naturale.
Quando prende in considerazione l'origine dei minerali, Leibniz spiega l’argomento associando l’attività di laboratorio: “Si è inclini a sospettare che la natura, utilizzando i vulcani come forni e le montagne come alambicchi, abbia compiuto con le sue grandi opere ciò che facciamo con i nostri piccoli esempi [in laboratorio]”. Tuttora le unità di ricerca in geochimica sperano di poter simulare i processi della Terra nei loro “forni” artificiali.
Come è spiegato nel libro, Leibniz piantò “i semi di una nuova scienza naturale chiamata geografia”. Ci si chiede allora perché le sue osservazioni, tanto innovative per quei tempi, non siano bastate da sole a rendere la geologia una scienza matura. La risposta è che, nonostante tutte le sue intuizioni, sembra gli mancasse la consapevolezza del tempo geologico, una conquista della scienza ancora di là da venire.
D’altra parte non è difficile immaginare le ragioni di un simile ritardo. Dato che nel diciottesimo secolo non era comodo viaggiare, Leibniz dovette fare spesso affidamento sulle osservazioni di altri. La complessità della storia della terra non cominciò ad essere spiegata finché i geologi francesi non iniziarono a lavorare nei pressi di Parigi, e fino a quando James Hutton non sviluppò la sua teoria del tempo geologico in Scozia. Il miglioramento di strade e canali, e quindi l'avvento delle ferrovie, ha permesso ai diversi racconti geologici locali di essere cuciti insieme. Così la scienza della Terra è finita per considerare il nostro pianeta come un sistema interconnesso evolutosi nel corso di miliardi di anni.
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