martedì 31 gennaio 2012

Rubrica "I custodi della memoria": Francesco Petrarca filologo


E' risaputo che i filologi, e in particolare i traduttori, specie quelli che traducono dalle lingue antiche, per il fatto stesso che trasferiscono il sapere da un linguaggio all'altro, sforzandosi di preservarne il senso originale, ne custodiscono la memoria, a beneficio di un pubblico che altrimenti non avrebbe potuto beneficiarne.
Nel corso dei secoli molti sono gli studiosi che hanno custodito tramandandoli, in un modo o nell'altro, i tesori della letteratura latina. A tutti loro desideriamo dedicare questa nuova rubrica, che si spera accresca nei lettori l'apprezzamento per il loro lavoro e stimoli le nuove genererazioni di traduttori dal latino a svolgere tale nobile attività con ancor maggior entusiasmo e competenza. Durante il Medioevo ci sono testimonianze di studiosi che tradussero in latino dall'arabo o da altre lingue straniere. Di questi ci riserviamo di parlare approfonditamente in una ulteriore occasione. Ma a partire dall'Umanesimo i traduttori dal latino in volgare, ovvero nella parlata abituale della loro epoca, diventarono sempre più accurati e fedeli ai testi originali sia per il significato che per la forma, da preservare in tutta la sua eleganza e perfezione stilistica. Alla base di tale sforzo vi era un implacabile interesse per tutto ciò che sapeva di latino.

Uno studioso illustre che è stato considerato esemplare sotto questo aspetto anche in epoche successive fu l'aretino Francesco Petrarca (1304-1374). Lo scrittore toscano non si fece conoscere solo per il suo amore per una fantomatica Laura, simbolo di un conflitto interiore ed epocale, che ispirò, tra l'altro, il suo Canzoniere, e in particolare le sue famosissime "Chiare, fresche et dolci acque", ma anche per il suo instancabile amore per le lettere classiche, che preferiva già ai suoi studi universitari di diritto, o per l'aspirazione ai valori classici rappresentati da quella letteratura antica, che finiva spesso per scontrarsi con l'imbarbarimento del mondo a lui contemporaneo. Secondo il suo modo di vedere, i grandi scrittori classici, Cicerone per la prosa e Virgilio per la poesia, erano esempi degni di essere imitati per quanto riguarda la forma da adottare nella scrittura, sia per i moduli linguistici che stilistici. Tuttavia l'imitazione non doveva attingere da un solo autore, bensì da vari scrittori che avevano saputo coniugare qualità, misura ed equilibrio. Questo tipo di ricerca necessitava, però, di uno studio approfondito su quegli autori, possibile solo grazie a un attento lavoro di ricerca delle loro opere, che le restituisse nella loro originalità, ripulendole da errori deturpanti di trascrizione e interpretazione.

L'amore per le lettere spinse Petrarca a viaggiare per tutta l'Europa, alla ricerca dei tesori nascosti nelle biblioteche, testi assai rari, o del tutto ignorati in Occidente per lunghi secoli, che spesso scoprì, copiò o fece copiare, finendo così per riempire gli scaffali della sua immensa biblioteca privata. Riuscì a raccogliere oltre duecento volumi manoscritti, per lo più classici latini e opere dei Padri della Chiesa, soprattutto sant'Agostino. Tra i classici latini in suo possesso primeggiano Cicerone, in particolare l'orazione Pro Archia poeta e alcune sue lettere ad Attico, Bruto e Quinto, da lui stesso scoperte durante i suoi viaggi, Virgilio, Livio, Orazio, Seneca, Plinio il Vecchio, Quintiliano, Svetonio.

La passione di Petrarca per la letteratura classica era evidente anche nella sua attenzione e cura per l'aspetto materiale di quei testi, segno distintivo della persona e della voce autentica dello scrittore. Ecco perché diffidava dai sistemi di copiatura in uso fin dall'VIII secolo in alcune abbazie e si accertava personalmente che la trascrizione e la riproduzione dei manoscritti non ne pregiudicasse l'integrità. Fondò un vero e proprio scriptorium, un gruppo di copiatori suoi amici che, in modo del tutto innovativo, curò le trascrizioni, corresse le cattive lezioni, corredò i testi di opportune note per facilitarne la comprensione, contribuendo al contempo a garantirne la più ampia diffusione.

Molte biblioteche moderne accolgono codici che derivano dalla biblioteca del Petrarca: varie biblioteche milanesi, in primo luogo l'Ambrosiana e la Trivulziana, varie biblioteche francesi, la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Biblioteca Marciana di Venezia, quella del Seminario di Padova, quella Palatina di Parma, varie biblioteche americane, ecc.

venerdì 23 dicembre 2011

Un anno denso di soddisfazioni

Nel precedente bilancio annuale, del 1° dicembre 2008, annunciammo una speciale campagna di informazione per pubblicizzare il manifesto culturale con il quale illustravamo il nostro progetto. In quella sola giornata il numero dei visitatori del sito raddoppiò rispetto alla media dell’anno precedente! Alla fine il manifesto raggiunse la quasi totalità delle scuole statali secondarie di secondo grado delle regioni italiane centro-settentrionali, centinaia di associazioni e istituzioni pubbliche e private del paese e migliaia di professionisti. Il primo dei tanti che accolsero con entusiasmo l’iniziativa fu il prof. Umberto Pappalardo, già nostro sostenitore. Pochi giorni dopo gli editori Musso divennero il primo sponsor ufficiale del manifesto e del sito. Ci tengo anche a ringraziare per il sostegno il prof. Roberto Copparoni e il critico d’arte, prof.ssa Antonella Nigro.

Lo scorso anno abbiamo assistito a un incremento dei visitatori provenienti soprattutto dai paesi europei, nonché, da qualche mese in qua, a straordinarie manifestazioni di sostegno e collaborazione. Di seguito qualche statistica (aggiornata al 22 dicembre 2011):

Abbiamo registrato circa 5000 visitatori, una media di 417 al mese, con un massimo di 499 contatti ad ottobre, 84% nuovi rispetto al 2010, per lo più professionisti, imprenditori, case editrici, librerie, istituti scolastici, studenti, italiani e stranieri. Solo negli ultimi mesi (novembre e dicembre), si sono aggiunti 641 nuovi utenti. Certo, non sono tantissimi, come le centinaia di migliaia che registrano altri siti più popolari, ma va considerato ugualmente un successo per un sito che si occupa di una lingua così antica e di studi particolarmente specifici.

6.167 le pagine visitate.


ARTICOLI PIÙ LETTI:


“Nuova traduzione del De Umbris Idearum”
http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2008/11/nuova-traduzione-del-de-umbris-idearum.html


“Il romanzo d'amore di Sulpicia”

http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2009/04/il-romanzo-damore-di-sulpicia.html

“I misteri del Canto Gregoriano”
http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2010/01/i-misteri-del-canto-gregoriano.html

“Panoramica sulla letteratura latina medievale”
http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2007/12/panoramica-sulla-letteratura-latina.html


PAESI:

La nazionalità di provenienza dei visitatori è in gran parte italiana, ma si registrano presenze da decine di stati e centinaia di città del mondo, in particolare dagli Stati Uniti e, a partire dalla scorsa estate, da numerosi paesi europei, come Francia, Spagna, Germania, Russia, Inghilterra, oltre che dall'America Latina.


Ci sono pervenute decine di candidature per collaborare col nostro staff attraverso traduzioni e stesura di articoli, e, dopo un'attenta selezione, siamo felici di avvalerci del valido aiuto di cinque nuovi giovani collaboratori, che ripresentiamo sinteticamente (per il profilo completo rimandiamo all'apposita sezione sulla colonna destra del sito):


Dr. Andrey Politanskiy

Il Dr. Politanskiy ha svolto attività di: docente di lingua russa, assistente e accompagnatore turistico, traduttore di documenti giuridici (dal russo in italiano e viceversa), insegnante di lingua russa per stranieri, consulente giuridico nell’ambito della ricerca e del diritto.http://www.blogger.com/img/blank.gif

Ha cominciato la sua collaborazione con noi effettuando la traduzione in russo dell'articolo:

"I misteri del Canto Gregoriano"
(тайны григорианских песнопений)
http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2010/01/i-misteri-del-canto-gregoriano.html

che ripercorre la misteriosa storia di questo canto liturgico in latino, universalmente adottato da secoli nella Liturgia della Chiesa Cattolica Romana.

In seguito si è reso disponibile per curare la corrispondenza con gli utenti del sito di lingua russa (ambasciate, consolati, associazioni culturali, università, siti internet, studiosi, biblioteche).



Prof. Claudio Mancini

Insegnante privato di greco, latino, inglese e materie umanistiche, supplente di inglese presso l'Istituto “Sant'Apollinare” di Roma, traduttore freelancehttp://www.blogger.com/img/blank.gif, collaboratore didattico per la stesura di tesi, tesine, traduzioni, ecc.

Curatore della nuova rubrica:

"Traduco e riporto"
http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2011/10/traduco-e-riporto.html

che contiene notizie sul mondo latino da tutto il mondo. Le prime notizie che ha tradotto dall'inglese:

"Lucrezio, uomo dai misteri moderni"
Un professore della Harvard University spiega la sua "scoperta" di Lucrezio

'Le nuove tecnologie rivelano i segreti dei documenti storici'
Un nuovo scanner sviluppato per la Oxford University ha permesso di decifrare antichi documenti prima illeggibili



Maria Florenzia Aversa

di madrelingua spagnolo, svolge attività, senza scopo di lucro, come accompagnatore turistico nella Regione Campania e si offre come collaboratore/interprete per traduzioni di vario genere.
http://www.blogger.com/img/blank.gif
Come primo incarico per il sito ha tradotto in spagnolo l'articolo:


“Tredici pergamene recuperate in Spagna”
,
(Trece pergaminos recuperados en España)
http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2011/09/news-tredici-pergamene-recuperate-in.html

che riporta la notizia del ritrovamento, avvenuto in Spagna, di pergamene datate tra il XIV e il XVI secolo. La traduzione ci ha accordato la gratitudine dell'amministrazione comunale di Bocairent (Valencia). Ha inoltre curato la corrispondenza culturale e commerciale con i numerosi utenti di lingua spagnola in Spagna e nei vari paesi dell'America Latina, consentendoci di ricevere il sostegno da parte di eminenti studiosi di livello internazionale. Si è sempre dimostrata disponibile anche per la correzione di testi da pubblicare sul sito.



Noémie Panzavecchia

Di madrelingua francese e italiana, dopo la maturità classica, ha cominciato il suo percorso nel campo turistico; lavora come traduttrice dall'italiano al francese, dal francese all'italiano e dall'inglese all'italiano su Internet e collabora http://www.blogger.com/img/blank.gifcon l’Officina di Studi Medievali di Palermo.

Ha recentemente curato la versione francese dell'articolo:

“Alla ricerca dell’epigrafe misteriosa”,
(À la recherche de l’épigraphe mystérieuse)
http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2011/08/alla-ricerca-dellepigrafe-misteriosa.html

che invita a cercare epigrafi latine di particolare interesse, ovvero testi di contenuto inedito o inusuale, a trascriverle accuratamente e a tradurle in modo corretto ed elegante.

Anche se si è aggiunta da pochi giorni, ha già curato la corrispondenza con i lettori francesi, tra associazioni culturali, redazioni giornalistiche, siti internet, e docenti universitari.



Clara Peña

Di madrelingua spagnolo, dopo aver conseguito nel 2006 il diploma di maturità all'Instituto Alhambra di Granada (liceo scientifico) con la qualifica di "Bachillerato ciencias", ha acquisito competenze ed esperienza professionale nel campo dell'amministrazione dei sistemi informatici. E' una ragazza volenterosa e flessibile, disposta ad accettare contratti di lavoro in vari settori, ma preferirebbe restare in Italia.http://www.blogger.com/img/blank.gif

Ha appena tradotto in spagnolo il post richiestissimo:
“I misteri del Canto Gregoriano”,
(Los misterios del Canto Gregoriano)
http://antichescrittureinedite.blogspot.com/2010/01/i-misteri-del-canto-gregoriano.html



Desidero ringraziare di cuore tutti loro per la preziosa collaborazione, senza la quale non avremmo mai potuto raggiungere così tanti utenti in varie lingue e in paesi così distanti.

Infine, un doveroso riconoscimento per il lustro dato al nostro progetto va ai quattro nuovi sostenitori, docenti universitari con esperienza nel campo degli studi latini:



Prof. Raùl Daniel Lavalle

Membro dell'Asociaciòn Argentina de Estudios Clàsicos e del Comité Cientìfico Internacional de Centro de Estudios Filosòficos Medievales, Docente di Latino nel Colegio Nacional de Buenos Aires, Professore di Lingua Greca e Letteratura Grecolatina all'Universidad de Moròn, titolare della cattedra di Lingua e Cultura Greca all'Universidad Catòlica Argentina


Prof.ssa Simona Gavinelli

Docente di Paleografia latina all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. Dal 2003 fa parte del direttivo dell'Associazione Italiana Manoscritti Datati ed è socio corrispondente della «Aedes Muratoriana» di Modena per l'edizione del Carteggio muratoriano. Principali aree di ricerca: catalogazione dei manoscritti medievali, soprattutto dell'Italia nord-occidentale; paleografia, codicologia; manoscritti datati (Piemonte); storia delle biblioteche medievali; tradizione dei manoscritti agiografici legati a determinati culti santorali (Brescia, Novara, Vercelli); cultura dei vescovi padani (sec. IX-XI).


Prof. José Solís de los Santos

Titolare della cattedra di Filologia latina all'Università di Siviglia. Ha curato numerose edizioni critiche, traduzioni e svolto attività di ricerca nel campo degli studi latini, dalle opere complete di Juan Ginés de Sepúlveda a Tito Livio, da Filelfo a Poggio Bracciolini. Ha svolto studi specifici sulla letteratura della cosiddetta “Età dell'oro” di Siviglia, all'epoca di Diego López de Cortegana, Cervantes e Lope de Vega. Attualmente partecipa a progetti di ricerca per la Biblioteca Digital Siglo de Oro III e alla Classica et Humanistica Hispalensia (Liber IV).

Prof. Joan Gómez Pallarès

Docente titolare di cattedra in Filologia Latina all'Università Autonoma di Barcellona (UAB). Ha partecipato come studioso a numerose attività di ricerca per: il MEC, il Deutsches Akademisches Austauschdienst, nella Kommission für alte Geschichte und Epigraphik del Deutsches Archaeologisches Institut (München, Alemania), l'Unione Europea nel Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello (Salerno, Italia) e nella Biblioteca Apostolica Vaticana (Città del Vaticano). La sua attività di docente si basa sulla letteratura latina, la traduzione e il commento della poesia latina (in particolare Catullo, Virgilio, Orazio, Properzio, Tibullo, Ovidio e Marziale) e sulla epigrafia latina (poesia epigrafica).


In definitiva, è stato un anno ricco di soddisfazioni, sia per numero di visitatori, provenienti da paesi con lunga tradizione di studi classici, ma anche da nazioni estranee all'esperienza diretta con la cultura latina, sia per l'ampia collaborazione e il sostegno offerti da illustri studiosi, nonché dai numerosi giovani, che, con la loro specifica preparazione, competenza e voglia di mettersi in gioco, fanno onore al nostro progetto e a sé stessi. Speriamo sinceramente che il nostro sito offra a tutti i nostri collaboratori la più ampia visibilità possibile, tale da consentire loro di raccogliere le soddisfazioni professionali che meritano.

Ci rendiamo conto che c'è ancora tanto lavoro da fare nel campo della traduzione dei testi latini, molti dei quali restano inediti o meritano una migliore interpretazione e maggiore apprezzamento. Tuttavia l'enorme interesse che la lingua latina, e in particolare il nostro lavoro, suscita in così tante persone, soprattutto nei giovani, ci rincuora, stimolandoci a continuare la nostra missione e a compierla sempre al meglio. E' vero, stiamo nel bel mezzo di una crisi mondiale, non solo finanziaria o economica, ma anche culturale, visto il relativismo che permea ogni settore della conoscenza umana. Ma è proprio nei momenti di crisi, quando cioè si verifica una “rottura” rispetto all'ordine tradizionale, che si cercano nuove idee per uscirne e creare nuovi equilibri. La storia ci insegna che spesso si possono ricevere importanti spunti di riflessione e occasioni di crescita attingendo dal ricco patrimonio culturale che abbiamo ereditato. Sotto questo aspetto lo studio degli antichi documenti latini può dare risultati inaspettati. D'altra parte, come è stato riconosciuto anche di recente, la cultura, soprattutto quella europea di matrice latina, è la base per consolidare un'identità comune che unisca i vari paesi nello sforzo necessario per uscire dallo stallo. http://www.blogger.com/img/blank.gif

Sono sempre ben graditi, oltre ai complimenti, quando meritati, anche consigli costruttivi e suggerimenti. Perciò invitiamo a lasciare qui sotto i vostri commenti o ad inviarli ad antichescrittureinedite@email.it, con la consapevolezza che potremmo pubblicarli in una prossima occasione.

Intanto rinnoviamo a tutti i nostri lettori gli auguri di un sereno fine anno e di un felice inizio per l'anno nuovo!

Plinio Caio Gracco
Presidente “Antiche Scritture Inedite”

martedì 4 ottobre 2011

TRADUCO E RIPORTO

Questa nuova rubrica riporta notizie da tutto il mondo in lingua straniera tradotte in italiano a beneficio dei lettori italiani del sito.

Lucrezio, uomo dai misteri moderni

Prima di ottenere la cattedra di Letteratura ad Harvard, e molto prima di scrivere la sua celebre biografia di Shakespeare, Will in the World, Stephen Greenblatt era un ragazzo incline a leggere qualsiasi cosa. Un giorno se ne stava nella libreria del campus, e lì, in uno scaffale, in vendita per dieci centesimi (un buon prezzo, anche nel 1961), notò un piccolo, sottile volume chiamato On The Nature Of Things (De Rerum Natura), di uno scrittore romano di nome Lucrezio.

Appena lo aprì, trovò una descrizione della genesi dell'universo. Visto che Lucrezio visse un paio di generazioni prima della nascita di Cristo, Stephen si aspettava una fiaba in cui dèi, dee, terra, aria, fuoco, acqua e un assortimento di miracoli crearono tutto ciò che abbiamo davanti agli occhi, ma sfogliando le pagine, “restò a bocca aperta” e “gli si spalancò la mente”, come dice, poiché la storia della creazione fornita da Lucrezio ha ben poco della remota antichità. Tanto per cominciare, si tratta di una descrizione totalmente secolare, che non tiene affatto conto di dèi o dee, di inferno o paradiso, di vita ultraterrena o di disegni divini, bensì, cosa ancor più sorprendente, la sua logica è stranamente, quasi paurosamente moderna.

Una prima teoria atomica

Così come dice Greenblatt, Lucrezio (ispirandosi a Democrito e ad altri) sostiene che l'universo sia composto da un numero infinito di atomi …

… che si muovono a caso attraverso lo spazio, così come la polvere fluttua in un raggio di sole, scontrandosi, unendosi, formando strutture complesse, dividendosi di nuovo, in un infinito processo di creazione e distruzione. Non c'è modo di interrompere tale processo. … Non esiste un piano superiore, né un'architettura divina, né un disegno stabilito.

Ogni cosa, inclusa la specie animale alla quale apparteniamo, si è evoluta attraverso estesi periodi di tempo. L'evoluzione è casuale, anche se nel caso degli organismi viventi contempla un principio di selezione naturale. Vale a dire, le specie adatte alla sopravvivenza e alla riproduzione in maniera efficace resistono, almeno per un periodo; quelle che non hanno tali caratteristiche, scompaiono in breve tempo. Ma nulla – dalla nostra stessa specie, al pianeta in cui viviamo, fino al sole che illumina le nostre giornate – dura per sempre. Solamente gli atomi sono immortali …

Non solo Lucrezio scrisse tali parole più di 2.000 anni fa, ma in qualche modo il suo libro riuscì a sopravvivere alla caduta di Roma, agli incendi, ai saccheggi e alla rovina delle grandi biblioteche, e a più di mille anni di reclusione nei freddi archivi dei monasteri medievali, in cui erano comuni censure, espunzioni e topi di biblioteca, al punto che in un periodo ne erano rimaste forse tre – e solamente tre – copie: eppure, dice Stephen, il De Rerum Natura finì per diventare uno dei saggi più radicali e discussi del post-Rinascimento, tra i favoriti di Machiavelli, Montaigne, Thomas More e Thomas Jefferson.


Tratto dall'articolo di Robert Krulwich
Fonte:http://www.npr.org/blogs/krulwich/2011/09/19/140533195/lucretius-man-of-modern-mystery
Traduzione italiana a cura di Claudio Mancini




Le nuove tecnologie sviluppate dal Dipartimento di Studi Classici della Oxford University sono riuscite a rivelare i segreti di documenti storici


Un'azienda secondaria [una spin-out dell'Università di Oxford] sta mettendo in commercio uno strumento di decodifica che utilizza le diverse lunghezze d'onda della luce per rilevare inchiostro sbiadito o cancellato, al fine di analizzare manoscritti e documenti archiviati, così come falsi d'epoca recente.

'I passi in avanti compiuti dalla tecnologia ci permettono di decifrare e leggere molti antichi documenti prima illeggibili,' dice il dottor Dirk Obbink, a capo del gruppo di ricerca che ha sviluppato lo scanner.

'Possiamo anche impostare l'apparecchio a seconda dell'elemento che ci interessa: la struttura della superficie, le fibre, le macchie, i segni dell'umidità, le impronte digitali, o le alterazioni.'

'Possiamo riconoscere la firma di un artista o di uno scrittore sotto molteplici strati di vernice, o segni di matita sotto un colore ad acqua.'

Può anche essere usato per analizzare documenti alterati o contraffatti come passaporti falsificati, note bancarie o prove forensi. Lo scanner piatto opera catturando una serie di immagini che usano fonti di luce di lunghezza d'onda differente, dall'infrarosso all'ultravioletto.Un apposito programma al computer li combina successivamente per enfatizzare la specifica luce del colore assorbita dall'inchiostro svanito, allo scopo di farlo apparire più chiaramente. Questa tecnica è stata originariamente sviluppata usando una fotocamera ad alta risoluzione posizionata su un apposito sostegno, come ha detto Mike Broderick, amministratore delegato della compagna spin-out Oxford Multi Spectral (OMS).

'Si deve usare una fotocamera in una stanza oscura, è abbastanza grande e costosa, e manipolare documenti delicati in una stanza oscura non è la cosa più facile da fare,' ha detto l'ingegnere.

'Una volta messa la copertura sullo scanner, si intrappola il documento, in modo tale da tenere al di fuori tutta la luce estranea e mantenere una perfetta registrazione[allineamento].'

La OMS sta attualmente sviluppando lo scanner in vista di un lancio commerciale verso la fine dell'anno, servendosi della tecnologia brevettata provvista di differenti fonti di luce e applicando all'apparecchio un rivestimento metallico per renderlo più robusto.

Tratto dall'articolo di Stephen Harris
Fonte:http://www.theengineer.co.uk/sectors/electronics/news/scanning-device-could-reveal-secrets-of-historical-documents/1009973.article#ixzz1XtMc5oDD
Traduzione italiana a cura di Claudio Mancini

Visualizza il profilo professionale di Claudio Mancini sulla colonna destra, "Tra i collaboratori esterni del progetto".

martedì 6 settembre 2011

NEWS: tredici pergamene recuperate in Spagna


Il Comune spagnolo di Bocairent, in provincia di Valencia, ha recentemente recuperato tredici pergamene datate tra i secoli XIV e XVI. I documenti, che appartenevano già all'Archivio Comunale, erano andati dispersi intorno al 1980 in occasione di alcuni lavori di ristrutturazione. Uno degli operai del cantiere, Antonio Sanjuán, li ritrovò tra i rottami all'interno di un contenitore e li trasse in salvo da quella che sarebbe stata la loro perdita definitiva. In seguito li fece pervenire al suo compaesano di La Cañada, Ramón Martí, professore titolare di Storia medievale all'Universitat Autònoma de Barcelona (UAB), che ora le ha restituite al Comune di Bocairent.

Il ricercatore non solo aveva custodito i documenti durante tutti questi anni, ma aveva anche provveduto in forma volontaria ed altruista ad una loro trascrizione, che sarà pubblicata a breve. La pergamena più antica, che riferisce di una contribuzione speciale di 40 fiorini d'oro per le nozze del piccolo Joan, risale al 1371, mentre quattro sono del XV secolo ed otto del XVI. Tra queste i verbali della visita dell'inquisitore Gian Gastone de' Medici il 23 agosto 1414. Per il resto si tratta di ricevute di pagamento a vario titolo.

Il sindaco di Bocairent, Josep Vicent Ferre i Domínguez, ha ringraziato pubblicamente il professor Martí "per il suo grande contributo alla conservazione della storia" del paese, dal momento che questa donazione va ad ampliare il fondo comunale formato attualmente da 141 pergamene datate tra il 1286 e il 1635.

FONTE: http://www.bocairent.es


NEWS: TRECE PERGAMINOS RECUPERADOS EN ESPAÑA

La municipalidad española de Bocairent, en la comunidad autònoma de Valencia, ha recientemente recuperado trece pergaminos fechados entre los siglos XIV e XVI. Los documentos, que pertenecìan ya all'Archivo municipal, fueron extraviados alrededor del 1980 en ocasiòn de algunos trabajos de restauraciòn. Uno de los obreros de las obras, Antonio Sanjuàn, los encontrò dentro los escombros de un container y los puso al seguro ya que contrariamente hubiera sido su pèrdida definitiva. Despuès los hizo llegar a su paisano de La Cañada, Ramón Martí, profesor titular de Historia medieval a la Universidad Autònoma de Barcelona (UAB), que ahora las restitujò a la municipalidad de Bocairent.

El investigador no solo habìa custodiado los documentos durante todos estos años, pero tambièn habìa proveìdo en forma voluntaria y altruista a una transcripciòn de ellos, que serà publicada en breve. El pergamino mas antiguo, que relata sobre una contribuciòn especial de 40 florines de oro para las bodas del pequeño Joan, se remonta al 1371, mientras cuatro son del XV siglo y ocho del XVI. Entre èstos las actas de la visita del inquiridor Gian Gastone de' Medici el 23 agosto 1414. Por el resto se trata de recibos de pago de diferentes gènero.

El alcalde de Bocairent, Josep Vicent Ferre i Domìnguez, ha agradecido publicamente al profesor Martì "por su gran contribuciòn a la conservaciòn de la historia" del paìs, desde el momento que esta donaciòn va a ampliar el fondo municipal formado actualmente da 141 pergaminos fechados entre el 1286 y el 1635.


Traducciòn a cargo de Maria Florenzia Aversa. Lèase su perfil en la columna a la derecha del sito, al interno del espacio reservado a los colaboradores externos.




TREIZE PARCHEMINS RECUPERES EN ESPAGNE

La ville espagnole de Bocairent, dans la province de Valence, a récemment récupéré treize parchemins datant du XIVe et XVIe siècle. Les documents, qui appartenaient déjà aux Archives municipales, étaient disparu vers le 1980 lors de travaux de restructuration. Un des ouvriers du chantier, Antonio Sanjuán, les retrouva parmi les débris à l’intérieur d’un récipient et il les sauva de ce qui aurait été leur perte définitive.nPuis il les fit parvenir à son compatriote de La Cañada, Ramón Martí, professeur d’histoire médiévale à l’Universitat Autònoma de Barcelona (UAB), qui maintenant ont été rendu à la ville de Bocairent.

Le chercheur a non seulement gardé les documents pendant toutes ces années, mais a également fourni volontairement leur transcription, qui sera bientôt publié. Le plus vieux parchemin, concernant une contribution spéciale de 40 florins d'or pour le mariage du petit Joan, remonte au 1371, tandis que quatre sont du XVe siècle et huit du XVIe. Parmis ces dernières le procès-verbal de la visite de l’inquisiteur Gian Gastone de’ Medici, le 23 août 1414. Les autres documents sont des reçus de payements de différents types.

Le maire de Bocairent, Josep Vicent i Domínguez Ferre, a publiquement remercié le professeur Martì "pour sa grande contribution à la préservation de l’histoire" du pays, du moment que cette donation élargira les fonds d’archives municipal, qui actuellement se compose de 141 parchemins datant entre le 1286 et le 1635.

Traduction française de Noémie Panzavecchia. Vous pouvez lire son profil sur la colonne de droite du site, dans l'espace réservé aux collaborateurs.

giovedì 4 agosto 2011

ALLA RICERCA DELL'EPIGRAFE MISTERIOSA


Hai dimestichezza con la lingua latina, una macchina fotografica e almeno un po' di spirito di avventura?

Ora che sei in vacanza, o comunque nella città dove ti trovi o stai per andare, vai alla ricerca di un'epigrafe in latino misteriosa, trascrivila, fotografala, e inviaci il tutto, traduzione compresa, ad antichescrittureinedite@email.it.

Pubblicheremo sul sito le epigrafi di particolare interesse, ovvero testi di contenuto inedito o inusuale, le relative trascrizioni accurate e traduzioni corrette nella resa del significato ed eleganti nella forma.

Gli autori dei lavori migliori saranno contattati per l'inserimento, della durata di un anno, di un loro profilo, o curriculum, professionale, concordato con noi, all'interno di uno spazio speciale del sito riservato ai collaboratori esterni, visitato da migliaia di professionisti, imprenditori, case editrici, librerie, istituti scolastici e studenti, sia italiani che stranieri. Tale inserimento darà diritto a ricevere via email, per tutta la sua durata, la newsletter del sito. L'inserimento, inoltre, potrà essere trasformato in permanente nel caso in cui, durante l'anno suddetto, l'inserzionista collabori con la redazione in altri modi utili o risulti possessore di titoli culturali considerati rilevanti dal nostro staff.

Alcune raccomandazioni tecniche:

Le epigrafi fotografate devono essere chiaramente leggibili e le foto preferibilmente ad alta definizione.

Scrivere nel testo del messaggio nome e cognome, recapiti e autorizzazione al trattamento dei dati personali. Allegare a parte la foto in formato JPEG, la trascrizione del testo e la relativa traduzione in formato ODT o Word. NON inviare curriculum o biografia. Sarà richiesto solo agli autori dei lavori considerati migliori.

Buon lavoro!



À la recherche de l’épigraphe mystérieuse

Avez-vous familiarité avec la langue latine, un appareil photo et au moins un peu de esprit d'aventure?

Maintenant que vous êtes en vacances, ou quoi que ce soit la ville où vous êtes ou où vous irez, allez à la recherche d’une épigraphe mystérieuse en latin, transcrivez-la, prenez-la en photo, et envoyez-nous le tous, y compris la traduction, à antichescrittureinedite@email.it.

Nous publierons sur le site les inscriptions d'un intérêt particulier, les textes au contenu inédit ou inhabituels; nous publierons les transcriptions et les traductions ayant une forme élégante et correcte.

Les auteurs des meilleurs écrits seront contactés pour l’insertion, pendant un an, de leur profil, ou curriculum professionnel, à l’interieure d’une zone du site réservée aux collaborateurs, site visité par des milliers de professionnels, des entrepreneurs, des éditeurs, des bibliothèques, des écoles et des étudiants, italiens et étrangers. Cette insertion donnera la possibilité de recevoir par courriel électronique la newsletter du site. L'insertion pourra être permanent lors que, pendant cette année, l’auteur coopérera avec les éditeurs dans d'autres moyens utiles, ou lors qu’il sera considéré comme auteur de grande importance par notre staff.

Certaines recommandations techniques:

Les inscriptions prise en photo doivent être clairement lisibles et de préférence en haute définition.

Ecrivez dans le message votre nom, vos coordonnées et le consentement au traitement des données personnelles. Attacher la photo au format JPEG, la transcription du texte et sa traduction en format ODT ou Word. NE PAS envoyer de CV ou biographie. Celà sera demandé aux auteurs des œuvres considérées comme les meilleures.

Bon travail!

Traduction française de Noémie Panzavecchia. Vous pouvez lire son profil sur la colonne de droite du site, dans l'espace réservé aux collaborateurs.

sabato 9 gennaio 2010

I MISTERI DEL CANTO GREGORIANO


L'argomento è tornato alla ribalta in questi giorni, dopo che il Maestro delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, mons. Guido Marini, nel corso di una "lectio" ad un gruppo di sacerdoti anglofoni presenti a Roma in occasione dell’anno sacerdotale, ha dichiarato che “il latino, i canti gregoriani e la polifonia sacra avvicinano maggiormente a Dio, nel corso della messa, e vanno perciò promossi e fatti apprezzare”. Il canto gregoriano è un canto liturgico, privo di musica, solitamente interpretato da un coro o da un solista chiamato cantore (cantor) o spesso dallo stesso celebrante con la partecipazione di tutta l'assemblea liturgica.
 È finalizzato a sostenere il testo liturgico in latino.



Il nome deriva dal papa benedettino Gregorio Magno I (circa 535-604). Le sue origini, sulle quali sono state formulate diverse ipotesi, sono ancora avvolte nel mistero. Una prima ipotesi lo fa risalire allo stesso Gregorio Magno, sulla base del suo biografo Giovanni Diacono (scomparso nell’anno 880), che attribuì a lui la prima compilazione di canti per la Messa, allorché scrisse: “Antiphonarium centonem compilavit”, cioè raccolse da più parti ed ordinò un Antifonario, la cui copia originale andò persa durante le invasioni barbariche. Secondo questa tradizione, Gregorio Magno ereditò un ricco patrimonio melodico, in forma di prosa (letture, dialoghi) e di poesia (inni e sequenze). Si ipotizza che nei tre secoli anteriori a Gregorio fosse diffusa la figura dell’autore – cantore, che ricorda il rapsodo dei tempi omerici: il canto veniva tramandato ed eseguito con l’aggiunta di varianti o con vere e proprie improvvisazioni. L’ambiente presso il quale si formavano questi ignoti “artisti” è rappresentato dalla Schola cantorum, palestra dove la Chiesa ha preparato i propri cantori fin dai primi tempi (all’epoca di papa Damaso, morto nel 384, c’era già una distinta schiera di diaconi esclusivamente dedicata a questo scopo). In modo simile a quanto avveniva nelle scuole d’arte medievali, si può parlare di un continuo lavoro collettivo, in cui si miscelavano qualità individuali e tradizione, stile personale e caratteristiche comuni al gruppo. Così si andarono sviluppando varie tradizioni melodiche scritte di canto liturgico: il canto mozarabico in Spagna, il gallicano in Gallia, l’ambrosiano a Milano, il romano antico a Roma e il beneventano nell’Italia meridionale.



Più di recente, si è messa in discussione la stessa derivazione dell’Antifonario da Gregorio. Tra le varie ipotesi alternative vi è quella secondo cui l’Antifonario e la storia della sua origine sarebbero entrambi di origine carolingia (quindi databili quasi due secoli dopo la morte di Gregorio). Durante la rinascenza carolingia di Pipino il Breve (VIII sec.), e poi di Carlo Magno, l’adozione del Canto Gregoriano, o Canto Romano-franco, avrebbe favorito l'unificazione della Liturgia Romana con quelle gallicane e con le altre liturgie, per una migliore compattezza del nascente Sacro Romano Impero. Secondo questa ipotesi, attribuire la riforma ad un miracolo che coinvolgeva un papa di grande fama come Gregorio sarebbe servito quale espediente per garantirne l’accettazione universale e incondizionata. Papa Leone IV (847 - 855) fu il primo ad usare l'espressione "carmen gregorianum" e minacciò di scomunica chi mettesse in dubbio la tradizione gregoriana. La trasmissione orale di questo canto stimolò la formulazione di scritti teorici e di una elementare notazione a segni, detta neumatica. Dal X sec. la notazione si evolve dalla forma neumatica all’attuale notazione quadrata. Successivamente due chiavi, di FA e di DO, vengono a precisare meglio la relazione di altezza dei suoni della scala diatonica.

Dopo un lungo periodo di predominio del canto a più voci nella liturgia, nel 1833 Prosper Guéranger, monaco del Monastero di Solesmes, intraprende, nell'ambito del laboratorio di paleographie musicale, lo studio del repertorio gregoriano, per un ritorno alla sua originaria ricostruzione, confrontando i manoscritti neumatici dei sec. X e XI conservati nei monasteri di Laon, San Gallo, Einsiedeln e Bamberg, parallelamente allo studio del testo liturgico latino, del suo fraseggio, e del contesto celebrativo e rituale. La restaurazione gregoriana portò alla pubblicazione del Graduale romanum del 1908 e del Liber Usualis del 1903 fino al Graduale Triplex del 1979 ed alle ultime raccolte. Dalla riforma di S. Pio X il Canto Gregoriano, nella sua versione melodica e modale originale, viene codificato nei libri liturgici della Chiesa e universalmente adottato nella Liturgia Romana.

Cantori gregoriani: http://www.cantorigregoriani.com




ТАЙНЫ ГРИГОРИАНСКИХ ПЕСНОПЕНИЙ

После того как Маэстро литургики, церемониймейстер Папских богослужений, монсеньор Гвидо Марини на лекции группе англоязычных священников, находящихся в Риме, заявил, что «латынь, григорианский хорал и священная полифония более всего приближают к богу во время мессы, и поэтому должны быть переоценены», тема григорианских песнопений вновь обратила на себя внимание в эти дни. Григорианский хорал – это литургическое песнопение, лишенное музыкальной мелодики и обычно исполняемое хором или солистом, называемым Кантор (певец) или как часто бывает самим священником при участии всех присутствующих на литургии. Он предназначен для поддержки латинского литургического текста.

Название происходит от имени Папы бенедиктинца Григория Великого I (около 535-604 гг.). Происхождение хорала, о котором были сформулированы различные гипотезы, по-прежнему окутано тайной. Первая гипотеза восходит к тому самому Григорию Великому, исходя из информации оставленной нам его биографом Джованни Диаконо (исчезнувшим в 880 году), присвоившим ему первое составление песнопений для мессы, о чем было записано: “Antiphonarium centonem compilavit”, иными словами Григорий I собрал из многочисленных источников и сформировал Антифонарий, чей оригинал был утерян во время варварских нашествий. Согласно этой теории, Григорий Великий унаследовал богатые мелодические способности, выраженные в прозе (чтении, диалогах) и поэзии (гимнах и секвенциях). Предполагается, что в предыдущие три столетия до Григория I была распространена фигура автора - певца, который напоминал сказателя гомеровских времен: пение передавалось и исполнялось с добавлением вариаций или с настоящими импровизациями. Среда, в которой формировались эти неизвестные “художники” представлена была школой, носившей название Schola Cantorum, где Церковь готовила себе певцов с первых дней своего основания (в эпоху Папы Дамаса, который умер в 384, там уже существовала великолепная группа диаконов, чья деятельность была посвящена исключительно этой цели). Подобно тому, как происходило в школах средневекового искусства, можно говорить о продолжительной коллективной работе, в которой смешивались индивидуальные качества и традиция, личный стиль и характеристики присущие коллективу. Таким образом, они двигались, развивая различные мелодические традиции литургического пения: мосарабского пения Испании, галликанского в Галлии, амброзианского в Милане, древнеримского в Риме и беневентианского на юге Италии.

Совсем недавно было поставлено ​​под сомнение создание Антифонария Григорием I. Среди различных альтернативных гипотез, выдвинута одна согласно которой и Антифонарий и история его происхождения восходят к Каролингам (таким образом, датируемым почти двумя столетиями после смерти Григория). Дело в том, что во время каролингского возрождения Пипина Короткого (VIII век.), а затем Карла Великого, принятие Григорианского пения или пения Франко - Романского способствовали бы унификации Римской литургии с Галликанскими и другими литургическими традициями, и благоприятствовало бы большей сплоченности зарождающейся Священной Римской империи.
Согласно этой гипотезе, присвоить реформу этого необычного явления Папе с необычайной известностью Григорию I, послужило бы гарантией всеобщего и безоговорочного признания. Папа Лев IV (847-855 гг.) был первым, кто использовал выражение “Carmen Gregorianum” и пригрозил отлучением от церкви тем, кто ставит под сомнение григорианскую традицию происхождения хорала. Устная передача этих песнопений привела к разработке элементарных письменных обозначений, называемых невмы. С десятого века обозначение эволюционирует от невмической до нынешней квадратной формы. В последующем два ключа «Фа» и «До», послужат прояснению уровня высотности звуков в шкале диатоники.

После долгого периода господства многоголосного пения в литургии, в 1833 году Проспер Гуерангер, монах монастыря Solesmes, приступает к работе в области музыкальной палеографии, изучает григорианский репертуар, с целью возвращения его в исходную конструкцию, сравнивая невматические рукописи X и XI веков сохранившиеся в монастырях Лаона, Санкт - Галлена, Айнзидельна и Бамберга, параллельно изучая значение латинского литургического текста, его фразировки, и прославляющего и ритуального контекста. Реставрация Григорианской традиции привела к изданию Graduale Romanum в 1908 году, Liber Usualis в 1903 и Graduale Triplex в 1979 и других сборников. После реформы Святого Пия X, григорианский хорал, в своей оригинальной мелодической и модальной версии кодифицируется в богослужебных литургических книгах церкви и повсеместно принят в римской литургии.

Перевод подготовил Андрей Политанский.

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LOS MISTERIOS DEL CANTO GREGORIANO

El argumento ha vuelto a escena en estos días, después de que el Maestro dela celebración litúrgica del Sumo Pontífice, monseñor Guido Marini, en el curso de una “lectio” a un grupo de sacerdotes anglófonos presentes en Roma por la ocasión del año sacerdotal, ha declarado que “el latín, los cantos gregorianos y la polifonía sagrada nos acercan más a Dios, en el curso de la misa, y son por lo tanto promovidos y apreciados”. El canto gregoriano es un canto litúrgico, privado de música, interpretado sólo por un coro o un solista llamado cantor o frecuentemente por el mismo celebrante con la participación de toda la asamblea litúrgica. Termina interpretando el testo litúrgico en latín.

El nombre deriva del papa benedictino Gregorio Magno I (cerca 535-604). Su origen, sobre el cual han estado formuladas diversas hipótesis, está todavía envuelto en el misterio. Una primera hipótesis lo remonta al mismo Gregorio Magno, en base de su biógrafo Giovanni Diacono (desaparecido en el año 880), al que se atribuye la primera compilación de cantos para la misa, cuando escribe: “Antiphonarium centonem compilavit”, osea fue recogido en más partes y ordenó un Antifonario, cuya copia original fue perdida durante la invasión bárbara. Según esta tradición, Gregorio Magno heredó un rico patrimonio melódico, en forma de prosa (lecturas, diálogos) y de poesía (himnos y secuencias). Se baraja la hipótesis de que en los tres siglos anteriores a Gregorio fuese difusa la figura del autor-cantor, que recuerda la rapsoda de los tiempos homéricos: el canto iba  transmitido y seguido con la inclusión de variantes o con verdaderas y propias improvisaciones. El ambiente dentro del cual se formaban estos “artistas” desconocidos está representado por la escuela cantora, palestra donde la iglesia ha preparado sus propios cantos desde el principio de los tiempos  (En la época del papa Dámaso, muerto en el 384, había ya un evidente grupo de diáconos dedicados exclusivamente a este fin). En modo similar a cuanto acaecía en la escuela de arte medieval, se puede hablar de un continuo trabajo colectivo, en el cual se mezclaban calidad individual y tradición, estilos personales y características comunes al grupo. Así se fueron desarrollando varias tradiciones melódicas escritas de canto litúrgico: el canto mozárabe en España, el galiciano en Galicia, El ambrosiano en Milán, el romano antiguo en Roma y el beneventano en la Italia meridional.

Recientemente, se ha puesto en tela de juicio la misma derivación del Antifonario de Gregorio. Tras las varias hipótesis alternativas os es aquella en la que el Antifonario y la historia de su origen serían ambas de origen carolingio (por lo tanto fechables casi dos siglos después de la muerte de Gregorio). Durante el renacimiento carolingio de Pinino el Breve (siglo VII), y después de Carlo Magno, la adopción del Canto Gregoriano, o Canto Franco-romano, hubiera favorecido la unificación de la liturgia romana con aquellas galicanas y con las otras liturgias, para una mejor compactez del naciente Sacro Imperio Romano. Según esta hipótesis, atribuir la reforma a un milagro que implicaba un papa de gran fama como Gregorio sería  usado como herramienta para garantizar la aceptación universal e incondicional. El Papa Leone IV (846 - 855) fue el primero en usar la expresión “Carmen gregorianum” y amenazó con excomulgar a quien pusiese en duda la tradición gregoriana. La trasmisión oral de este canto estimuló la producción de escritos teóricos y de una notación elemental a signos, llamada neumática. Desde el siglo X la notación evoluciona de la forma neumática a la actual notación cuadrada. Sucesivamente dos claves, de FA y de DO, vienen a precisar mejor la relación de altitud de los sonidos de la escala diatónica.

Después de un largo periodo de predominio del canto a más voces en la liturgia, en el 1833 Prosper Guéranger, monje del Monasterio de Solesmes, emprende, en el ámbito del laboratorio de paleografía musical, el estudio del repertorio gregoriano, por un retorno a su reconstrucción original, confrontando los manuscritos neumáticos de los siglos X y XI conservados en el monasterio de Laon, San Gallo, Einsiedeln y Bamberg, paralelamente al estudio del texto litúrgico latín, de su fraseo, y del contexto celebrativo y ritual. La restauración  gregoriana mejoró la publicación del Graduale romanum del 1908 y del Liber Usualis del 1903 hasta el Graduale Triplex del 1979 y a las últimas colecciones. Desde la reforma de S. Pio X el Canto Gregoriano, en su versión melódica y modal original, viene codificado en los libros litúrgicos de la iglesia e universalmente adoptado en la liturgia Romana.

Traducciòn a cargo de Clara Peña. Lèase su perfil en la columna a la derecha del sito, al interno del espacio reservado a los colaboradores externos.

giovedì 3 dicembre 2009

PARACELSO, OVVERO AL BIVIO DELLA SCIENZA MODERNA


di Francesco Lamendola

Paracelso!
Basta pronunziare questo nome per evocare un'atmosfera particolarmente suggestiva, carica di reminiscenze arcane, misteriose e, forse, vagamente inquietanti. Paracelso (1493-1541) fu medico, astrologo, teologo, mistico e mago: la sua figura originale e gigantesca domina il nostro immaginario a cinque secoli di distanza, con una forza non minore di quella con cui dominò su quello dei suoi contemporanei. Ma perché questa forza, perché questa capacità di suggestione?

La risposta è che egli incarna un momento cruciale nella storia del pensiero occidentale e, in particolare, del pensiero medico-scientifico. Paracelso, uomo del Rinascimento nel miglior senso dell'espressione, è l'ultimo insigne rappresentante di quella concezione magico-alchemico-astrologica che affonda le sue radici nella notte dei tempi e che percorre, come un filo rosso, tutta la storia del pensiero scientifico occidentale pre-moderno. La sua opera venne ammirata, ma non ripresa dagli uomini del XVI secolo; e, qualche decennio dopo, con Francesco Bacone, Galilei e Cartesio, la scienza moderna imboccherà una strada completamente diversa. La chimica, intesa come scienza puramente materialistica, si separerà dall'alchimia (che propugnava la trasmutazione dello spirito insieme a quella dei corpi); l'astronomia, ridotta a geometria meccanicistica, si staccherà dall'astrologia (che studiava i movimenti degli astri per meglio comprendere i loro influssi sul mondo sub-lunare). La medicina diverrà una tecnica di guarigione strettamente riduzionistica, tale da ridurre il corpo di vita dell'essere umano a un corpo inerte e alienato, pura sommatoria di organi: un corpo che (come afferma il filosofo Umberto Galimberti, per altro senza lagnarsene e anzi plaudendo al supposto "progresso") deve essere esaminato dal medico con lo stesso impassibile criterio di oggettività con cui un biochimico potrebbe studiare al microscopio un pezzo di legno. La teologia è stata relegata tra i dubbi saperi di un passato pre-scientifico; il misticismo viene guardato con sospetto e una punta di compatimento, oppure "spiegato" - e, possibilmente, - "curato", dai moderni stregoni della mente, psicologi e psichiatri. Infine la magia è stata demonizzata e scacciata nel regno tenebroso delle arti maledette o, nel migliore dei casi, nel museo archeologico ove lo scientismo e il positivismo trionfanti hanno relegato, in apposite vetrine di cristallo con tanto di cartellino esplicativo, i saperi in disarmo di un'epoca trascorsa per sempre, quando gli uomini erano vittime d'incredibili superstizioni né sapevano sbarazzarsi del mito, quest'ingombrante retaggio di un altro modo di attingere la conoscenza della natura, di un altro orizzonte gnoseologico.

Abbiamo detto che la concezione scientifica di Paracelso è stata una vera e propria summa del paradigma rinascimentale. In essa spicca l'orgogliosa fiducia dell'uomo-microcosmo che osa alzare gli occhi al cielo e prendere in mano il proprio destino di creatura immortale, riassunta nel celebre aforisma: "Non sia d'altri chi può essere suo". Eppure, tale fiducia nella libera, gioiosa avventura dell'uomo nel mondo è sempre accompagnata, in Paracelso, in una profonda consapevolezza dei limiti della natura mortale e dalla certezza - che è frutto ad un tempo dello studio dei classici e dell'intuizione mistica - che "esiste qualche cosa al di là della logica, come hanno dimostrato gli antichi, e che mediante lo splendore delle stelle irradia sull'uomo il riflesso della Luce divina, senza la quale noi non siamo altro che ciechi viandanti di un mondo destrutturato e svuotato di significato e di speranza.
L'uomo, dunque, è un micro-cosmo: punto di congiunzione fra l'umano e il divino, fra materia peritura e spirito eterno, fra realtà naturale e soprannaturale. Certo, gli astri influenzano il suo destino; ma la luce degli astri è peritura, mentre la Luce divina è imperitura; e l'essere umano è illuminato da entrambe le fonti, come lo è ogni altra cosa dell'Universo: creatura anifibia, egli trova la sua dignità nella compresenza e nell'armonia fra le sue due nature, le sue due vocazioni: quella verso l'aldiqua e quella verso l'aldilà. Troppo spesso, tuttavia, egli dimentica il suo destino e si allontana dal divino progetto di cui è espressione, trascurando tanto lo studio delle cose divine che di quelle naturali, tanto la fede quanto il sapere: e si fa bruto tra i bruti, creatura pesante della Terra che striscia nell'ombra, lungi dalla Verità.



Non si deve chiedere a Dio, d'altra parte, di intervenire continuamente nel mondo delle Sue creature: egli ha creato la Natura perfetta, e l'uomo può trovare in essa la propria perfezione, adeguandosi a quella di lei. La Natura non commette errori, la machina mundi è perfetta in quanto realizzata all'interno di un Progetto divino il cui scopo è il Bene, e di cui l'uomo è parte essenziale. Il senso del destino umano, pertanto, sta nel riconoscere tale progetto e nell'accordarvisi, collaborando con esso secondo gli insegnamenti della Natura: in ciò risiedono la sua grandezza e la sua dignità. Non una creatura corporea senza residui, il cui pensiero e i cui sentimenti non sarebbero altro che secrezioni del corpo (non diversamente da come lo sono il sudore e i rifiuti organici, concezione cara alla scienza e alla filosofia materialista, da Democrito al già citato Galimberti); ma una creatura che aspira all'eterno, fatta a immagine e somiglianza del suo Creatore.

Se Dio è autore del mondo naturale, Egli è anche il primo medico della Natura e, più precisamente, è l'autore della salute. La salute è necessaria al corpo perché il corpo è la casa dell'anima, e Dio non vuole che le malattie del corpo possano offuscare lo splendore e l'ardore di conoscenza che è proprio dell'anima. La medicina seconda, pertanto (quella propria agli umani) è investita pertanto di un duplice compito: curare il corpo insieme all'anima, poiché il primo non potrà mai godere della salute se non mettendosi in armonia con lo spirito immortale che lo abita e del quale è il tempio, ossia l'anima. La medicina, pertanto, deve rivolgersi contemporaneamente ad entrambi i princìpi vitali, quello mortale (il corpo) e quello immortale (l'anima); più esattamente, deve rimetterli in armonia là dove un momentaneo squilibrio ne ha incrinato la giusta relazione reciproca. Religione, si ricordi, deriva da religare, cioè legare, riunire di nuovo assieme: riunire ciò che originariamente era un tutt'uno, ritrovare l'unitarietà del proprio essere.

Da tutto ciò consegue, necessariamente, che la malattia si verifica sia quando il corpo si allontana dall'anima (ignorandone o misconoscendone il destino immortale), sia quando l'anima si allontana dal corpo, immergendosi nel flusso delle cose effimere e trascurando lo studio del suo ultimo destino. Non conoscere la destinazione ultima dell'essere umano, ecco la sorgente di molte malattie: e ciò non senza ragione. Se la salute consiste nel ristabilire l'equilibrio e l'armonia fra anima e corpo, ammalarsi vuol dire disprezzare la vera conoscenza di sé stessi e il giusto rapporto fra le parti dell'essere umano: dove il principio materiale è posto al servizio di quello spirituale e non viceversa; ma dove il principio spirituale deve esplicare e realizzare la propria vocazione alla conoscenza e non appagarsi di una illusoria autosufficienza, di una hybris o dismisura che lo allontanerebbe dal Creatore, cioè dalla sua giusta collocazione nel mondo.



Ecco perché il medico deve essere anche astrologo, teologo, mistico, mago e alchimista; deve conoscere le proprietà naturali e quelle soprannaturali; deve saper vedere nel corpo del malato non una somma di organi puramente materiali, ma una scintilla di quel principio divino che si realizza in una felice sintesi di materia e spirito, di tempo ed eternità. A differenza della moderna scienza medica, meccanicistica e riduzionistica, la concezione di Paracelso è organicistica ed olistica: essa si confronta con un corpo di vita e non con un corpo artificiale ed alienato; con un corpo che è abitacolo dell'anima e, quindi, sensibile ai suoi bisogni e alle sue aspirazioni, che non sono di questo mondo.

Esattamente come la tanto disprezzata (dai moderni scienziati) medicina sciamanica, la medicina di Paracelso non limita il suo compito alla cura degli organi ammalati, ma al ristabilimento dell'equilibrio perduto fra anima e corpo: equilibrio, si direbbe, che la società moderna ha perduto a causa di uno stavolgimento della sua concezione dell'uomo e del mondo. Infatti, in un mondo desacralizzato e privato di senso, il corpo alienato dal suo principio superiore non può che vivere in uno stato di cronica malattia. Se le stelle che brillano in cielo non sono altro che fornaci nucleari in lento collasso; se minerali, piante e animali non sono che vile res extensa, materia bruta cui solo si attinge per sfruttarne il potenziale economico, accumulando senza posa prodotti di scarto; se nessuno spirito, benevolo o malefico, popola più il nostro mondo, essendo fuggito da luoghi e sostanze che altro per noi non sono se non risorse da saccheggiare e rifiuti da espellere a ritmo sempre più vorticoso: allora non ci resta che strisciare come vermi su una Terra desolata, divorandoci l'un l'altro come lupi feroci e attendendo che il nulla eterno ci liberi dal peso torturante delle nostre catene.

Paracelso è l'erede di un robusto realismo del pensiero medioevale, per cui le idee non sono astrazioni, ma entità, e la dimensione di ciò che è possibile tende a coincidere con ciò che effettivamente esiste. Fauni e nereidi, ad esempio, esistono realmente: non sono invenzioni della fantasia popolare, sono piuttosto creature che popolano piani di realtà contigui al nostro e, tuttavia, da esso distinti. Egli ha intuito che, se l'umanità ha creduto per migliaia d'anni in determinati enti, essi finiscono per acquistare vita propria, perché il pensiero non è semplicemente analitico e calcolante, ma è anche un'attività creatrice, che evoca forze potenti a noi pressoché sconosciute. Allo stesso modo è convinto che sia possibile fabbricare un essere umano artificiale, l'homunculus, in cui la tradizione cabbalistica del golem e la costruzione dell'uomo meccanico di Alberto Magno sembrano coincidere nel prototipo di una creatura che il mago può dirigere alla realizzazione dei suoi fini, così come ai suoi fini è in odi evocare spiriti dell'aldilà e di imporre loro la sua volontà e la sua lucida intelligenza.



All'interno di questo orizzonte di senso, all'interno di questo cosmo vivo in cui traluce tanto la dimensione soprannaturale del Progetto divino, quanto la libera attività modellatrice del soggetto umano, novello Adamo posto dinnanzi a un mondo perfetto, incantato e aurorale, si colloca il rapporto di Paracelso con la gemmoterapia, il ramo della fitoterapia che impiega gemmoderivati, e - più in generale - con l'erboristeria, che studia le essenze vegetali sotto il profilo officinale. Poiché fu forse il primo medico a utilizzare i minerali a scopo terapeutico (per esempio, il mercurio contro la sifilide), si è voluto vedere in lui il padre della medicina chimica; ma è un grossolano errore di prospettiva. Infatti, come abbiamo visto, per lui le cure fisiche rivolte al corpo mediante sostanze naturali non erano che una metà della scienza medica: checché se ne dica, egli non liberò la chimica dalle superfetazioni dell'alchimia bensì, al contrario, propugnò una scienza medica che fosse contemporaneamente chimica ed alchemica. No, signori scienziati moderni: Paracelso non è stato il vostro precursore; egli avrebbe avuto orrore della vostra concezione dell'uomo e della medicina, e avrebbe deriso il vostro sapere arrogante e riduzionistico.

Ma che cosa sono i gemmoderivati? Si tratta di preparati in glicerina (alcool ottenuto dalla saponificazione dei grassi, usato come emolliente e diluente) di gemme o di altri tessuti vegetali in via di sviluppo. Il concetto della gemmoterapia è abbastanza intuitivo: così come la gemma è l'abbozzo di un germoglio da cui si svilupperà il fusto della pianta, così la gemma preparata mediante la glicerina agisce sull'organismo umano malato quale principio attivo e dinamico, immettendovi quella spinta alla crescita e al perfezionamento che, in natura, produce incessantemente il rinnovamento del manto vegetale. La medicina, dunque, deve imitare i processi della natura, facendo propria quell'energia vitale che ovunque circola e si rinnova, perpetuando il miracolo quotidiano della vita in tutte le sue forme, dalle più umili alle più elevate. Tutto il contrario della moderna medicina chimica, di sintesi, che immette nell'organismo sostanze morte e cadaveriche (tipico esempio, il cortisone: un ormone della corteccia surrenale), che l'organismo stesso non è in grado di assorbire o di smaltire e che lo intossicano, depositandovisi come un corpo estraneo. Ecco dunque spiegata anche la predilezione di Paracelso, tra le sostanze officinali non vegetali, per il mercurio: l'unico metallo liquido a temperatura ambiente, i cui vapori sono velenosissimi ma che può sciogliere l'oro e l'argento e che, sotto forma di sali, può essere utilizzato in medicina per la sua azione diuretica, purgativa, antisettica e antiemetica. In quanto metallo liquido, il mercurio (un po' come l'acqua) possiede qualche cosa di vivo, di mobile, di organico e, somministrato in determinate congiunzioni astrali - come, del resto, ogni altro farmaco - rivitalizza l'organismo con la sua azione purificatrice e rigenerante.

Il bello è che la medicina di Paracelso funzionava, come è documentato dalle numerose guarigioni da lui operate e che gli attirarono (più che i suoi stessi princìpi "eretici" e più del suo stesso carattere collerico e intransigente, sprezzante verso la libresca medicina di una malcompresa tradizione) le gelosie e gli odii implacabili dei suoi meno fortunati colleghi. Da tali persecuzioni ebbe origine, in buona misura, il suo irrequieto girovagare di città in città, di regione in regione (astrazion fatta per gli improbabili viaggi di studio in Africa e in Asia che gli attribuì la fantasia dei contemporanei), attraverso un'Europa che, dilaniata dalle guerre di religione e proiettata vertiginosamente alla scoperta di nuovi mondi, andava cercando a tentoni una nuova identità. È oggi un luogo comune del paradigma neo-positivista sostenere che la scienza moderna (cioè cartesiana e galileiana) si è affermata, rispetto ad altri saperi tradizionali, in virtù della sua efficacia; e si portano ad esempio, come tipica dimostrazione di tale affermazione, i "progressi" e i "successi" della medicina di sintesi, della chirurgia, della biogenetica. Ebbene la medicina di Paracelso, che da tutt'altri presupposti concettuali muoveva, funzionava più di quella dei suoi invidiosi colleghi, ossia gli arroganti precursori della moderna scienza medica. L'ottimismo evolutivo, ovvero la concezione secondo la quale la modernità è un bene in sé stessa (e le forme culturali pre-moderne, un male in sé stesse), e il sapere procede per successiva accumulazione: ecco il grande peccato di orgoglio della cultura moderna. Esso riproduce, semplificandolo rozzamente, lo schema soteriologico delle religioni rivelate: prima c'era il Male, ossia la non-conoscenza; poi, con la rivoluzione scientifica, è arrivata la Rivelazione, aprendo la strada alla salvezza; infine è sorta una chiesa (la comunità tecno-scientifica) preposta a tale salvezza, con pieni poteri di salvare o di dannare, di santificare o di scomunicare.



Come ricorda anche Jeremy Rifkin nel suo libro Entropia, le grandi malattie epidemiche non sono state debellate dalla moderna scienza medica, bensì dalle migliorate condizioni igienico-sanitarie; al contrario, nell'ultimo secolo vi è stata una crescita esponenziale delle malattie iatrogene, ossia quelle provocate dalla medicina stessa (e non è escluso che l'influenza "spagnola" del primo dopoguerra, che mieté 20 milioni di vite umane, e la stessa A.I.D.S., siano appunto il prodotto di colture batteriologiche sviluppate a fini militari). Forse è davvero tempo che ritorniamo sui nostri passi e che ci riportiamo al grande bivio fra XVI e XVII secolo, quando la medicina occidentale ha abbandonato la strada della medicina olistica di Paracelso, per seguire gli effimeri successi di quella riduzionistica moderna. Forse è il caso che riconosciamo, con umile franchezza, che non sempre andare avanti nel tempo e nel regno della quantità corrisponde ad un avanzamento del sapere reale; perché, come ammoniva Pasolini, è possibile abbandonarsi a uno sviluppo senza progresso, le cui conseguenze devastanti sono oggi sotto gli occhi di chiunque abbia conservato la facoltà di vedere e non solo di guardare. Ma, per tornare sulla strada giusta - quella di Paracelso - dobbiamo modificare radicalmente la nostra mappa concettuale dell'uomo e del suo posto nel mondo. Non più un corpo senz'anima che striscia su una Terra indifferente, in un Universo privo di senso; ma una creatura spirituale, animata dalla coscienza del suo profondo, ineliminabile legame con tutti gli altri enti - quelli visibili e quelli invisibili - e dalla fierezza di poter collaborare a un destino di libertà e di amore cosmico.

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